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Per una pastorale della comunione

Il «metodo» di Gesù

Evangelizzazione e dialogo · Gen's 3-4/2006, pp. 154–156

Aldo Giordano

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Per una pastorale della comunione

Ascoltare e sostenere la ricerca dell'umanità

Una famosa pagina di Nietzsche inizia: «Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: ‘Cerco Dio! Cerco Dio!”». Sembra un segno di follia accendere una lanterna quando attorno c’è la piena luce del mattino, ma in realtà anche l’umanità di oggi comincia a sentire l’esigenza di dover riaccendere una nuova luce proprio quando tutto sembra illuminato dalla ragione, dalle scienze, dai poteri del mondo. Siamo spinti pure da tanti segni a rimetterci in ricerca: 1’11 settembre del 2001, lo tsunami del sud-est Asia, la morte di Giovanni Paolo II… Mi sembra che un primo compito della nostra pastorale sia l’ascoltare e il sostenere questa nuova ricerca.

L’umanità è alla ricerca della verità. Cerchiamo una verità che dia senso alla vita. C’è qualcuno in grado di rispondere al mio desiderio di felicità, di affetto e di eternità? Il grande dolore dei singoli e dei popoli, la morte, sono l’ultima parola? Perché il dolore innocente?

Siamo in ricerca della bellezza. Ci attira il fascino di un volto, di un paesaggio, di un’opera d’arte, della luce. Insieme sperimentiamo però la corruzione di ogni cosa.

L’umanità cerca l’amore, il bene. Quando lo spazio del mondo era molto grande, le diversità delle culture e dei popoli esistevano, ma erano lontane. Ora lo spazio si riduce sempre più e le diversità abitano nella stessa casa. Esiste un bene capace di far vivere insieme queste diversità?

Chi potrà donarci questa verità, bellezza, amore che cerchiamo? Sappiamo che Verum, Pulchrum et Bonum convertuntur in Unum. Essi sono volti diversi della medesima realtà. La spiritualità dei focolari ci ha concentrati sull’Unum. Si tratta di passare ad ogni livello dalla frammentazione all’unità, per ritrovare la verità, la bellezza e l’amore. È l’ora della comunione. Questa in sintesi la sfida che abbiamo davanti e che è dentro la nostra pastorale.

Il segreto del Dio crocifisso e abbandonato

Durante il funerale di Giovanni Paolo II mi ha colpito il fatto che la semplice bara sia stata collocata tra la croce e il cero pasquale: il papa sembrava scomparso e restava solo il Cristo crocifisso e risorto. E sulla bara il Vangelo, sfogliato ripetutamente dal vento.

La spiritualità dell’unità indica nella Pasqua la sorgente di una pastorale capace di creare quella comunione che è il luogo della verità, bellezza e amore.

Dal Cristo crocifisso e abbandonato possiamo imparare il segreto misterioso, la vitalità più profonda della pastorale.

Il primo passo è avere il coraggio di seguire Gesù là, fuori le mura, fino al suo grido di abbandono, dove anche il Cielo e la terra appaiono separati. Non si può stare a guardare i dolori, le ferite, dal di fuori, come spettatori o come arbitri, ma occorre entrare dentro le divisioni, i fallimenti, per “comprenderli” fino in fondo.

Quel Dio entrato nelle ferite, diventa Lui ferita. Quando esplodono conflitti, normalmente, l’uno trasmette all’altro il conflitto e scarica sull’altro la responsabilità. Il Cristo in croce non ha cercato il colpevole, ma ha assunto su di sé la divisione.

La ferita crea uno spazio nuovo che prima non esisteva. Il Crocifisso diviene uno spazio immenso, aperto, che è in grado di accogliere tutti, soprattutto chi porta nella vita la croce ed anche quelli che sembrano i lontani da Dio. Ogni essere umano, in quanto toccato dal dolore e dal male, appartiene già al Crocifisso. I pastori e le comunità, nella sequela del Cristo, sono chiamati a divenire questa dimora accogliente senza frontiere.

Il chicco di frumento se non muore non porta frutto. Da Giovanni Paolo Il abbiamo imparato questa grande lezione di una “predica” fatta attraverso il mistero del dolore. Il dolore trasformato in amore è forse il segreto più “intimo” di ogni pastore.

Il Risorto e il dilagare della vita trinitaria

Il Crocifisso è il lato nascosto del volto splendido del Risorto. La prospettiva più rivoluzionaria che abbiamo per la nostra pastorale è quella di creare la dimora dove vive il Risorto stesso. Questo è possibile se viviamo fra noi, reciprocamente, quell’amore che il Cristo ci ha insegnato. La carità reciproca, la comunione, è la- casa del Risorto: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». Il Risorto che rimane fra i suoi fino alla fine dei tempi, porta sulla terra la vita stessa di Dio, il rapporto di amore trinitario vissuto dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Questa è la vita che la pastorale dovrebbe far dilagare sempre più al largo fra le persone e fra tutte le realtà ecclesiali e sociali.

L’amore reciproco che rende presente il Risorto porta avanti pure il cammino ecumenico. Oggi tra le Chiese e tra le Comunità ecclesiali non esiste la condivisione di fede sufficiente per celebrare l'Eucaristia insieme, ma nulla ci impedisce di vivere insieme il Vangelo, la carità, la collaborazione, la solidarietà. In questo modo si crea lo spazio per la presenza fra noi del Risorto e lui potrà portarci al ritrovamento della comunione.

Il Risorto fra noi è capace di far incontrare anche le religioni. Se tra persone di diverse religioni si approfondisce la conoscenza, la stima, la collaborazione, il Risorto può agire e lui può tutto.

