Uomo-donna: reciprocità e pari dignità nella vita di coppia
Maria Lubrano Scotto
Il presente contributo poggia su un’esperienza collaudata di coppia, verificata a contatto con molte altre coppie; un’esperienza anche riflessa che mira ad armonizzare le differenze, nella consapevolezza che ciascuna persona è portatrice di un suo contributo prezioso e insostituibile. L’autrice è psicopedagogista, esperta negli ambiti di famiglia, coppia e affettività1.
Uomini e donne sono diversi: è un dato di fatto. Appartenere a un sesso o a un altro non è una scelta, ma un dato originario presente fin dal concepimento. Le differenze fisiche sono molto evidenti; tutto il nostro corpo è marchiato dalla sessualità di appartenenza. Certamente non sono differenze originate solo dalla biologia, perché i fattori culturali ed educativi incidono notevolmente. Per questo non bisogna cadere in stereotipi ma nello stesso tempo non ignorare le differenze: ignorarle o negarle genera conflitti.
Le neuroscienze, ancora in fase sperimentale, sottolineano che il cervello maschile è più grande di quello femminile (circa il 10 per cento in più)2. Ciò non significa che esso abbia una maggiore efficienza rispetto a quello delle femmine, ma solo una diversa funzionalità; sembra anzi che nel cervello femminile ci siano connessioni più veloci tra i due emisferi. Inoltre, nella donna è stata riscontrata una maggiore specializzazione dell’emisfero destro, nell’uomo di quello sinistro; questo spiegherebbe la maggiore propensione della donna a sviluppare di più la sensibilità in generale, l’interiorità e l’intuizione, e la maggiore propensione dell’uomo a sviluppare maggiormente la sfera logico-razionale e l’orientamento spazio-temporale3.
Vi racconto qualche mia esperienza in merito.
Non mi deludere
Io e Raimondo, mio marito, eravamo fidanzati da poco. Nella parrocchia dove entrambi eravamo tanto impegnati, eravamo diventati un po’ un punto di riferimento per un bel gruppo di circa 50 giovani. Nel mese di maggio si doveva organizzare una marcia per la pace e noi eravamo coinvolti in prima linea.
Un giorno siamo andati in conflitto; non riuscivamo a trovare una linea comune che soddisfacesse pienamente entrambi. Ognuno pensava che il suo punto di vista fosse quello giusto. I ragazzi erano sbalorditi: avevano fiducia in noi, per loro eravamo il simbolo dell’accoglienza, della fiducia reciproca! Cosa stava accadendo? Cerco di spiegare a loro i motivi del conflitto con sincerità.
Io vorrei scrivere delle frasi importanti sui cartelli che sfileranno per le strade; per Raimondo non sono necessari. Per lui è essenziale l’accordo con i ragazzi e la loro motivazione interiore; basterebbe uno striscione con uno slogan all’inizio del corteo.
Io faccio fatica a cedere il mio punto di vista. È iniziata così una piccola “battaglia” verbale tra noi due… A un tratto un ragazzo del gruppo, forse quello di solito più silenzioso, si avvicina e mi sussurra nell’orecchio: «Non mi deludere. La pace si costruisce a partire da noi, oggi, qui, in questo momento!». È stata una doccia fredda; ho ingoiato le lacrime nate immediate dall’improvvisa presa di coscienza e ho ricominciato; ricominciato a tessere quell’armonia delle differenze che da un po’ di tempo stava diventando l’ideale della mia vita.
Ho capito da quel momento che la sfida grande che mi attendeva era trovare nuove modalità per armonizzare le differenze, nella consapevolezza che ciascuna persona è portatrice di un suo contributo prezioso e insostituibile. Il conflitto doveva dare posto alla valorizzazione e ad uno scambio dello specifico di ognuno, che conduce l’uomo e la donna verso un ulteriore arricchimento.
Pensare senza ringhiera
Nel tempo mi sono appassionata a questo tema ed ho scoperto sempre nuove sfumature nell’inesplorato mondo femminile e maschile.
