La Chiesa nel mondo · Gen's 1/2002, pp. 33–34
Redazione (a cura della)
Il Grossmiinster, l’antica chiesa che domina la città di Zurigo e dove Huldrych Zwingli iniziò la sua Riforma, il 17 novembre scorso ha accolto ospiti di rilievo provenienti da vari Paesi. Assieme al pastore Ruedi Reich ed a Chiara Lubich, vi sono convenuti il cardinale Miloslav VIk di Praga, il vescovo ausiliare cattolico per Zurigo Peter Henrici e altri 21 vescovi di 9 Chiese: ortodossi, siroortodossi, anglicani, evangelico-luterani, cattolico-romani. Con oltre 1300 persone da tutta la Svizzera, riformati e cattolici, membri di Movimenti di diverse Chiese, religiosi e religiose, ma anche persone distanti dalla vita di fede, essi, nel segno della riconciliazione e della fratellanza, hanno invocato da Dio il dono della piena unità visibile della Chiesa.
«Tre o quattro anni fa non avrei immaginato che un avvenimento di questa portata potesse aver luogo qui, al Grossmiinster», ha commentato il vescovo ausiliare per Zurigo, Henrici. «Ero scossa e sfiduciata dopo i tragici eventi dei mesi scorsi — commenta una donna — ma ora ho ritrovato la speranza». Mentre una ragazza afferma: «Ho difficoltà con tutto ciò che riguarda la Chiesa. Ma qui ho avvertito qualcosa di carismatico che irradiava al di sopra di tutto». E qualcun altro ancora: «Oggi ho sentito una chiamata speciale a vivere la solidarietà e la fraternità».
«Da oltre 1000 anni il Grossmiinster è un luogo di annuncio del Vangelo». Con queste parole il pastore Ruedi Reich, presidente del consiglio della Chiesa evangelico-riformata nel cantone di Zurigo, in apertura della grande celebrazione ecumenica aveva sottolineato non la rottura ma ciò che unisce. Ed aveva ricordato l’antica tradizione di questa chiesa edificata da Carlo Magno sulle tombe dei martiri Felice, Regola ed Essuperanzio della Legione tebana. Fu qui e nel vicino Fraumiinster che Zwingli, assieme ai suoi collaboratori, tradusse la Bibbia in tedesco.
Un pressante appello alla piena comunione fra i cristiani
Dopo una preghiera d’apertura formulata dal parroco del posto, Hans Stickelberger, e la lettura della Preghiera di Gesù per l’unità (Gv 17), Chiara Lubich è stata invitata a prendere la parola.
Lei nota che, in seguito agli eventi dell’ 11 settembre scorso, la riconciliazione fra i cristiani non può restare soltanto un desiderio ma è un’assoluta necessità. E ribadisce: «Non è tutto solo colpa del terrorismo, se stiamo vivendo un momento di tanta emergenza». E non è neppure da attribuire semplicemente al fatto pur grave «che nazioni più ricche non hanno aiutato altre nazioni in grande ed estrema povertà». C’è anche, secondo la fondatrice dei Focolari, una seria responsabilità dei cristiani che spinge ad agire con urgenza: «Se oggi alcuni arrivano, tragicamente, a qualificare noi cristiani addirittura come ‘atei’ e ‘infedeli’, una ragione Ced
Bisogna riconoscere, infatti, che pur essendo oltre un miliardo nel mondo, siamo ancora divisi. Mentre solo nell’amore reciproco, nell’unità, secondo le parole di Gesù, c’è il distintivo vero dei cristiani. «Lavoriamo. Non diamoci pace», esorta quindi la Lubich e aggiunge: «Quando ci sarà fra noi la piena comunione visibile, un fremito di nuova vita invaderà la terra per il bene dell’umanità». Parole che hanno avuto un forte impatto sui presenti e sono state accolte con un lungo applauso.
Mentre la cerimonia prosegue, fra i canti eseguiti da una nutrita corale giovanile e le preghiere, l’assemblea si fa sempre più compatta.
E non manca una certa commozione nel momento in cui cinque vescovi di diverse Chiese e il pastore Reich formulano davanti a tutti le loro intenzioni di preghiera; quando tutti insieme recitano il Padre nostro; quando i vescovi presenti si dirigono fino ai posti più remoti della chiesa per dare un segno di pace e unità ai fedeli, così come quando Chiara Lubich con una preghiera chiede a Dio di suggellare la volontà della ricerca dell’unità dei cristiani «in modo tale da essere e apparire a tutti una sola comunità cristiana, preludio e testimonianza della piena comunione visibile della Chiesa».
«Lasciamoci incoraggiare dalla gioia della cerimonia che abbiamo vissuto stasera», così il pastore Reich durante il ricevimento coi vescovi e i responsabili del Movimento dei focolari subito dopo la cerimonia. Ed aggiunge: «L’ecumenismo non deve essere l’eccezione ma la regola, la normalità. E importante che sottolineiamo quello che già ci lega, rispettando ciò che ancora ci distingue».
