«La tua piccola scintilla accenderà un grande fuoco» Dio scelto al di sopra di tutto, al cospetto della malattia Christian Dias Yepes Fonte: Gen's 3-4/2010, pp. 63-64 – https://it.ekklesiaonline.org/gens-2010-3-4-la-tua-piccola-scintilla-accendera-un-grande-fuoco/ Il sogno della mia vita era diventare un grande scrittore e pittore. A un certo punto però ho avvertito la vocazione al sacerdozio: Dio mi chiamava a cose più grandi. I primi tempi in seminario erano segnati dall’entusiasmo. Mi sentivo chiamato a testimoniare un volto nuovo di Chiesa, gioioso e coerente. Dopo un anno, si sono presentati i segni di una malattia. Diagnosi: sclerosi multipla. Ho vissuto un momento di grande confusione: per difficoltà di salute avrei dovuto perdere una vocazione così bella. Grazie all’aiuto di un sacerdote e di alcuni laici, questa esperienza si è trasformata in un incontro con Gesù. Scegliere Dio solo come ideale: era la mia nuova chiamata. Non avevo tempo da perdere. Ho cercato di vivere ogni momento con intensità, cominciando ad amare gli altri come mai prima. Vivevo perché i miei compagni potessero realizzare quella vocazione che io stavo perdendo. Fortunatamente, la salute è migliorata. L’arcivescovo e i formatori sono stati d’accordo che rimanessi in seminario. Non sono mancati altri momenti difficili. Una volta ho sentito forti disturbi agli occhi che non mi permettevano più di leggere. Ho provato spavento, ma poi un pensiero: «Di che cosa hai paura?». Ho rinnovato la mia scelta e ho cominciato a sperimentare un’unione più profonda con Dio. Poco dopo l’ordinazione diaconale, ancora un riaccendersi della malattia, che mi ha reso impossibile qualsiasi attività. Unito a Gesù Crocifisso ritrovavo il punto chiave dell’esistenza sacerdotale: staccarmi da tutto, per vivere in libertà la volontà di Dio attimo dopo attimo. Ordinato sacerdote, ho cercato in ogni momento di privilegiare questa relazione di unità profonda con Gesù nel suo abbandono. Mi convinco sempre più che la mia sicurezza non può essere altra che Lui solo. Per un seminarista del Venezuela, ora sacerdote, la scoperta di una grave malattia diventa l’occasione di una nuova e più profonda scelta di Dio. La testimonianza si conclude con una poesia: “Si la tormenta se levanta”. Nel 2003 ho voluto esprimere in arte quello che vivo. E nato un lungo poema, pubblicato dalla Casa Nazionale della Letteratura del mio Paese. Ve ne offro un brano, che canta a Gesù crocifisso e abbandonato: Se la tempesta si scatena e rimani fermo al timone Se con la calma dei saggi riconosci che è ora di ammainar le vele e lasciarsi portare dalle acque che il soffio di Dio conduce Se sai dar calma a quelli che vedono affondar le proprie navi e non ti amareggi per il tuo naufragio Se contro il vento che tradisce e contro ogni corrente di paura e di dolore Se contro la notte con il suo gelo e le sue ombre, in piedi stai Se sai mantenerti dritto davanti al timone uomini di Dio Se comprendi il cammino che tracciano le stelle dell’unico cielo E lasci tu una scia Se ti tocca inabissar con la barca e la pesca in fondo al mar E rimani attento al torrente di dentro, Allora avrai vinto La perdita sarà guadagno e la tua piccola scintilla accenderà un gran fuoco: il calore del cielo tra le onde che si alzerà come faro nelle notti di ghiaccio che trascinerà dietro di sé ogni barca e ogni pesca Avrai trionfato Anche quando sembra naufragio ma sarai rimasto fermo nella fiamma inestinguibile Sarai arrivato al porto sperato Starà in te con tutte le tue voci calmate e la luce serena del torrente senza fine.