«Non piangete perché Paolo non vuole» Pietro Salvador Fonte: Gen's 6/2003, p. 158 – https://it.ekklesiaonline.org/gens-2003-6-non-piangete-perche-paolo-non-vuole/ Il parroco e la comunità di Sacile in provincia di Pordenone, Italia, e soprattutto i genitori, che perdono il loro bambino in un incidente stradale, sanno affrontare con spirito evengelico questo dolorosissimo evento. Un pomeriggio di maggio ero di ritorno da una giornata di ritiro con i bambini della prima comunione. Sulla mia macchina sono saliti quattro ragazzi. Il viaggio è tranquillo e gioioso. Improvvisamente però ad un semaforo la mia auto viene colpita di fianco da un’altra vettura. L'impatto ci fa capovolgere. Tre bambini ed io usciamo praticamente illesi, mentre il quarto, Paolo, rimane all’interno della vettura ed appare subito gravissimo. Sono attimi di intenso dolore: mi rendo conto di quanto sta succedendo e nello stesso tempo mi sembra impossibile che una giornata così bella e significativa sia stata stroncata in quel modo. Cerco di raccogliermi in preghiera e mi rivolgo a Maria, chiedendole di compiere il miracolo, salvando Paolo e restituendo ai genitori il loro unico figlio. Il disegno di Dio è però un altro: Paolo muore durante il tragitto all’ospedale. AI pronto soccorso avverto il dolore inconsolabile della mamma Donatella e del papà Roberto che, sconvolto dal dolore, dice: «Se succede questo, Dio non può esistere». Cosa posso fare? Penso al dolore di Gesù crocifisso e abbandonato, penso a Maria ai piedi della croce. Col passare delle ore un pensiero si fa sempre più profondo in me: «Gesù, tu solo puoi trasformare questo immenso dolore in amore», e glielo chiedo con fiducia. Nel frattempo cominciano ad arrivare visite, telefonate, lettere: «Preghiamo per te...», «ti abbiamo ricordato nella Messa...», e così per tutta la giornata di domenica. È una catena di preghiere e di solidarietà che non può restare inascoltata. Un primo effetto delle preghiere lo colgo nell’incontro con i genitori che vengono a trovarmi spontaneamente due giorni dopo. Pur nel dolore, sono pieni di comprensione nei miei riguardi, si interessano della mia salute. Vedono che a causa del “colpo di frusta” sono infatti costretto a portare il collare. Io posso raccontare loro alcuni episodi vissuti con Paolo nella giornata del ritiro di preparazione alla prima comunione. Sono sereni. Alla messa di saluto a Paolo è presente tutto il paese, e — attorno al vescovo che presiede la celebrazione e pronuncia parole di fede profondissima — c’è una forte ed intensa commozione. Alla conclusione, mentre noi sacerdoti rientriamo in sacrestia, inaspettatamente viene annunciato che il papà di Paolo desidera parlare. Tutti si fermano, e si fa in chiesa un gran silenzio. Il papà parla e la sua è una testimonianza limpida e forte di un cristiano vero, che il dolore accettato rende quasi papà di tutti i bambini presenti. Rivolgendosi a loro ha detto: «Non dovete piangere: Paolo non lo vuole, perché lui è felice. È sempre stato un ragazzo pieno di gioia, ed anche amava la pace, non accettava che i suoi amici litigassero...». Ha concluso chiedendo preghiere non solo per la sua famiglia, ma anche per me, perché mi vedeva affranto dal grosso dolore. La commozione era fortissima in tutti. La domenica successiva celebro per Paolo la messa di suffragio dell’ottavo giorno: sono presenti i genitori, i parenti, gli amici di Paolo, la comunità parrocchiale. AI momento della pace i genitori si fanno incontro a me titubante, salgono fino all’altare e ci scambiamo un abbraccio fraterno e commosso Tocco con mano che la preghiera ottiene tutto. La serenità e la forza dimostrata dai genitori di Paolo ne sono una conferma. Questa vicenda, pur dolorosissima, mi ha confermato nella certezza che Dio è Padre e ci avvolge sempre con il suo amore.