Written by • 3:02 pm• Amoris laetitia, Blog, Laici, Pastorale, Matrimonio e Famiglia, 2026/3: Un mondo di famiglie

Tradurre in pastorale le “novità” di Amoris laetitia


A Como, un servizio diocesano per l’accompagnamento


di Luigi Salvoldelli


La via del discernimento personale ed ecclesiale, che l’Amoris laetitia indica per l’accompagnamento dei separati, divorziati e delle coppie in nuova unione, rappresenta per le diocesi e le parrocchie una novità tuttora da accogliere e da concretizzare. Occorre preparare i sacerdoti a questo compito, formare le comunità parrocchiali e sensibilizzare gli stessi interessati. Ce ne parla d. Luigi Salvoldelli, penitenziere della cattedrale di Como e responsabile del “Servizio diocesano per l’accompagnamento dei fedeli in condizione di separazione, divorzio, nuova unione”. 

Ricordo bene. Stavo uscendo dalla cattedrale di Como dopo una celebrazione. Una signora si avvicinò e mi chiese cortesemente se fossi io il responsabile del “Servizio diocesano per l’accompagnamento dei fedeli in condizione di separazione, divorzio, nuova unione”, da poco istituito dal vescovo mons. Oscar Cantoni con una Nota pastorale1. Alla mia risposta affermativa, la signora aggiunse: «Io prego per lei tutti i giorni!». La ringraziai commosso, consapevole che questo compito non può essere svolto senza un particolare aiuto della grazia di Dio, che illumina, consola, guida il discernimento delle diverse situazioni, secondo la logica della misericordia. Subito però la signora aggiunse: «Prego per lei… perché non si dimentichi che il matrimonio cristiano è uno e indissolubile!». Ecco, questo è il clima che ha accompagnato anche nella nostra diocesi il cammino della “pastorale delle famiglie ferite” in questi anni. E certamente tutti sappiamo che l’accoglienza di quanto proposto da Amoris laetitia (AL) nel cap. VIII, non è stato privo di ostacoli e di equivoche interpretazioni ad ogni livello della Chiesa.

  Primi passi di un percorso da esplorare

Il punto di partenza, voluto dal vescovo mons. Coletti già nel 2016, immediatamente dopo la promulgazione di AL, fu la costituzione di una commissione di studio che elaborasse un testo di attuazione delle linee guida proposte da papa Francesco. Dopo un lungo e costruttivo confronto, la “Nota pastorale” fu firmata dal nuovo vescovo, mons. Cantoni (ora cardinale), all’inizio della Quaresima 2018, per offrire criteri organici anzitutto ai sacerdoti, chiamati ad accompagnare i fedeli che desiderano interrogarsi sulla propria condizione, specialmente per chi avesse già intrapreso una nuova unione di tipo matrimoniale. In diverse occasioni, ho potuto presentare ai confratelli i contenuti del testo e sono stato da loro interpellato, come referente diocesano, su questo tema. Devo riconoscere che il confronto paziente con questi sacerdoti, impegnati “sul campo”, ci ha aiutati ad impostare cammini costruttivi per le persone che avevano chiesto di porsi nel discernimento della propria condizione matrimoniale. A me a volte è stato richiesto un colloquio conclusivo con i singoli o le coppie interessate, non per un “esame finale”, ma per un’ulteriore conferma del percorso intrapreso. D’altra parte, però, non sono stato quasi mai invitato dal clero diocesano nelle comunità o nei gruppi ecclesiali per approfondire il tema del cap. VIII di AL. Insomma, la questione delle nuove unioni non è certo vista come una priorità della pastorale ordinaria delle parrocchie! 

  Il dovere di accompagnare

Già nella scelta del titolo del nostro “Servizio diocesano” si è voluto rimarcare che questi fratelli e sorelle restano “fedeli” – sono battezzati! – che stanno vivendo una particolare e faticosa “condizione”, davanti alla quale la comunità ha il dovere di “accompagnare” secondo la volontà del Signore e le indicazioni del Magistero. Per portare a conoscenza delle parrocchie la Nota su AL e il Servizio che la sostiene, la piccola équipe che mi affianca ha preparato un testo che, in forma di “Lettera ai genitori”, può essere consegnato all’inizio del cammino di catechesi per l’Iniziazione cristiana. Molte coppie, che ancora iscrivono i propri figli al cammino di fede e alla preparazione ai sacramenti della Cresima e dell’Eucaristia, vivono in “situazione irregolare” e pochissimi conoscono la possibilità di questo percorso, offerto anche a loro. Salvo poi, alla vigilia della prima comunione, chiedere “il permesso” di comunicarsi, o fare questioni per la scelta del padrino della Cresima! Consegnare uno scritto è il primo passo, ma se viene a mancare la costante attenzione e la convinta disponibilità dei sacerdoti, molti dei destinatari finiscono purtroppo per cestinare subito la proposta.

