Written by 5:30 pm 2025/2: Uomini e donne: insieme!, Cultura, Laici, Matrimonio e Famiglia

La bellezza della diversità

Donne e uomini, maternità e paternità

Nel ginepraio della nostra società, pare sempre più arduo e difficile tracciare un identikit dei ruoli paterno e materno. I cambiamenti sono così tempestivi che si rischia di dover smentire subito dopo quello che si è affermato perché diventato ormai passato e obsoleto. Ma è proprio così? Ce ne parla Ezio Aceti, psicologo esperto dell’età evolutiva e di problematiche familiari ed educative.

Ha ancora senso oggi parlare del ruolo paterno e materno? Il padre e la madre sono ancora unici?

La fecondazione eterologa, le adozioni di vario tipo, le famiglie allargate, la pluralità di figure che ruotano attorno ai bambini, le nuove coppie ricostituite… e chi più ne ha più ne metta… rappresentano un panorama col quale ci si dovrà sempre più confrontare. Per non parlare poi del tristissimo fenomeno dell’utero in affitto.

Insomma, quale padre? Quale madre? Occorre chiarire subito che qualsiasi riflessione rischia di essere insufficiente e parziale. Tutti i pensieri inerenti al mondo contemporaneo rischiano di essere trascinati nella liquidità delle idee e venire travolti dalla frenesia del tempo e dei concetti.

E allora? Allora proprio per questo è fondamentale comprendere l’importanza dell’uomo e della donna nell’ambito educativo, come portatori di diversità e di amore.

  La storia ha la sua tempistica

Anche se all’apparenza sembra che tutto venga travolto dagli eventi e che i ruoli paterni e materni stiano andando in crisi, occorre ribadire che la storia e l’evoluzione hanno i loro tempi.

La storia assomiglia al mare in burrasca quando, sopra, le onde sono agitate e l’acqua sbatte contro le navi, mentre, sotto, in profondità c’è solo un leggero cambiamento, quasi inavvertito e impercettibile.

Così è per la natura umana, per il suo mistero affascinante dove alcune caratteristiche sono comuni da sempre, mentre altre si modificano lentamente.

Pensiamo ad esempio alla visione che il piccolo cucciolo d’uomo ha nei confronti di sua madre e di suo padre: li vede come giganti! Giganti che hanno modalità educative differenti, ma ricche d’amore personale e unico.

Questi giganti, se sono buoni e a lui vicino, gli permettono di crescere sereno, armonico, facilitando in lui una idea di sé positiva e gioiosa; viceversa, se sono lontani e gli fanno paura, crescerà con molta ansia e con una immagine di sé negativa e svalutativa. E questo da sempre. In qualsiasi momento storico. Perché il legame primario è più frutto dell’intuito e dell’amore che non della cultura e della scienza. Ecco perché, nonostante tutti i cambiamenti, ha ancora senso approfondire il ruolo paterno e materno.

La risposta allora alla domanda iniziale è “si”. E sarà sempre così!

Per tre motivi principali:

Perché nonostante tutti i progressi della scienza e della ingegneria genetica, il padre e la madre sono opera di Dio che ha chiamato gli esseri umani a essere concreatori con lui, mediante il loro amore generativo come modello della stessa volontà di Dio.

Perché è proprio per questo essere incarnati nel tempo che il nuovo modo di essere padri e madri, pur modificandosi, conserva sempre l’impronta del legame originario con il Dio trinitario.

Perché è proprio per le caratteristiche specifiche del maschio e della femmina che lo sviluppo dei bambini può crescere in maniera armoniosa e sempre aperta al dialogo e alla reciprocità.

  Maschio e femmina

Prima di addentrarci nel descrivere i ruoli della madre e del padre soffermiamoci un attimo sulla diversità ontologica del maschio e della femmina.

Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra» (Gen 1,26-28).

Sin dalla vita fetale c’è una profonda diversità nello sviluppo neurale della femmina e del maschio, tanto che si può tranquillamente affermare che noi non abbiamo un corpo femminile e uno maschile, ma siamo un corpo femminile e maschile.

Questa diversità avrà una ripercussione anche nel modo di educare della madre e del padre. C’è un principio generale nella relazione che dice che le nostre caratteristiche, se sono vissute bene, sono la gioia dell’altro, viceversa possono essere la rovina e la tristezza. Così il rapporto relazionale educativo dovrà necessariamente crescere e armonizzarsi in uno scambio che aiuterà i genitori a trovare l’equilibrio giusto tra le proprie caratteristiche.

  La femmina, donna, madre 

Il bambino piccolo è particolarmente legato alla madre. Non solo perché nasce dal grembo materno, ma anche perché essendo completamente dipendente dagli adulti, necessita di essere istruito e guidato in modo attento alla conoscenza del mondo e delle cose.

