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Amare tutti, amare per primo

Flash di vita · Gen's 5/2003, p. 130

Daniele Rinaldi

Da circa due anni mi è stata affidata una parrocchia nuova dove da febbraio a ottobre 2001 non c'era né chiesa né possibilità di celebrare la messa parrocchiale o fare alcun’altra attività pastorale tradizionale.

Avevo solo la possibilità di mettere in atto l'anima di ogni apostolato, cioè l’arte di amare, essenza del Vangelo.

Allora ho preparato il testo di una lettera per presentarmi alle famiglie e in quattro mesi ne ho visitato circa 590, una per una e con molta calma. Finora nessun prete era venuto a contatto diretto con esse.

Con mia sorpresa sono stato accolto molto bene: tanti si sono aperti facendomi partecipe delle loro gioie e, soprattutto, dei loro dolori fino a punte di estrema confidenza su tossicodipendenza, separazioni, divorzi, convivenze, aborti…

Uno spaccato di umanità che in 30 anni di sacerdozio non avevo mai conosciuto direttamente ma solo per sentito dire o per averlo letto sui libri.

Ho vissuto quattro mesi di ascolto a diretto contatto con la gente, senza mai poter celebrare per loro una messa, un battesimo, un matrimonio, un funerale, una confessione. Ho solo annunziato il Vangelo, vivendolo io per primo, facendomi carico delle sofferenze delle persone che Dio mi faceva incontrare, senza mai giudicarle.

Nel frattempo si portava a termine la costruzione della chiesa, la cui inaugurazione, a detta di molti esperti, è stata un’apoteosi e una sorpresa, anche per gli abitanti del quartiere finora ritenuto malfamato nella stima generale anche a livello provinciale: è considerato, infatti, il Bronx della nostra regione. Aver donato loro un luogo per la preghiera ed un sacerdote è stato recepito come un grande atto di fiducia nei loro riguardi. E da parte mia l’aver accettato di essere il “loro” parroco, lasciando un'altra sede dove mi reclamavano fortemente, essere venuto ad abitare in mezzo a loro, averli visitati tutti casa per casa, li aveva sciolti e mi aveva fatto entrare nelle loro simpatie.

Guardavo meravigliato chi — conoscendo solo il passato e non sapendo quanto ora stava accadendo — mi chiedeva in quali tristi situazioni mi fossi mai cacciato. In realtà la chiesa e spesso anche la casa sono aperte a tutti dalle 7 del mattino alle 21 della sera, e finora non c'è mai stato alcun problema.

All'inizio vivevo da solo nella casa canonica, mentre l’attività pastorale pian piano prendeva piede.

Ma a dicembre, per una serie di circostanze, è stato possibile iniziare, col consenso del vescovo, una convivenza con un altro sacerdote, da poco nominato parroco della parrocchia accanto, e con un terzo sacerdote anziano, a riposo, nostro amico da sempre. Riteniamo questa nostra convivenza fraterna un vero dono di Dio per noi e per i parrocchiani.

Quando ho letto il libro / Fioretti di Chiara e dei Focolari, ed. San Paolo, che riporta episodi dal forte sapore evangelico, pensavo che a noi cose simili non sarebbero mai successe, ma ecco la sorpresa. I fedeli per la gioia e la novità di vederci insieme, sereni e uniti, hanno iniziato a farci giungere tanta provvidenza in cibo, doni, offerte per le messe, nelle forme e alle ore più impensate.

Un bambino ci ha portato più volte un quarto di crostata e un po’ di verdura cotta. Spesso all’ora del pranzo, mentre stiamo per mettere la pasta nella pentola che bolle, arriva il primo piatto già pronto, e nelle visite alle famiglie sparse nella campagna riceviamo sempre tanta provvidenza in natura.

A distanza di qualche mese abbiamo fatto una constatazione che ci ha sorpresi: non c’era stato mai un solo giorno senza provvidenza. Oggi siamo al sesto mese e tutto è come all’inizio.

Certo, la nostra casa è diventata un centro di smistamento, perché molte cose ripartono per altre destinazioni, soprattutto per aiutare i bisognosi.

Anche le offerte per il terzo mondo sono sempre abbondanti e si cominciano a fare adozioni a distanza.

Siamo grati all’eterno Padre che ci fa sperimentare in maniera così tangibile l’amore suo concreto, mostrandoci quanto sia vera la preghiera insegnataci da Gesù: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Ci sentiamo avvolti dal suo amore. Non possiamo e non vogliamo tornare indietro dal «cercate prima di tutto il regno di Dio». E se un giorno il Signore vorrà visitarci con delle prove, anche queste — lo speriamo — per noi saranno sempre una “provvidenza”.

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Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).

Sommario di Gen's 5/2003 – La comunione nei nostri presbiteri
  1. 105Istituzione vs. comunione?Enrique Cambòn
  2. 107L’Eucaristia e l’unitàIgino Giordani
  3. 108La via della comunioneHubertus Blaumeiser
  4. 116«Il sacerdote: l’uomo dei rapporti profondi»Enrique Cambòn
  5. 122Perle sconosciuteRedazione (a cura della)
  6. 124La «Via Mariae» e i sacerdotiGino Galante
  7. 126Vivere con Gesù in mezzo a noiGiuseppe Bernardi e Francesco Soccol
  8. 130Amare tutti, amare per primoDaniele Rinaldi
  9. 131«Quegli anni puoi dimenticarli!»Tarcisio Piccolin
  10. 133Notizie dal mondo dei seminari — 37AA.VV.

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