  Preparare il clero

Un altro passo è nel campo della formazione del clero. Ogni anno, nell’ambito dei corsi offerti ai diaconi che si preparano nel nostro seminario diocesano a ricevere l’ordinazione presbiterale, viene programmato un incontro di studio sui temi del cap. VIII di AL con un duplice taglio: di carattere giuridico – come affrontare i diversi passaggi verso l’eventuale “dichiarazione di nullità matrimoniale” – e di carattere pastorale – con la presentazione della Nota e la conoscenza dei percorsi proposti in diocesi.

Sono stati poi offerti spazi di incontro, rivolti esplicitamente ai «fedeli che vivono in condizione di separazione, divorzio, nuova unione». La diocesi di Como è molto estesa territorialmente ed è purtroppo mancata fin dall’inizio la decisione di incaricare altri sacerdoti nei diversi contesti zonali come “referenti”, per tenere desta l’attenzione su questo tema. Certo, la convinzione era che tutti i sacerdoti dovessero aver già ben presente la necessità di questa “nuova” forma di pastorale… ma non è stato dappertutto così! 

  L’offerta di un cammino

Nella città di Como, dove risiedo ed opero anche come “penitenziere” della cattedrale – spazio prezioso per incontrare i fedeli che vogliono anche solo qualche sommaria informazione –, sono stati organizzati alcuni incontri specifici. Si è trattato di un piccolo cammino – cinque appuntamenti nell’arco di più mesi – che, partendo dalla Parola di Dio e dai documenti del Magistero, ha offerto la possibilità di un confronto sui temi etici, spirituali, ecclesiali e relazionali tra i presenti, uomini e donne, alcuni singoli ed altri in coppia. Gli incontri, programmati durante un orario serale infrasettimanale, hanno registrato inizialmente una presenza attenta di una quindicina di fedeli e hanno consentito ad alcuni di decidere l’inizio del percorso personale di discernimento. Purtroppo, già dal secondo anno c’è stata una forte diminuzione di partecipanti, per cui si è puntato su appuntamenti occasionali, proposti la domenica pomeriggio, presso il Santuario diocesano dedicato alla “Santissima Trinità Misericordia”: questa è la strada che vorremmo percorrere, programmando per il prossimo anno una serie di incontri a tema.

Interessante anche l’esperienza della comunità pastorale della città di Sondrio, che fa parte della nostra diocesi. Dopo una riflessione nel consiglio pastorale parrocchiale, è stato proposto un percorso quindicinale di incontri rivolti ai separati/divorziati, senza però l’invito specifico al discernimento per la possibile riammissione ai sacramenti. Una sorta di “propedeutica” per aiutare chi vive la ferita della separazione coniugale, un primo passo di riconciliazione personale e comunitaria.

Da ultimo ricordo anche la partecipazione di una coppia dell’équipe diocesana agli incontri della Commissione famiglia regionale, per un confronto a più voci con le altre diocesi del nostro territorio.

  Ombre che sono sfide,
luci che vale la pena seguire

Al termine di questa breve carrellata potrebbero apparire più le ombre che le luci, le difficoltà e le resistenze prima ancora che le opportunità vissute. Ma quando ripenso agli incontri personali, con le fatiche e le conquiste che tante persone hanno vissuto, e rivedo la gioia sul volto di chi si è sentito accolto dalla Chiesa e accompagnato verso il Signore, tutto assume una tonalità nuova. Vivere concretamente il mistero della misericordia di Dio, che genera nuova vita in chi ha sperimentato ferite profonde nelle proprie relazioni famigliari, fa comprendere la verità del messaggio di Gesù, la “buona notizia” che ci libera e salva. Vorrei poterlo trasmettere alle comunità cristiane troppo impaurite da queste “novità” di AL, ai confratelli sacerdoti che faticano a trovare il tempo necessario per ascoltare e discernere con i loro fedeli quello che vuole il Signore, a chi giudica ed esclude. Ringrazio il Signore per il bene che io stesso ho ricevuto in tanti colloqui, ringrazio la mia Chiesa locale che mi ha assegnato questo compito particolare… e ringrazio tutti i fedeli che stanno percorrendo con fiducia questa strada!

1 https://famiglia.diocesidicomo.it/2018/03/27/nota-pastorale-per-lattuazione-del-cap-viii-di-amoris-laetitia/

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