Il Risorto presente nell’amore reciproco infine ci fa sperimentare che esiste l’eternità e quindi la vita va considerata alla luce del paradiso e non solo degli anni che passiamo su questa terra. Questa la grande notizia.

Il metodo pastorale di Gesù di Nazareth

Per concretizzare il metodo di questa nuova pastorale possiamo guardare all’opera evangelizzatrice di Gesù stesso.

Gesù innanzitutto non ha tanto predicato il Vangelo, ma è stato Lui stesso il Vangelo vissuto, sia nei 30 anni nascosti di Nazareth che nella vita pubblica. Gli evangelizzatori sono “trasparenza” del Vangelo se hanno una vita armonica: è pastorale la nostra vita di preghiera, l’aggiornamento, il modo di gestire i soldi, la cura per la casa — e l’abito; l’attenzione alla salute; la capacità di comunicare. La carità reciproca, in particolare, è il primo “strumento” pastorale: «Da questo riconosceranno che siete miei discepoli: dall'amore che avrete gli uni per gli altri».

Gesù ha evangelizzato le singole persone, sfruttando ogni incontro, anche casuale: Zaccheo, il “buon ladrone” sulla croce… Pastorale significa valorizzazione di ogni incontro e ogni persona: direzione spirituale, corrispondenza, dialoghi, confessione… Le persone hanno bisogno che si “perda tempo” per loro.

evangelizzazione e dialogo

Il tempo migliore della sua vita pubblica Gesù lo ha dedicato a costituire la piccola comunità dei dodici, con la vita insieme, la catechesi sistematica, la preghiera… È fondamentale far nascere un gruppo capace di vivere con il Cristo e di irradiare poi questa vita.

C’è un altro cerchio di persone “evangelizzate” da Gesù, quello dei 72. Essi diventano anche evangelizzatori. Si procede come a cerchi concentrici.

Gesù quando si è trovato davanti alle folle, ha evangelizzato pure le folle.

Gesù non ha contrapposto sterilmente le forme o i metodi di evangelizzazione e neppure ha contato troppo su teorie e programmi, ma ha evangelizzato, amando, chi aveva davanti.

C’è un proverbio arabo che mi piace particolarmente: «Se vuoi tracciare un solco diritto, attacca il tuo aratro ad una stella». Anche per la evangelizzazione è oggi urgente trovare la nuova stella, la nuova luce. Gesù abbandonato e risorto è la stella che ci permette di tracciare solchi diritti nella pastorale e di dare un contributo per la storia del mondo.

Autore

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Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).

Sommario di Gen's 3-4/2006 – Chiesa oggi
  1. 75Il coraggio di aggiornarsiSilvano Cola
  2. 77Una generazione che guarda al futuroManuel Maria Bru Alonso
  3. 85Messaggio al CongressoChiara Lubich
  4. 86«Testimoniate la spiritualità di comunione»Lettera della Segreteria di Stato
  5. 88Sacerdoti e diaconi nel mondo di oggiEnrico Pepe (a cura di)
  6. 94Sfide e speranzeLino D’Armi (a cura di)
  7. 98«Trasformare i problemi»Benedetto XVI
  8. 100Dal «castello interiore» al «castello esteriore»Giuseppe Maria Zanghì
  9. 103«E nacque il primo focolare maschile»Marco Tecilla
  10. 105«La luce che mi colpì»Silvano Cola
  11. 108Vivere e testimoniareMichela e Pino Tasca
  12. 110L'«arte di amare»Chiara Lubich
  13. 111Loppiano: laboratorio della Chiesa-comunioneConcetta Bonfanti e Franz Kiessling
  14. 113«A scuola di comunione»Lorenzo Campagnolo (a cura di)
  15. 116Comunione reale, non teoricaManuel Maria Bru Alonso
  16. 118La correzione fraternaAnton Berkley
  17. 120La nostra speranza è nella comunioneStefan Ulz (a cura di)
  18. 122Chiesa-famiglia: l'urgenza della vita fraternaImre Kiss (a cura di)
  19. 124Un ponte tra Oriente e OccidenteAlbert Rauch
  20. 127La scoperta dell'abbandono di GesùNatalia Dallapiccola
  21. 129Entrare nel mistero di Gesù abbandonatoChiara Lubich
  22. 133Esistenza sacerdotaleMons. Klaus Hemmerle
  23. 134«Ti consegno questo crocifisso»Dante Sementilli
  24. 138Mettersi al posto dell'altroCarlo Malavasi
  25. 140Il corpo sfigurato di GesùRenato Chiera
  26. 142«La tua piccola scintilla accenderà un grande fuoco»Christian Diaz Yepes
  27. 144Testimone della speranzaNatale Monza (a cura di)
  28. 148«Con Gesù abbandonato le fratture si compongono in unità»Mons. Giancarlo Bregantini
  29. 152Puntare sulla vitaChiara Lubich
  30. 154Per una pastorale della comunioneAldo Giordano
  31. 157Insieme verso tuttiEnrico Gemma (a cura di)
  32. 160«Sentinelle dell'aurora»Meinolf Wacker
  33. 162Chiesa che va alla ricerca di tuttiMario Spaki
  34. 165Uno sguardo ai quattro dialoghi previsti dal Concilio, nell’esperienza del Movimento dei focolariCarlos Claria
  35. 169Assisi – Parigi – HollywoodVera Araujo
  36. 172Una nuova scuola di pensieroPasquale Foresi
  37. 177Indice del numero

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