Nell’Eucaristia: il paradiso e la terra Flash di vita Viràg Rassay Fonte: Gen's 3-4/2005, p. 99 – https://it.ekklesiaonline.org/gens-2005-3-4-nelleucaristia-il-paradiso-e-la-terra/ Virag Rassay è un’artista ungherese che vive la spiritualità dell’unità del Movimento dei focolari. Invitata a preparare la porticina di un tabernacolo, ci racconta il suo cammino interiore nel realizzare questa piccola opera d’arte. Ci sembra in più sensi ben intonato con l’anno eucaristico che si sta vivendo nella Chiesa cattolica. Quando mi è stato proposto di fare la porta del tabernacolo della nostra cappella ho sentito che umanamente era qualcosa di inafferrabile, perché avrei dovuto rappresentare un mistero di Dio. Per questo la realizzazione del progetto non è cominciata quando ho preso foglio e carta per disegnare, ma quando ho iniziato a pensare quale doveva essere l’anima di ciò che avrei dovuto creare. Mi è venuta in mente la meditazione di Chiara Lubich: Ho un solo sposo sulla terra. Lì Chiara, anche se parla di Gesù abbandonato, dice una frase che ho sempre messo in rapporto con l’Eucaristia: «In lui é tutto il Paradiso con la Trinità e tutta la terra con l’umanità». Da alcuni anni, spesso mentre vado alla Comunione mi viene in mente questa frase. Sento che mi rafforza e mi prepara ad entrare meglio in quel mistero al quale partecipiamo ricevendo in noi l'Eucaristia. Durante tutto il processo di creazione di questo piccolo progetto ho continuato a coinvolgere quanti erano intorno a me: le giovani della casetta dove vivo come pure i miei genitori quando vado a casa. Spesso non è stata facile questa creazione artistica fatta insieme, perché dovevo perdere l’una o l’altra idea che a me piaceva tanto e accogliere le proposte, gli accorgimenti degli altri ed anche le critiche. Una volta avevo sentito dire dal Papa che ogni artista nella creazione di una sua opera esprime ciò che di più profondo ha nella sua anima. Contemporaneamente a queste parole del Papa sentivo fortemente che, se volevo lasciare mano libera a Dio in me, dovevo formare prima la mia anima. Così ho preso il Catechismo per leggere sull’Eucaristia, e il libro di Chiara Lubich, Una via nuova, per meditare su Maria. Inoltre diventava sempre più importante andare a messa ogni mattina per ricevere Gesù in me, in modo che davvero potessi lavorare con Lui, pensare con Lui. Sono diventate veramente speciali queste messe, perché mi mettevo davanti a Dio in modo del tutto diverso da prima e sentivo che Gesù sempre di più entrava in me. Spesso mi sono rivolta a Lui nella messa o durante il giorno: «Gesù, aiutami! Questa porta davvero deve essere bella, perché è Tua!». Oppure ricordando l’esempio di Chiara, ripetevo: «Tu sei tutto, io sono nulla», perché mi colmasse con la sua luce e la sua verità, in modo che Egli fosse colui che crea ed io uno strumento nelle sue mani. È stato poi un grande dilemma capire quale tecnica usare: vetro oppure smalto? Personalmente mi piaceva di più la prima, proprio per la trasparenza. Ricordo che una volta durante la messa ero immersa in questi pensieri e mi sono chiesta: «Ma il vetro sarà veramente degno per un tabernacolo?», e di colpo come risposta mi è venuta in mente un’altra domanda: «Ma noi, che riceviamo tutti i giorni Gesù Eucaristia, siamo degni di Lui? Siamo davvero dei tabernacoli trasparenti? Viviamo le nostre giornate con la dignità e la coscienza che portiamo in noi Gesù?». Quando ho terminato l’opera, non è stato facile staccarmi da questo mio lavoro, ma nello stesso tempo ho provato una grande gioia che si ripete ogni volta che penso alla cappella, perché sento che lì ho lasciato il mio cuore a Gesù. Quando ero adolescente avevo ricevuto da Chiara un nome nuovo: Viràg di Gesù, cioè Fiore di Gesù, e una parola biblica come programma di vita: «Ama il Signore con tutto il tuo cuore». Non avrei mai pensato che una volta Gesù sarebbe stato il mio “datore di lavoro”!