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«Sei tu, Signore, che vieni a visitarmi»

Flash di vita

Flash di vita · Gen's 3-4/2005, p. 100

Coccolo Giovanni

Quando al Pronto Soccorso mi è stato detto: «C’è qualcosa al cuore che non va», e mi hanno subito trasportato in autoambulanza all’Unità Coronaria dell’ospedale “Le Molinette”, ho detto a Gesù: «Sei tu, Signore, che vieni a visitarmi»; e gli ho detto il mio SÌ.

È stato un dono di Dio non aver mai perso la serenità, neanche per un momento. Sentivo che là dove mi trovavo dovevo solo essere “amore” per tutti. Per il vicino di letto che si è dichiarato subito “miscredente”, ma che quando sono stato dimesso mi ha ringraziato per la mia presenza promettendomi, appena potrà uscire, di venire a Messa a Sant’ Agostino, nella mia parrocchia. Essere amore per le infermiere e gli infermieri: una di esse, molto distante dalla Chiesa, mi ha confidato le sue gravi difficoltà; così pure per i medici, ecc.

In quei giorni non mi sentivo di pregare con formule, ma cercavo di far diventare preghiera la mia vita, la mia inattività, la mia sofferenza. E offrivo tutto per la Chiesa, per la nuova vita che sta fiorendo tra i sacerdoti della nostra zona, per la comunità parrocchiale, per l’umanità tutta. Cercavo di vivere bene l’attimo presente nella volontà di Dio.

Attraverso questa malattia, che ha prevenuto un infarto, mi pare che il Signore mi abbia voluto dire: «La porzione di vita che ancora ti do, la devi vivere solo perché “tutti siano uno”).

È quanto voglio fare, ricominciando ogni giorno. Sento di dover ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto con la loro preghiera, mantenendo viva tra noi la presenza di Gesù che ha fatto sì che questi fossero veramente giorni di grazia.

Giovanni Coccolo

PERCHÉ TUTTI SIANO l ritorno dalla Messa, una signora anziana mi ha chiesto di | passare a casa sua. Diceva che aveva qualcosa da confidarmi. Ero in fretta, ma ho accettato. Conversando, è venuto fuori che voleva togliersi la vita. Ho potuto consigliarla e lei mi ha ascoltato e obbedito. Sono tornato a casa felice di aver salvato una vita». (N.P.)

«Ho incontrato un gruppo di studentesse, fra cui Bélie, ragazza dal viso sfigurato a causa di una bruciatura. Emarginata dalle altre, camminava isolata. Avevo sentito il suo nome e l’ho chiamata e salutata calorosamente. Lei era molto contenta che la conoscevo per nome. Abbiamo parlato un po’. Quando mi sono congedato e mi stavo già allontanando, mi ha gridato: “Ho capito: tu sei seminarista…!”. Sono grato d’aver potuto ridare a Bélie la gioia». (/Z.M.)

Sono racconti di due futuri sacerdoti del Burundi. Parlano di incontri che potevano essere anche opportunità mancate, ma che, per l’amore vissuto, si sono tradotti in storia di “salvezza”.

Due storie che, assieme a quelle sulle prossime pagine, possono accompagnare quest'estate quando — non guidati da un regolamento né protetti dalle mura del seminario — avremo numerose occasioni di trovarci fra la “gente” ed essere proprio lì testimoni di Gesù, portatori di una vita nuova.

Le vacanze, effettivamente, ci offrono opportunità speciali per crescere nella libertà e nella donazione. Come ci raccontano alcuni studenti di diverse nazioni che da vari anni trascorrono in estate insieme un periodo di riposo. Per oltrepassare le difficoltà che possono nascere dalle differenze di cultura e di carattere, si sono presi un motto assai efficace: «Il tuo riposo è il mio riposo». Quando ciascuno pensa all’altro, si spalanca infatti un pezzo di Paradiso. E molti ne rimangono attratti. Come ci assicurano ancora questi nostri amici che ogni volta, attorno a loro, vedono puntualmente decollare un’evangelizzazione spontanea che coinvolge tante persone, mentre loro sono semplicemente intenti a fare vacanze. Bastano poi poche parole, per illuminare una vita, per guarire ferite. E su tutto domina il fascino di quel «Regno» di cui ha parlato Gesù.

E l’esperienza anche di alcune decine di seminaristi in Brasile. Nelle vacanze, si sono ritrovati in una località marittima per un campeggio dal titolo: Festa. Apparentemente, una proposta di poco impegno. Ma alla base di tutto un’unica “regola”: l’amore fraterno, l’arte dell’amore evangelico. Così quel periodo trascorre in grande libertà, fatto delle cose semplici d’ogni giorno: gioco, pasti, divertimento, assieme a preghiera, Messa, un quotidiano scambio di quanto si è vissuto. Alla fine, un’eco unanime: esperienza da ripetere!

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Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).

Sommario di Gen's 3-4/2005 – Gesù presente nella comunità/2
  1. 65Il popolo del RisortoHubertus Blaumeiser
  2. 67Quando tra noi non c’è GesùGiovanni Crisostomo
  3. 68Gesù in mezzo a noiChiara Lubich
  4. 71Gesù torna in mezzo alla genteMario Spaki
  5. 75«Siete una sfida di Vangelo vissuto»Beda Baumgartner
  6. 78Una parrocchia colorata di carismi
  7. 84La persona nel cuore di una società complessaVera Aratijo
  8. 90«Aiutalo a crescere nella sua terra»Maria Frandina
  9. 95In cammino verso l’unitàRedazione (a cura della)
  10. 98Gli zingari nostri fratelliPiergiorgio Zocchio
  11. 99Nell’Eucaristia: il paradiso e la terraViràg Rassay
  12. 100«Sei tu, Signore, che vieni a visitarmi»Coccolo Giovanni
  13. 101Notizie dal mondo dei seminari — 44AA.VV.

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