Attraverso i miei studi di filosofia, avevo capito che la filosofia greca aveva dato molta importanza a ciò che è universale e razionale e aveva interpretato il mondo secondo categorie verificabili. Ma io stavo anche riscoprendo il valore dell’intelligenza emotiva, del complesso e importante mondo delle emozioni. Esiste un modo di pensare tipico della donna, un pensiero “senza ringhiera”, senza schemi fissi,capace di perseguire una conoscenza non solo razionale, ma anche frutto di intuizione e di sentimento. Questa fluidità del pensiero femminile, caratterizzato da una continua attenzione all’essere umano concreto (compresa la sua dimensione spirituale), mi affascinava. Anche la filosofa María Zambrano sottolineava che era arrivato il tempo in cui si devono unificare poesia e filosofia, intelletto e sentimento. Oggi poi si parla ancora tanto del QI (quoziente intellettivo), ma poco del quoziente di cuore. Dice Raniero Cantalamessa che le donne possono essere maestre in questo guardare con gli occhi del cuore: «È il grido lanciato dal regista Olmi, che fa inchiodare simbolicamente al pavimento i preziosi volumi di una biblioteca e fa dire al protagonista “Tutti i libri del mondo non valgono una carezza”»4.
Tenerezza
Vi racconto un altro momento della mia vita, fondamentale per il mio ruolo di moglie e di madre, che mi ha avvicinata al sentimento della tenerezza.Il sentimento della tenerezza non è sentimentalismo, ma è quel calarsi nei panni dell’altro e partecipare con calore ai suoi problemi, alla sua vita; è quell’attenzione ai piccoli e significativi gesti d’amore. Tutti, uomini e donne, devono maturare e sviluppare questo sentimento, ma la donna, per quelle sue tipiche qualità (sensibilità, intuito, partecipazione emotiva), proprio attraverso la tenerezza, nelle relazioni difficili può essere la prima a interrompere quel circuito di incomunicabilità, dando il via a un nuovo modo di stare insieme.
Nei primi anni del nostro matrimonio, poiché avevamo entrambi un carattere forte, i conflitti sul modo di gestire la casa, di vivere la nostra affettività, di educare i figli, erano frequenti. Un giorno ero proprio in crisi; non accettavo che Raimondo, tornando stanco dal suo impegnativo lavoro, sottovalutasse tutto il carico che avevo io nel gestire due figlie piccole e la complessa manutenzione della casa… Avevo imparato nei momenti di conflitto a cercare aiuto nei libri di spiritualità e sempre ne avevo trovato un gran beneficio. Anche allora ho preso a caso un libro per cercare aiuto (era un libro scritto per aiutare gli sposi). Una frase improvvisamente mi ha aperto la mente verso orizzonti nuovi: «La donna ha in mano le chiavi della tenerezza».
Ho capito che in quel periodo stavo perdendo la “specificità” del femminile; non guardavo più le cose con gli occhi del cuore, ma ero caduta in una visione calcolatrice della vita: avevo dimenticato che nell’amore vero non si deve mai usare la bilancia per pesare il lavoro dell’uno o dell’altro.
Così ho atteso Raimondo con un animo nuovo, cercando di mettermi nei suoi panni, in quello che lui viveva. Sono riuscita finalmente a decentrarmi e l’ho accolto con un abbraccio inaspettato, che ha dato vita a un rapporto totalmente nuovo.
Vorrei riportare un brano profetico di Chiara Lubich che sembra sottolineare in una maniera speciale la genialità femminile: «Aveva ragione Pio XII quando guardando al futuro prevedeva una nuova primavera. E se le donne avranno fatto la loro parte, tutti potranno dire: “Quando la donna è altra Maria, il che significa vergine, madre, sposa, pianto, paradiso, ma soprattutto portatrice di Dio, molto per tutti essa può fare, perché la donna, se è donna, è il cuore dell’umanità»5.
Il genio maschile
Proprio riscoprendo la tenerezza, ho intuito che non era giusto parlare solo del genio femminile. Vi racconto la storia di Mariella e Guido.
