Written by 3:30 pm 2025/2: Uomini e donne: insieme!, Editoriale

Mare aperto

di Hubertus Blaumeiser

Eravamo nelle fasi finali della preparazione di questo numero di Ekklesía quando Papa Francesco è morto inaspettatamente il lunedì di Pasqua. E stavamo stendendo la rivista quando abbiamo ricevuto il dono dell’elezione di Papa Leone XIV. Il tema di questo numero, Uomini e donne: Insieme!, scelto in accordo con i redattori delle altre edizioni linguistiche della rivista, cade quindi in un momento di transizione.

Papa Francesco aveva fatto di questo tema una delle linee guida del suo pontificato, cercando di condurre la comunità ecclesiale verso nuovi equilibri. “La Chiesa riconosce l’indispensabile contributo delle donne alla società, con la loro sensibilità, intuizione e certe capacità distintive che si trovano più spesso nelle donne che negli uomini”, che ha riaffermato all’inizio del suo ministero di Petrino in Evangelii Gaudium. E concluse: “Di conseguenza, deve essere creato più spazio per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Poiché “il genio femminile è necessario in tutte le espressioni nella vita della società”, la presenza delle donne deve essere garantita anche nei vari contesti in cui vengono prese decisioni importanti, sia nella Chiesa che nelle strutture sociali” (Evangelii Gaudium, n. 103)

Sebbene molte donne, e non solo donne, avevano sperato e continuano a sperare in ulteriori sviluppi, abbiamo assistito a passi concreti significativi in questa direzione. Questo continuò fino alla fine del suo pontificato con la nomina di due donne alle più alte posizioni negli uffici vaticani: Sr. Simona Brambilla come Prefetto del Dicasterio per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, e Sr. Raffaella Petrini come Presidente del Governatorato della Città del Vaticano. L’intero processo sinodale globale, inoltre, mira alla piena partecipazione di donne e uomini al viaggio e alla missione della Chiesa, un processo che non segue la logica di “tutto subito”, ma piuttosto cerca un’evoluzione vitale e graduale.

Fino a poco tempo fa, Leone XIV era il Prefetto del Dicasto per i Vescovi, che, dal luglio 2022, ha incluso non solo cardinali e vescovi tra i suoi membri, che deliberano sulle nomine episcopali, ma anche tre donne, tra cui María Lía Zervino, che è intervistata in questo numero. Quando fu eletto papa, lo abbiamo visto per la prima volta principalmente tra i cardinali, ma anche nel suo primo discorso dalla Loggia centrale di St. Basilica di San Pietro, era chiaro quanto lui, come vescovo, si sentisse parte del popolo fedele che lo circondava, e quanto desiderasse, come Papa, camminare insieme “come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari”. La sua prima uscita dal Vaticano è stata al Santuario di Nostra Signora del Buon Consiglio a Genazzano.

Quando tutto questo stava accadendo, avevamo già fatto le scelte editoriali per il focus di questo numero. Non volevamo concentrarci sulla questione altrettanto importante e molto dibattuta dell’accesso delle donne ai ministeri, né solo sul ruolo delle donne nella Chiesa. Piuttosto, volevamo ampliare la prospettiva. Il nostro obiettivo era quello di esplorare l’essenziale reciprocità tra uomo e donna, un campo in cui c’è ancora molto da fare, sia nella Chiesa che nella società (vedi l’inquadratura storica nell’articolo di Maria Clara Lucchetti Bingemer).

Il documento finale del recente Sinodo afferma:
“In virtù del Battesimo, uomini e donne godono di uguale dignità nel Popolo di Dio. Eppure le donne continuano a incontrare ostacoli nell’ottenere un riconoscimento più pieno dei loro carisma, della loro vocazione e del loro posto nelle varie sfere della vita ecclesiastica, a scapito del servizio alla missione comune” (n. 60).

È quindi necessario “de-mascolinizzare la Chiesa”, come riconobbe coraggiosamente Papa Francesco, così come è necessario superare i quadri dominati dagli uomini ancora presenti in molte strutture culturali e sociali, senza, tuttavia, appiattire la differenza di genere. Come una laichessa consacrata ci ha scritto percettivamente:

“La tentazione ingannevole di oggi rivolta alle donne – che riecheggia quella antica del Libro della Genesi – è questa: ‘Diventerai come l’uomo’.”

Che le donne abbiano un modo specifico di interpretare l’esistenza umana è mostrato anche nel racconto di Dorothea Greiner, una vescovo luterana, che ci introduce alle pratiche di altre chiese cristiane.

Eravamo anche consapevoli del pericolo degli stereotipi, che Marta Rodriguez mette in guardia nel suo contributo: non esiste una cosa come “la donna” con caratteristiche fisse, così come non esiste “l’uomo” con gli altri. Ogni donna e ogni uomo – e ogni padre e ogni madre (vedi l’articolo di Maria Scotto) – incarnano queste caratteristiche in modo unico ed evolutivo, all’interno di contesti culturali e sociali che differiscono notevolmente l’uno dall’altro.

Ciò che è sempre più necessario è una visione relazionale, in cui ogni persona scopre e offre la propria identità in relazione con l’altra, trasformando così se stessa e l’altra a sua volta. Ma qui entra in gioco un fattore chiave: sembra difficile raggiungere una tale unità-in-distinzione senza un “terzo” elemento per mediare tra i due, consentendo loro di incontrarsi e allo stesso tempo distinguersi l’uno dall’altro. Nell’esperienza cristiana, questo “terzo” è in definitiva Gesù (vedi il passaggio di Chiara Lubich).

Siamo consapevoli che nell’affrontare un argomento di tale ampiezza, ci siamo avventurati in mare aperto, una situazione complessa e persino tempestosa in cui è difficile avanzare tesi o trarre conclusioni che non richiedono ulteriori studi ed esplorazioni. Eppure speriamo che questo numero di Ekklesía possa almeno offrire qualche ispirazione, non solo per la riflessione, ma soprattutto per il viaggio verso una realizzazione più dinamica e completa di quell’immagine duale e in definitiva “trinitaria” di Dio che l’uomo e la donna, sempre di nuovo, sono chiamati ad essere.

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Last modified: Novembre 14, 2025
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