Written by • 2:57 pm• Blog, Laici, Matrimonio e Famiglia, Amoris laetitia, 2026/3: Un mondo di famiglie

Laboratorio di umanizzazione


La famiglia: luogo privilegiato di relazionalità

di Adriano Bordignon


A dieci anni dalla pubblicazione dell’Amoris laetitia, il presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari ricorda come questo documento sia nato da un profondo ascolto della vita delle famiglie culminato nelle due sessioni del Sinodo sulla famiglia. In un contesto culturale sempre più orientato agli individui, Amoris laetitia colpisce per il modo in cui intercetta la vita quotidiana e la centralità delle relazioni. Intimamente legata all’“ecosistema circostante”, la famiglia appare come il luogo in cui si apprendono attitudini fondamentali su cui si basa la società, come il dono di sé, la capacità di valorizzare le differenze, armonizzare gli opposti, trasformare i conflitti in occasioni di crescita.   

«Papa Francesco ci ha inviato una lettera d’amore»: è una delle prime espressioni che ho ascoltato dalle coppie di sposi al Centro della Famiglia di Treviso alla prima lettura di Amoris laetitia (AL) oltre dieci anni fa. L’esortazione apostolica sull’amore in famiglia ha toccato il cuore e spinto il desiderio all’impegno di tante famiglie. È stata accolta come un dono profumato che ha commosso tante coppie che si sono sentite riconosciute e valorizzate dalla Chiesa. Un documento capace di porre le relazioni familiari al centro dell’attenzione, in un contesto culturale sempre più permeato di individualismo, incapace di riconoscere la centralità dei legami più profondi.

È la famiglia il primo luogo in cui la vita prende forma come rete di legami: nessuno esiste da solo, ma ogni persona è coinvolta in un sistema di relazioni che la precede e la accompagna. Oggi, nel decennale della pubblicazione di AL, vale la pena evidenziare come l’esortazione abbia saputo cogliere questo dato evidenziando il valore delle relazioni familiari, definendo la famiglia anche come “laboratorio di umanizzazione”, luogo primario e privilegiato dove si impara a collocarsi di fronte all’altro, ad ascoltare, condividere, rispettare, aiutare, convivere.

Leggendo Amoris laetitia si è colpiti dalla forte spinta di “incontrare” la vita quotidiana. Già nelle prime righe si può leggere: «Varchiamo dunque la soglia di questa casa serena, con la sua famiglia seduta intorno alla mensa festiva. Al centro troviamo la coppia del padre e della madre con tutta la loro storia d’amore» (cf. 9), quasi a rappresentare fisicamente questa decisione di “prendere sul serio” il vissuto familiare. Un approccio che non è solo teorico ma che si è evidenziato nel processo d’ascolto della vita delle famiglie e delle comunità, attraverso i questionari inviati a tutte le diocesi. Un percorso che papa Francesco esplicita, in occasione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi: «Come sarebbe stato possibile parlare della famiglia senza interpellare le famiglie, ascoltando le loro gioie e le loro speranze, i loro dolori e le loro angosce?».

L’esortazione trabocca di esperienze raccolte dalla vita familiare: si pensi al celebre consiglio di non lasciare mai finire la giornata in famiglia senza fare pace. Basta anche un piccolo gesto, una carezza silenziosa, per far tornare l’armonia (cf. 104): è forse il richiamo più diretto e concreto alla quotidianità dei rapporti familiari in tutto il documento. Oppure all’esperienza di tanti genitori che la sera chiedono al coniuge: «Dov’è nostro figlio?» (260-261); all’invito a parlare sempre positivamente del coniuge e degli altri familiari (cf. 112); fino a riconoscere le trasformazioni dell’amore, al “vino maturato nel tempo”, ossia la vecchiaia (cf. 135). 

Diventa nevralgica la scelta di utilizzare, nel capitolo quarto, l’Inno all’amore di san Paolo (1Cor 13), riletto come una serie di verbi da vivere ogni giorno nella vita di coppia e di famiglia, per alimentare concretamente la cura e la crescita del legame coniugale. È la stessa scelta che tanti sposi fanno per la messa delle nozze quando progettano e si impegnano per costruire e vivificare il “loro amore quotidiano” (cf. 90). Ed è quanto vivono e coltivano nella vita che condividono tutti i giorni, tra di loro e con i loro figli. Per questo motivo è importante per la Chiesa proporne un’applicazione all’esistenza concreta di ogni famiglia.

