Documento · Gen's 3-4/2003, p. 67
Giovanni Paolo II
Il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell’impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria “pedagogia della santità”: «C’è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell’arte della preghiera» (NM/ 32). Mentre nella cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni, affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata anche da influssi di altre religioni, è più che mai urgente che le nostre comunità cristiane diventino «autentiche “scuole” di preghiera» (ibid. 33).
Il rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla “preghiera del cuore” o “preghiera di Gesù” germogliata sull’Aumus dell'Oriente cristiano. (…)
Il rosario, proprio a partire dall’esperienza di Maria, è una preghiera spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: «Senza contemplazione, il rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: “Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità” (M? 6, 7). Per sua natura la recita del rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze» (Marialis cultus, 47). (…)
Il contemplare di Maria è innanzitutto un ricordare. Occorre tuttavia intendere questa parola nel senso biblico della memoria (zakar), che attualizza le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. La Bibbia è narrazione di eventi salvifici, che hanno il loro culmine in Cristo stesso. Questi eventi non sono soltanto un ieri; sono anche l’oggi della salvezza. Questa attualizzazione si realizza in particolare nella Liturgia: ciò che Dio ha compiuto secoli or sono non riguarda soltanto i testimoni diretti degli eventi, ma raggiunge con il suo dono di grazia l’uomo di ogni tempo. Ciò vale, in certo modo, anche di ogni altro devoto approccio a quegli eventi: “farne memoria”, in atteggiamento di fede e di amore, significa aprirsi alla grazia che Cristo ci ha ottenuto con i suoi misteri di vita, morte e risurrezione.
Se la liturgia, azione di Cristo e della Chiesa, è azione salvifica per eccellenza, il rosario, quale meditazione su Cristo con Maria, è contemplazione salutare. L’immergersi infatti, di mistero in mistero, nella vita del Redentore, fa sì che quanto egli ha operato e la liturgia attualizza venga profondamente assimilato e plasmi l’esistenza.
Giovanni Paolo Il
Dalla Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, nn. 5, 12, 13.
Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).
Sommario di Gen's 3-4/2003 – La preghiera del rosario
- 65Alla riscoperta del rosarioSilvano Cola
- 67Preghiera contemplativaGiovanni Paolo II
- 68Lo sviluppo storico della preghiera del rosarioMons. Domenico Sorrentino
- 74Maria nel Movimento dei focolari e la preghiera del rosarioChiara Lubich
- 82Maria e il rosario nella mia vitaPasquale Foresi
- 85L’arte di recitare il rosarioJesús Castellano
- 89Come Maria avrà vissuto l'Eucaristia?Hubertus Blaumeiser
- 92Sacerdoti alla scuola di MariaCarlo José Seno, Ottorino Rizzi e Matthäus Appesbacher
- 96Ci ha guidati Maria, la madre dell’unitàCharles Landreau
- 99Il rosario nella vitaEmmanuel Pic
- 100“La provvidenza c'è”Francesco Ballarini
- 101Notizie dal mondo dei seminari — 36AA.VV.