È estate. Mariella e Guido li conosciamo da anni. Una sera abbiamo fatto una passeggiata insieme a loro sul lungomare. Erano abbattuti, i figli sono sbandati, non li ascoltano più, rincasano senza orari… Forse uno si droga. Parlando insieme, accogliamo il loro dolore. Essi stessi ci dicono con umiltà dove pensano di avere sbagliato. Lui è stato spesso assente da casa e lei per praticità faceva tutto da sola. Spesso pensava di essere più brava e più veloce di Guido nell’organizzare i ragazzi e così non lo rendeva presente nella loro vita. Lui, poi, a volte si sentiva un estraneo e, anche per quieto vivere, si trincerava sempre di più nei suoi interessi sportivi, nel giornale, nella televisione. Così è accaduto il peggio, senza volerlo. Lei ci confessa: abbiamo eliminato il padre e creato una super mamma, di cui loro non avevano bisogno.
Mi sembra che la donna, rispetto ai secoli precedenti, stia guadagnando velocemente posizione (almeno in tante culture); l’uomo al contrario si trova disorientato: perde il suo ruolo tradizionale e non sa ancora trovarne uno nuovo. Per questo è urgente che egli si riappropri delle sue caratteristiche specifiche: lo slancio, la capacità di rischiare, il donarsi gioioso, il vigore, il coraggio, la forza, ma in modo nuovo, evitando un atteggiamento di supremazia e di prevaricazione e facendo spazio ai sentimenti.
Il bisogno del padre
L’esperienza di Mariella e Guido, sopra riportata, sottolinea il bisogno del padre. Oggi questo bisogno si fa struggente, perché ci sono troppi padri in fuga, un po’ perché sempre impegnati nel lavoro, un po’ perché, per paura di cadere nell’autoritarismo, preferiscono fare “l’amico del figlio”.
I bambini, in realtà, hanno bisogno di uomini adulti che forniscano loro chiare mappe di orientamento, delle regole chiare, che permettano di sperimentare di non essere onnipotenti. Le regole irrobustiscono la volontà, se però proposte con dolcezza ed empatia. Senza regole, tra l’altro, i bambini vanno facilmente incontro a uno stato ansioso, di insicurezza, che li può portare a sfidare continuamente il mondo degli adulti e dell’autorità. L’uomo, rispetto alla donna, sembra proprio sottolineare maggiormente le condizioni necessarie per fortificare il carattere.
Ecco, dunque, come io sogno il futuro: uomini e donne, due esseri geniali capaci di vivere insieme in armonia, senza prevaricazioni, ma con la totale accoglienza dei doni di cui ognuno è portatore, senza ovviamente cadere in un rigido schema delle “differenze”. Forse ognuno di noi deve ancora scoprire tutto il valore della reciprocità. Anche se risalgono a tanto tempo fa, mi sembrano significative e ancora abbastanza attuali alcune riflessioni di Etty Hillesum: «Forse la vera, la sostanziale emancipazione femminile deve ancora cominciare. Non siamo ancora diventate vere persone, siamo donnicciole. Siamo legate e costrette da tradizioni secolari. Dobbiamo ancora nascere come persone, la donna ha questo grande compito davanti a sé»6.
1 Maria Lubrano Scotto ha svolto numerose attività in favore della famiglia e partecipato a convegni nazionali e internazionali. In-
sieme al marito Raimondo Scotto è autrice di libri tradotti in varie lingue. Ricordiamo in particolare (con Città Nuova): Le declinazioni dell’amore (2001); Sessualità e tenerezza (2010); Uomo-donna (2011); La danza dell’amore (2017); Risvegliare la felicità (2022).
2 Cf. L. Eliot, Bambole e palloni, in «Mente e Cervello – Le Scienze» n. 68, anno VIII, agosto 2010, p. 29; F. Mangia. I meccanismi genetici della determinazione del sesso, in C. Simoncelli (ed.), Psicologia dello sviluppo sessuale ed affettivo, Carocci, Roma 2008, p. 27.
3 Cf. M. Piazzini – C. Fatini, Richiami di anatomia, genetica ed embriologia, in G. Rifelli, Sessuologia clinica, Masson, Milano 1996, p. 26; W. Pasini, La vita a due. La coppia a venti, quaranta e sessant’anni, Oscar Mondadori, Milano 2007, p. 14.
4 R. Cantalamessa, Omelia, 6 aprile 2007, riportata in www.vatican.va.
5 C. Lubich, Cuore dell’umanità, in «GEN» n. 3, 1 marzo 1974.
6 Lunedì 4 agosto 1941. Tratto da: E. Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985, p. 52.