Una rete per l'unità · Gen's 4-6/2009, pp. 142–143
Ruedi Beck
Il protagonista di questo racconto è parroco a Basilea (Svizzera).
La sua esperienza, contrassegnata dall’impatto della popolazione svizzera con centinaia di rifugiati clandestini, è testimonianza della validità di un cristianesimo genuino, Vangelo vissuto capace di attrattiva e di rilevanza sociale anche in un contesto secolarizzato e con tutto il peso delle nuove sfide storiche.
rg gli ultimi cristiaCÒ ni”, “La fine del cristianesimo”, “Scontro fra le culture”: sono alcuni dei titoli che ultimamente si ripetono attraverso libri e articoli e che tentano di rispondere a dati e fatti che si riscontrano continuamente nel mondo attuale.
Di fronte a queste dure realtà non mi spavento. C’è un motto che mi guida interiormente nella vita e nel ministero: «Uno solo è il Padre vostro… e voi siete tutti fratelli» (cf Mt 23, 8-9). Essere sacerdote significa per me innanzitutto sapermi figlio di questo Padre ed essere mandato da Gesù per riunire tutti i suoi figli in una sola famiglia.
Sin dalla mia ordinazione, 17 anni fa, mi sono detto: mio primo compito non è celebrare matrimoni e funerali e neppure tenere catechesi e organizzare la vita parrocchiale. Sì, anche tutto questo. Ma sono sacerdote innanzi tutto per generare, insieme a Gesù e per mandato della sua Chiesa, la famiglia dei figli di Dio.
Primi prossimi: i sacerdoti
Da cinque anni sono parroco nel centro di Basilea, una città di 190 mila abitanti, al confine con la Francia e con la Germania. Come cattolici siamo una minoranza. Nella mia parrocchia siamo tremila. Gli altri sono riformati, musulmani, indù e tanti non credenti.
Da dove cominciare a formare, in questo ambiente, la famiglia di Dio? Era logico: dal primo prossimo, cioè da casa mia. Dopo un anno in cui ero vissuto da solo, si è aperta la possibilità di vivere a vita comune con altri due parroci della città e un quarto parroco della regione.
Questa piccola comunità è diventata ben presto non solo la nostra casa, ma anche il seme per una comunione crescente fra tutti i cattolici della città. Tant'è vero che nel giugno scorso, per la prima volta dopo decenni, il vescovo ha potuto celebrare una grande messa per tutta la città. Fu, nel nostro contesto, un fatto del tutto inedito.
Rapporti fraterni con tutti
La famiglia di Dio nasce dal creare rapporti di amore fraterno con tutti i prossimi, chiunque essi siano. Tra loro i numerosi rifugiati clandestini — più di mille — che vivono nel territorio della nostra parrocchia. Durante l’inverno del 2005, ogni giorno, bussavano alla porta della casa parrocchiale, affamati e chi soffriva il freddo. Lo Stato svizzero aveva da poco emanato una legge molto rigida che metteva i rifugiati sul lastrico. Che fare? Gesù aveva detto: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare…» (M? 25, 35). Ci siamo messi quindi a preparare per loro dei pasti caldi e a predisporre un alloggio per i più svantaggiati. Ben presto questo fatto divenne pubblico e ci siamo trovati in aperto contrasto con la legge. Seguirono mesi difficili in cui ho rischiato anche il carcere. Finalmente il tribunale ci ha dato ragione e la legge è stata un po’ mitigata. In quei mesi è nata una vera comunità fra i rifugiati e con l’amministrazione della città si è instaurata un’ottima collaborazione. Era importante conoscerci personalmente. Ora come parrocchia abbiamo la piena stima e il sostegno del governo.
Sempre più i nostri parrocchiani svizzeri hanno aperto il loro cuore alle persone di altre nazionalità, riconoscendo in tutti dei figli di Dio. Ormai la nostra comunità è interetnica e interculturale. Ogni domenica la messa viene celebrata con persone di
15-20 nazioni. Siamo diventati una famiglia dalle dimensioni mondiali, che attira con il suo calore sempre nuovi aderenti.
Un frutto tangibile è stato il pellegrinaggio in Terra Santa durante la Pasqua del 2008: 160 i partecipanti, provenienti da 4 continenti, 20 nazioni in tutto. Fra loro tante coppie e una quarantina di bambini. Dall’ex-ministro del Cantone alla famiglia di rifugiati dello Sri Lanka, dal medico al barbone, tutti formavano una sola grande comunità.
Condivisione che contagia
Il segreto di tutto è l’impegno di costruire rapporti secondo gli insegnamenti di Gesù, personali e profondi, a tutti i livelli. Innanzitutto fra noi sacerdoti. La gente sente che ci vogliamo bene e che fra noi non c’è nessuna invidia. Vedono che condividiamo la vita sotto un solo tetto e che gli amici dell’uno diventano amici anche degli altri. Sentono che affrontiamo le stesse difficoltà e le stesse sfide, per vivere in comunione fra noi. E si sentono contagiati. Così negli ultimi due anni sono nate nella parrocchia quattro piccole comunità cristiane, composte ciascuna da una dozzina di membri. Si incontrano ogni 15 giorni per condividere il Vangelo e vedere come impegnarsi concretamente a favore della gente nei loro ambienti. Questa vita di comunione ravviva poi la messa domenicale che diventa, per tutti i partecipanti, coinvolgente, una vera festa.
Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).
Sommario di Gen's 4-6/2009 – C’è una via… la sfida dei rapporti
- 82Saluto ai partecipanti del CongressoBenedetto XVI
- 83C'è una via... la sfida dei rapportiCentro gens (a cura del)
- 86Uno sguardo ai seminari oggiHubertus Blaumeiser
- 89Guardando la realtàAA.VV.
- 91Chiamati a edificare la Chiesa comunioneVictor Agius
- 94La sfida dei rapportiFrancesco Châtel
- 97L'arte d'amareChiara Lubich
- 100Flash di vita nei seminariAA.VV.
- 102Fare del seminario una famigliaTiago Pereira, Edilson Santos da Costa
- 105Tutto sia espressione di rapporti fraterniAlberto Rimbano e Patrizio Boldrin
- 108Affettività e verginitàAndreas Tapken
- 111Vivere in Dio i rapporti umaniStefan Ulz
- 113«Nessuno ha un amore più grande...»József Nagy
- 116Dio nei rapporti interpersonaliMichel Vandeleene
- 119«Dove due o più...»Chiara Lubich
- 122Il mio incontro con la via dell'unitàBruna Tomasi
- 126Gesù in mezzo ai suoi: dono e sfidaMarco Tecilla
- 130Scuola di comunioneAA.VV.
- 133Fraternità: la mia luceRaffaele Alterio
- 136La Chiesa nel mondo di oggiVera Araújo
- 140Semi di speranza tra i giovaniAd Verest
- 142Chiesa-famiglia multietnica e multiculturaleRuedi Beck
- 144Oltre l'anonimato delle grandi cittàFrancisco Tomás Rodríguez
- 146Sacerdoti oggiRedazione (a cura della)
- 148«Rimanete nel mio amore»Card. Zenon Grocholewski
- 152Risurrezione di RomaChiara Lubich
- 155Indice del numero
- 158Indice analitico 2009