Spiritualità di comunione tra le Chiese
Questo avvenimento ecumenico era stato preceduto da una settimana di convivenza fraterna tra 24 vescovi di varie Chiese, esperienza che si ripete da 20 anni. Quest'anno si era svolta al Centro Unità, a Baar nel cantone di Zug in Svizzera, dal 13 al 20 novembre. Provenivano da 12 nazioni: dalla Siria alla Svezia, dall'Inghilterra all'India.
Si trattava di «fare un’esperienza di quella spiritualità di comunione che secondo Giovanni Paolo II deve caratterizzare tutto il nostro agire e, a maggior ragione, il nostro agire ecumenico», spiega il moderatore del Convegno, il card. VIk. E il frutto è stato visibile.
«Nella preghiera in comune e nel dialogo fraterno, durante le meditazioni bibliche e le conversazioni di spiritualità ecumenica, abbiamo potuto sperimentare quasi un presagio della piena comunione visibile fra le Chiese», affermano i vescovi nei messaggi che hanno inviato ai Capi delle rispettive Chiese a conclusione della loro riunione. Messaggi nei quali hanno espresso senza mezzi termini la loro risoluzione di testimoniare, in seno alle Chiese e tra i fedeli loro affidati, «quella fratellanza che ci unisce sin d’ora, e di adoperarci in ogni modo, affinché si affretti il giorno nel quale i cristiani potranno accostarsi insieme alla mensa del Signore e testimoniare in pienezza Cristo all'umanità, attraverso la nostra visibile unità».
Una via per affrontare anche le differenze
Mentre nelle edizioni precedenti del Convegno ci si era soffermati di più a sottolineare gli aspetti di convergenza, questa volta si sono toccati anche alcuni punti di divergenza, perché, come spiega il card. VIk: «La profonda unità in Cristo che abbiamo cercato di realizzare, permetteva di dialogare su argomenti delicati come l’eucaristia o il.
ministero petrino in un clima di amicizia e nel vicendevole ascolto».
Tornando nei loro Paesi, i vescovi vogliono approfondire questi temi e, nel Convegno dell’anno prossimo, si spera di raccogliere i primi frutti.
Nel desiderio di «conoscere di più la tradizione dell’altro per potersi amare di più», i partecipanti hanno visitato anche diverse comunità cristiane del posto: dall’ Abbazia benedettina di Einsiedeln, al Monastero siroortodosso di Sant’ Augin ad Arth e a Zurigo «sulle orme di Huldrych Zwingli». Occasioni per dare insieme una testimonianza di quella fraternità che è forse il risultato più importante del cammino ecumenico fin qui compiuto.
Giornata d’incontro con personalità di varie Chiese
Il ricco frutto di questo Convegno è confluito nell’ultima giornata, quando altre 32 personalità del mondo ecumenico sono venute a Baar, fra cui rappresentanti delle Chiese riformate svizzere, delle Chiese libere, del Consiglio ecumenico delle Chiese a Ginevra, della Federazione luterana mondiale, del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e di altri Patriarcati ortodossi, della Chiesa Armeno-apostolica in Francia, il nunzio apostolico di Berna e altri vescovi cattolici. A loro Chiara Lubich, in un efficace intervento, ha fatto dono dell’esperienza e della fecondità che si sprigiona dal mistero di “Gesù crocifisso e abbandonato: luce sul cammino verso la piena comunione fra le Chiese”. Sono seguite testimonianze di vescovi, sacerdoti, pastori e laici che approfondivano la spiritualità di comunione vissuta nel Movimento dei focolari nell’ambito dell’evangelizzazione, nel lavoro teologico e nell’azione per il rinnovamento della società.
«È questa una spiritualità che ci incoraggia, che apre nuove porte, che ci fa vedere nuove strade nel linguaggio della fede», ha commentato il dott. Martin Robra, rappresentante del Consiglio Ecumenico delle Chiese. E il direttore dell’Istituto ecumenico di Bossey, il sacerdote rumeno ortodosso Ioan Sauca: «Se non scopriamo una spiritualità di comunione, l’ecumenismo rischia di fermarsi a dichiarazioni vuote. Chiara Lubich ci indica la via per vivere la nostra identità in un cortesto di pluralità».
Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).
Sommario di Gen's 1/2002 – Sapienza e studio
- 1Chi vive la sapienza è credibileEnrico Pepe
- 3Scegliere la sapienzaPasquale Foresi
- 4L’amore genera sapienzaChiara Lubich
- 12Per una visione sapienziale della cultura contemporaneaGiuseppe Maria Zanghì
- 18Teologia e vita: un binomio inscindibileThomas Norris
- 24Un’esperienza di formazioneRamon Dus
- 28Omelie per vivere la ParolaLorenzo Campagnolo
- 31Nuovo impulso all’ecumenismoGiovanni Paolo II
- 33Convegno ecumenico di vescoviRedazione (a cura della)
- 35Lavorare per l’unità tra Oriente e OccidenteRedazione (a cura della)
- 36Il dialogo teologico tra cattolici e anglicaniRedazione (a cura della)
- 37Notizie dal mondo dei seminari — 32AA.VV.