  Un ecosistema per la famiglia  

Mi sembra interessante approcciare il tema delle relazioni familiari in una prospettiva di ecologia integrale relazionale. Pensare la famiglia come soggetto – pastorale e anche sociale – significa riconoscerla come realtà viva, complessa, attraversata da continui scambi tra le persone che la compongono, ma anche in continua interazione con il contesto umano, ma anche civile e ambientale in cui è inserita.  Si potrebbe, in questa prospettiva, definirla quasi un organismo vivente che vive ed interagisce con l’ecosistema che la circonda. Infatti, come in ogni ecosistema, anche per la famiglia la salute dell’insieme dipende molto dalla qualità delle relazioni tra le sue parti: non solo tra i componenti del nucleo, ma anche con il territorio, la comunità cristiana, le istituzioni, il mondo del lavoro e della scuola. Oggi anche con i social media ed il digitale.

Dieci anni dopo la pubblicazione di AL, questa visione si rivela preziosa: l’invito a non guardare la famiglia solo come un luogo di problemi, una preoccupazione, ma come soggetto vivo, capace di sostenere la vita della Chiesa, di generare capitale sociale primario, di alimentare il bene comune, di tessere legami di prossimità e stili relazionali generativi. Papa Francesco trovandosi nel 2015 – tra i due Sinodi sulla famiglia – con i vescovi presenti all’Incontro mondiale delle famiglie, ha voluto dirlo con forza: «La famiglia per la Chiesa, non è prima di tutto un motivo di preoccupazione, ma la felice conferma della benedizione di Dio al capolavoro della creazione. Ogni giorno, in tutti gli angoli del pianeta, la Chiesa ha motivo di rallegrarsi con il Signore per il dono di quel popolo numeroso di famiglie che, anche nelle prove più dure, onorano le promesse e custodiscono la fede!» (Philadelphia, 25 settembre 2025).

  Il suolo delle relazioni  

Se la famiglia può essere osservata come un organismo che partecipa di un ecosistema, diverse sono le similitudini che possono essere richiamate. Nel mio libro Rivoluzione Famiglia. Un ecosistema per il futuro, paragono la famiglia al suolo. Il suolo è un ambiente vivo che nutre, sostiene, protegge, ospita la biodiversità, regola le acque, conserva la memoria della storia. Il suolo ha funzioni produttive, protettive, naturalistiche e strutturali. Analogamente, la famiglia è chiamata a produrre risorse per lo sviluppo fisico, emotivo, intellettuale e spirituale delle persone, a offrire protezione, a custodire la varietà dei temperamenti e dei talenti, a garantire stabilità e coesione.

Amoris laetitia descrive la famiglia come “laboratorio di umanizzazione” e “prima scuola di amore”, espressioni che corrispondono alla sopracitata immagine di suolo relazionale. Nel suolo familiare si apprende la reciprocità tra i sessi e le generazioni, si sperimentano legami di cura e di solidarietà che diventano, per la società, beni relazionali essenziali. La famiglia non è solo luogo di bisogni, ma “terra buona” che alimenta la speranza, la fiducia, la capacità di dono.

  Amore coniugale: terreno buono  

La prima funzione del suolo familiare è quella produttiva. Una potenzialità che mi sembra rimandare alla promessa di generatività che scaturisce dal reciproco amore tra i coniugi. È questo amore che rende la terra capace di far fiorire unità, di valorizzare le differenze, di armonizzare gli opposti, di trasformare conflitti, guerre, vendette in occasioni di crescita e di riconciliazione.

Papa Francesco descrive gli sposi come persone «che si amano e si appartengono e parlano bene l’uno dell’altro, cercano di mostrare il lato buono del coniuge al di là delle sue debolezze e dei suoi errori» (113), accettano un amore imperfetto ma reale, “limitato e terreno”. L’esortazione radica la storia familiare in un terreno profondo, che si apre al futuro e chiede accudimento ma che è capace di convivere con l’imperfezione che si fa anche generativa. Nell’esortazione ‘imperfezione’non ha una connotazione morale né indica una carenza performativa; si riferisce piuttosto alla progressività, alla dimensione del tempo, alla crescita. Le relazioni umane, infatti, crescono nel tempo: è difficile accettare di essere “parziali”, di amare un passo alla volta. È per questo che si invita a «far crescere l’amore» (133).

