Testimonianza · Gen's 6/2005, p. 147
Nguyen Van Thuan (card.)
Quando, dopo il crollo del muro di Berlino, si riunì la Prima Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi per l'Europa e si interrogò sulla nuova evangelizzazione del Continente, un religioso ungherese sottolineò che l’unica Bibbia che è letta dai cosiddetti “lontani” è la vita dei cristiani. E potremmo aggiungere: siamo noi, è la nostra vita, l’unica eucaristia di cui si ciba il mondo non cristiano.
Per la grazia del Battesimo e particolarmente per l’Eucaristia siamo inseriti in Cristo, ma è nella fratellanza vissuta che la presenza di Gesù nella Chiesa si manifesta e diventa operante nell’esistenza quotidiana. (…)
Nel silenzio, due o tre credenti possono testimoniare nell’amore reciproco ciò che costituisce la loro identità profonda: l’essere Chiesa nella cura dei più deboli, nella correzione fraterna, nella preghiera in unità, nel perdono senza limiti. San Paolo dice: «Camminate nella carità, nel modo che anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore» (£f 5, 2).
Nel mio Paese (Vietnam), prima della perestroika, in ciascuna delle due diocesi di Langson e Bac Ninh nel Nord del Vietnam, sono rimasti soltanto due preti e anche questi non potevano uscire liberamente dalla loro residenza. Racconta il cardinale Giuseppe Trinh Nhu Khue: «Piccoli gruppi di due o più vivevano il Vangelo nel quotidiano e si aiutavano in ogni modo; e nel dono reciproco sperimentavano la presenza di Colui che ha detto: “Abbiate fiducia! Io ho vinto il mondo” (Gv 16, 33 )».
È soprattutto grazie a questi piccoli gruppi che sperimentavano e testimoniavano nel quotidiano la presenza di Cristo, che la Chiesa nel mio Paese è sopravvissuta. Ovunque, infatti, si poteva verificare questa presenza di Cristo. Anche fra due cristiani che si incontravano al mercato o fra due uomini che lavoravano fianco a fianco nel campo di rieducazione. Non occorreva parlarsi. Non occorreva un particolare contesto. Bastava unirsi «nel suo nome», vale a dire nel suo amore. E si sperimentava la presenza del Risorto che illuminava e confortava.
Nella presenza di Cristo in mezzo a noi trovavamo la speranza: quella speranza che «non delude» (Rm 5, 5). E grazie ad essa irradiavamo il Vangelo attorno a noi. Proprio quando veniva meno tutto, Gesù ha ripreso a camminare per le strade del nostro Paese. È uscito dai tabernacoli e si è fatto presente nelle scuole e nelle fabbriche, negli uffici e nelle prigioni.
Card. Frangois Xavier Nguyen van Thuan
Testimoni della speranza, Esercizi spirituali tenuti alla presenza di S.S. Giovanni Paolo II, Città Nuova, Roma 2000, pp. 181-184,
Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).
Sommario di Gen's 6/2005 – Gesù presente nella comunità/3
- 145Partire dall’essenzialeHubertus Blaumeiser
- 147Il Risorto sulle vie del mondoNguyen Van Thuan (card.)
- 148Alcuni effetti della presenza di Gesù tra i suoiChiara Lubich
- 150«Abiterò in mezzo a loro...»Franz SedImeier
- 156L’Emmanuele, il Dio-con-noiGérard Rossé
- 164Una casa per i sacerdotiHans-Jiirgen Obermever
- 168«Dove due o tre» sacerdotiAndrea Fleming
- 171La festa di tuttiFrancesco Ballarini
- 174Periferia e pericoresiVilson Groh
- 178Convegno ecumenico a BucarestRedazione (a cura della)
- 181Indice analitico 2005







