Flash di vita · Gen's 3-4/2005, p. 98
Piergiorgio Zocchio
Se sai che in ogni creatura umana c’è una presenza del Cristo e ti disponi subito a servirla, mettendo da parte sospetti e pregiudizi, spesso vedrai fiorire un vero rapporto d'amore fraterno: l’unica via per trasmettere vitalmente i tesori del Vangelo.
Entro in chiesa assieme ad una signora e un piccolino e vedo che presso la statua della Madonna c’è una coppia di giovani zingari. Lui mi fa segno con un dito di accostarmi. Lascio un momento quella signora e mi avvicino a lui che mi indica il suo anello e quello di lei e mi chiede di benedirli.
Un attimo di perplessità da parte mia e lei interviene per rassicurarmi: «Sabato prossimo ci sposeremo in municipio». La cosa mi sembra strana, sapendo che gli zingari non accettano il matrimonio in chiesa, perché non vogliono che i loro nominativi siano poi registrati nel comune. Chiedo: «Come mai non vi sposate in chiesa?». La signora: «Sa, noi non conosciamo il catechismo…». E io: «Scommetto che sapete a memoria una bella pagina del Vangelo! Conoscete il Padre Nostro?». «Abbastanza», è la risposta. «Ma non sareste contenti di sposarvi in chiesa?®». «E stato sempre il nostro sogno». Cerco di capire quanto sia serio il loro intento: «Ma voi vi volete veramente bene?». «E da tredici anni che stiamo assieme e abbiamo già sette bambini».
Mi dicono anche che da poco abitano nella periferia della parrocchia, dove hanno ottenuto un’abitazione popolare. Li invito a venire in canonica il giorno dopo per parlare assieme con calma.
Nel frattempo chiedo un parere al parroco confinante, che di zingari un po’ se ne intende. Egli m’incoraggia ad approfondire l’iniziativa, sia pure con prudenza.
Arriva la domenica ed essi si presentano puntuali. Nel colloquio vengo a sapere che in casa pregano assieme due volte al giorno: prima del pasto e prima di andare a letto. «Lui sa leggere e alla sera apre la Bibbia e a turno diciamo una preghiera». Chiedo a chi abbiano lasciato i bambini e la mamma mi risponde che a casa c’è la più grande: ha 12 anni e frequenta la 5° elementare e sa custodirli tutti. Domandano se possono sposarsi tra un mese, nello stesso giorno in cui avevano iniziato a vivere insieme. Intanto ritirano dal municipio l’attestato delle avvenute pubblicazioni.
Negli incontri seguenti cerco di non insegnare tante cose ma di farmi raccontare e nel dialogo completare la loro conoscenza di Gesù. L’uomo mi porta anche la Bibbia che avevo loro richiesto per vedere se l’avevano ricevuta da persone affidabili, e mi accorgo che è un regalo del vescovo di Trento, fatto al marito mentre era in carcere. E contento che io legga quello che egli ha scritto sulle ultime pagine bianche. È una preghiera scritta in quei giorni di lontananza dalla famiglia: una preghiera ricca di dolore, pentimento, gratitudine, propositi.
Prepariamo il matrimonio. Ritengo opportuno farlo con la Liturgia della Parola. In seguito, insieme al cammino di catechesi che i quattro bambini più grandi inizieranno, preeucaristica e alla cresima.
Il giorno che precede le loro nozze è domenica e sono tutti e nove a Messa, così silenziosi che nemmeno m’accorgo della loro presenza. Alla fine i genitori mi presentano i figli: uno più bello dell’altro. «Non vogliamo che i nostri bambini crescano come noi. Vanno tutti a scuola e all’asilo!». Nell’uscire dalla chiesa saluto Gesù con il gesto della mano e tutti e nove Lo salutano.
In canonica prepariamo le preghiere che i quattro più grandi sono disposti a leggere per i loro genitori. Facciamo poi uno schema per i turni di servizio dei bambini in casa, avendo sentito che si lasciano servire un po” troppo dai genitori. Prometto che verificheremo assieme come funzionerà. Poiché in canonica ritorneranno ancora, chiamo anche la signora che vi lavora, perché possa farne la conoscenza e assieme diciamo una preghiera davanti alla Madonna dell’ Accoglienza che sta nell’atrio della casa.
Propongo la celebrazione delle nozze in una cappella, ma essi mi chiedono se si può fare nella chiesa grande perché lì hanno molti bei ricordi. Chiedo dove andranno a pranzo dopo la celebrazione. So che gli zingari quando fanno festa diventano un esercito munito di musica e birra. «Invitiamo pochi e ritorneremo a casa nostra». Propongo di pranzare in parrocchia. Sono felici.
La liturgia avviene con intensa attenzione degli sposi e dei figli maggiori, e grande fermento dei più piccoli. Dopo la celebrazione, con altre quattro coppie di zingari, due suonatori di violino e sedici piccoli saltellanti, ci raccogliamo attorno ad una grande tavolata. Una famiglia della parrocchia ha preparato il pranzo e la nostra colf e un’altra parrocchiana si mettono a servirli.
So che siamo solo all’inizio di una storia iniziata con una piccola attenzione al mondo zingaro, una storia che probabilmente è destinata a continuare non solo con la catechesi dei loro bimbi, ma anche con l’evangelizzazione che questa coppia farà alle altre del loro mondo.
Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).
Sommario di Gen's 3-4/2005 – Gesù presente nella comunità/2
- 65Il popolo del RisortoHubertus Blaumeiser
- 67Quando tra noi non c’è GesùGiovanni Crisostomo
- 68Gesù in mezzo a noiChiara Lubich
- 71Gesù torna in mezzo alla genteMario Spaki
- 75«Siete una sfida di Vangelo vissuto»Beda Baumgartner
- 78Una parrocchia colorata di carismi
- 84La persona nel cuore di una società complessaVera Aratijo
- 90«Aiutalo a crescere nella sua terra»Maria Frandina
- 95In cammino verso l’unitàRedazione (a cura della)
- 98Gli zingari nostri fratelliPiergiorgio Zocchio
- 99Nell’Eucaristia: il paradiso e la terraViràg Rassay
- 100«Sei tu, Signore, che vieni a visitarmi»Coccolo Giovanni
- 101Notizie dal mondo dei seminari — 44AA.VV.