  La cura quotidiana delle relazioni  

Ciò che ci rende veramente felici e generativi è la cultura dell’incontro, l’arte di tessere relazioni positive. Né denaro, né fama, né potere o realizzazione personale colmano il senso dell’esistenza quanto l’amore e l’amicizia. Eppure, queste relazioni non sono sempre facili: contengono una dose di conquista, fatica, precarietà, stanchezza. Nelle relazioni di coppia e di famiglia si incontra sia il dolore sia la gioia. Entrambi sono elementi necessari: due facce della stessa medaglia della vita vissuta in pienezza. Non servono grandi teorie, ma bastano – come ha suggerito papa Francesco – tre parole semplici: “grazie”, “scusa”, “permesso”. Sono parole che esprimono rispetto per la persona – che sia il coniuge, i figli, i nonni – e fondano una relazione autentica, basata non su offesa, difesa, pretesa, ma su dono, gratuità e cura, nei piccoli gesti della quotidianità.

Ma se le relazioni rappresentano il suolo sul quale si fondano e si nutrono le relazioni familiari è necessario essere consapevoli che un terreno non è fertile per caso: ha bisogno di essere nutrito, variato, custodito.

Amoris laetitia parla dell’“arte della vicinanza” e della “pedagogia dei piccoli gesti”, che sostengono l’amore nelle stagioni difficili. La famiglia, dunque, si nutre di un terreno, e così essa stessa diventa suolo: un luogo di interazione dove si intrecciano storie, esperienze e speranze. Tuttavia, ha bisogno di un contesto aperto, ricco di interscambi, di varietà e diversità di contributi, proprio come è vario e complesso l’apporto dei microrganismi – dai batteri ai funghi – presenti nel terreno.

  Apertura alla comunità e responsabilità sociale  

La famiglia custodisce una biodiversità emotiva, relazionale e spirituale: caratteri, storie, sensibilità, età diverse che convivono dentro lo stesso ambiente.  Per funzionare, questo microcosmo ha bisogno di una base solida che permetta a tutti – coniugi, figli, nonni – di sviluppare i propri talenti e la propria individualità. Amoris laetitia parla di famiglia come “luogo della diversità” in cui nessuno è annullato, ma ciascuno è riconosciuto nella propria unicità, e la comunione non è uniformità, bensì unità plurale. Un luogo generativo dove si intrecciano storie, esperienze, speranze, radicato in un terreno aperto al contesto, alla società, alla casa comune.

La famiglia, infatti, non può vivere “sotto una campana di vetro” né chiudersi nella propria autoreferenzialità, ma deve “affacciarsi sulla società” e restituire ciò che ha ricevuto con la postura del dono, della gratuità, del servizio. Quando la famiglia si radica “nel terreno di tutti”, lo ama e si impegna a trasformarlo, accetta persino di “lasciar morire alcune parti di sé” per dedicarsi alla propria gente, comunità, territorio, Paese.

Ecco che con questa prospettiva si aprono nuove opportunità di senso per le famiglie capaci di mettersi a disposizione come soggetto dell’azione pastorale e anche sociale: solidali con i poveri, aperte alla diversità, custodi del creato, impegnate per la trasformazione delle strutture sociali ingiuste a partire dal territorio in cui vivono. La famiglia è ecologia delle relazioni, ma anche ecologia sociale, partecipazione attiva al “terreno” condiviso. In questa prospettiva la famiglia deve assumersi un suo proprio “protagonismo”: difendere la dignità dei più fragili, rompere il cerchio dell’egoismo, insegnare prossimità, salute, cura quotidiana. Possono proporsi come vere e proprie influencer delle politiche locali e nazionali che hanno un impatto su di loro e sulle comunità nelle quali sono inserite, come le politiche riguardanti le questioni sociali, l’istruzione, le infrastrutture, il lavoro, la sanità.

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