Il legame privilegiato con la madre lo aiuterà a essere sicuro e, soprattutto nei primi tre anni, alla percezione di sé, delle sue capacità e della sua unicità. Le coccole, gli abbracci, le tenerezze della madre sono uniche e fanno miracoli perché aiutano il bambino a comprendere il ritmo della vita, il passare del tempo e soprattutto a comprendere la ciclicità degli eventi. Dopo ogni pianto la madre può convincere il bambino che la sofferenza non è più forte di lui, perché lei lo accoglie e lo incoraggia.

Man mano che cresce, la madre dovrà privilegiare l’autonomia del bambino mediante un distacco graduale, ma deciso. Purtroppo, oggi questa esperienza è ancora piena di molte difficoltà e il rischio è che la madre strutturi un legame troppo simbiotico, come compensazione di altri bisogni presenti in lei. Infatti, a volte le difficoltà con il partner, la giovane età e le normali frustrazioni della vita possono influire negativamente nel rapporto col bambino.

Spesso i bambini, dai due anni in su, mediante il bisogno di autonomia sempre più impellente, desiderano questo graduale distacco e, dove ciò non avviene, le difficoltà si manifestano in crisi di rabbia, onnipotenza nei confronti della madre e instabilità nell’umore.

Di solito, però, dopo un breve periodo di assestamento e l’inserimento nella scuola dell’infanzia, questo periodo trova un suo equilibrio che, nelle bambine, si raggiunge più facilmente, grazie al fatto che le figure educative nella scuola dell’infanzia sono femmine; nel maschietto invece la situazione è un po’ più complessa, e ci vuole un buon padre per calmare le acque.

  Il maschio, uomo, padre

Spesso il padre è ritenuto il compagno dei giochi. Questo in effetti è vero. Ed è molto importante.

Perché il gioco, per il bambino, è cibo per la conoscenza, nutrimento per la relazione, finestra per l’apertura al mondo e alle persone.

Il padre, spesso, è meno attento ai capricci del bambino e cerca di risolvere le situazioni o imponendo il proprio punto di vista o accontentando il bambino in tutto. Questi modi di fare sono normali all’inizio della relazione, in quanto, soprattutto da parte del padre, non c’è una esperienza genitoriale vissuta o partecipata da parte della famiglia d’origine.

Oggi, però, per fortuna molti papà tendono a cavarsela anche nelle normali attività che una volta erano esclusive della madre, come il cambio dei pannolini o la messa a letto. Questo maggior coinvolgimento del padre sin dalla tenera età del figlio è molto importante per la crescita, perché il padre è più propenso ad agevolare l’autonomia nel bambino.

  Madre e padre insieme

Questa diversità avrà una ripercussione anche nel modo di educare della madre e del paOccorre innanzitutto sfatare una convinzione andata avanti per molti anni e che riteneva che la modalità dell’educazione da parte dei genitori dovesse essere il più possibile uguale, pena il disorientamento del bambino. Dobbiamo dire che ciò è praticamente impossibile in quanto il modo di rapportarsi della madre è differente rispetto al padre, e questo il bambino lo percepisce in modo chiaro. 

Il problema sorge quando si litiga. È sicuramente meglio non litigare di fronte al bambino, in quanto esso interpreterebbe il litigio non come la ricerca di una maggior attenzione nei suoi confronti, ma come la conseguenza del fatto che lui è cattivo. 

Mentre, anche se i comportamenti sono differenti ma i valori sono condivisi, non occorre preoccuparsi eccessivamente: il bambino è in grado di comprendere le due diversità relazionali. Naturalmente, proprio per questa capacità del bambino a considerare due modalità educative differenti, quando si relaziona solo con la madre si trova bene come quando si relaziona solo con il padre. Il problema sorge con la presenza di entrambi, ove spesso si comporta male, non tanto perché vuole disobbedire o fare i capricci, ma semplicemente per l’impossibilità di mantenere entrambi i comportamenti.

La maggior parte dei litigi fra genitori non avviene per l’incapacità di educare, ma per alcuni pregiudizi relazionali educativi del passato che ritenevano la madre come quella che capiva il bambino e doveva anche dire al padre come si doveva rapportare. Per fortuna oggi non è più così e i padri finalmente stanno trovando la loro strada nell’educare.

  Conclusione 

Essere maschio e femmina non è un accidente, ma la realtà più bella e straordinaria che esista. Una realtà funzionale alla evoluzione, che richiama continuamente l’amore e la reciprocità.

Anche se la strada è ancora lunga e irta di ostacoli, tanto che le insidie che tendono a cancellare le differenze fra maschi e femmine sono sempre in agguato, siamo certi che alla fine la bellezza della diversità salverà il mondo.

Sì, perché senza diversità si arriva alla uniformità e alla monotonia, mentre con la diversità si arriverà all’unità e alla bellezza. Sì, perché solo la bellezza salverà il mondo. E la bellezza è sempre piena di diversità che si amano.

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Last modified: Novembre 14, 2025
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