Un ponte tra Oriente e Occidente Presentazione dell’Istituto per le Chiese Orientali di Regensburg Albert Rauch Fonte: Gen's 3-4/2006, pp. 124-126 – https://it.ekklesiaonline.org/gens-2006-3-4-un-ponte-tra-oriente-e-occidente/ Una presentazione della quarantennale esperienza dell’«Istituto per le Chiese Orientali» a Regensburg in Germania ha introdotto uno dei momenti di preghiera animato dai partecipanti di varie Chiese. Il dott. Albert Rauch, sacerdote della diocesi del posto, è direttore di questo Istituto. uarant’anni fa, dopo il Concilio Vaticano II, il vescovo di Regensburg, dott. Rudolf Graber, fu incaricato dalla Conferenza episcopale tedesca per i “Contatti con le Chiese orientali ortodosse”. Per iniziare bene, per prima cosa si recò, assieme a una delegazione di cui facevo parte anch’io, a Istanbul per parlare con il Patriarca ecumenico Athenagoras. Successivamente ebbe colloqui pure con il Patriarca Cirillo di Sofia, il Patriarca Germano di Belgrado, il Patriarca Giustiniano di Bucarest, il Metropolita Nikodimo di Leningrado e con altri Capi delle Chiese d’Oriente. Di comune accordo, si è deciso di dar vita a Regensburg ad un programma di studi post-laurea € d’informazione ecumenica per giovani teologi ortodossi, chierici, monache, monaci e laici. Fu così che nacque l’“Istituto per le Chiese Orientali” che in questi 40 anni ha potuto ospitare più di 500 studenti, di cui molti oggi hanno compiti di responsabilità nelle loro Chiese. Ogni due anni circa, con i nostri studenti siamo venuti a Roma, per Visitare i luoghi sacri e abbiamo ecumenismo partecipato spesso anche a congressi ecumenici in questo Centro. Così siamo qui anche oggi: sei teologi romeni, cinque teologi serbi, tre teologi della Chiesa siroortodossa dell’India, uno della Bielorussia ed uno della Moldavia (i due ultimi del Patriarcato di Mosca). Sono con noi anche due focolarine che sono vere colonne del nostro lavoro. Vorrei dirvi ora due parole sull’icona che avremo davanti a noi mentre canteremo l’Akathistos Hymnos: è un affresco che si trova nel nostro Istituto e che raffigura 1° Annunciazione alla Vergine. Nella Chiesa d’Oriente Maria è simbolo reale di tutta la creazione; perciò le sue mani sono stese fino alle estremità della terra. Cristo nel grembo della Madre è un piccolo bambino; allo stesso tempo è anche grande: è circondato dal Kosmos intero con le stelle. Perciò la Chiesa Orientale canta: «Maria, Madre e Vergine, il tuo grembo è più largo del Cielo e della terra, perchè in te abita Colui che non può essere contenuto né dal Cielo né dalla terra». le nostre radici più profonde» TE DALLLLLLA LA LL LI LATI FALL LILLO LI ALOLTA LLC LL LALA LLALLLLALLLLLALLALALLINOLCTCKODEFANCOONCDCCCC0CC0C000s000 0000000000 s rette le nostre radici Db aver tentato di dare una panoramica sulla situazione della Chiesa oggi e sulle sfide a cui essa deve far fronte; dopo aver dato almeno uno sguardo a quella possibilità di rinnovamento che Papa Ratzinger già prevedeva nel 1977 dall’influsso del Movimento dei focolari, quando era arcivescovo di Monaco di Baviera; e dopo aver ascoltato, da Giuseppe Maria Zanghì, il passaggio forte che è in atto dalla spiritualità individuale a quella collettiva grazie al carisma dell'Unità che Chiara Lubich ha portato non solo nella nostra Chiesa, ma nelle Chiese, nelle grandi religioni e nell’umanità, siamo giunti al momento di poter capire in profondità, la parte essenziale, il fondamento del carisma dell'unità e del cristianesimo. Lo possiamo chiamare la Parola delle Parole, quella Parola che, anche se “passeranno i cieli e la terra”, non passerà mai nella nostra vita, perché è la parola ultima di Gesù, il suo testamento, che permetterà di realizzare, in croce con Lui, il suo obiettivo nell’ umanità: che tutti siano uno. Sulla croce, la sua ultima parola è stata un grido: sentirsi abbandonato dal Padre e, malgrado ciò, con un supremo atto d'amore, riabbandonarsi al Padre. Chi capisce che questa è la chiave dell'essere, dell’essere cristiano, dell'essere Gesù, capisce perché Chiara Lubich dice che il sacerdote dev'essere sacerdote-vittima per prosciugare con lui il negativo del mondo, e poter dire in sincerità, con Chiara: «Ho un solo Sposo sulla terra, Gesù crocifisso e abbandonato; non ho altro Dio all’infuori di Lui». Silvano Cola