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Chiesa-famiglia: l’urgenza della vita fraterna

Testimonianza di tre sacerdoti e un seminarista dell’Ungheria

Spiritualità · Gen's 3-4/2006, pp. 122–123

Imre Kiss (a cura di)

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Una vita veramente fraterna non è soltanto sostegno e luce per la propria esistenza e per il proprio ministero, ma è anche una realtà da promuovere costantemente, come stile di vita, nel presbiterio e nei seminari.

La testimonianza di tre sacerdoti e un seminarista dell'Ungheria: «Vediamo crescere una generazione nuova di sacerdoti aperti al dialogo e alla comunione».

Imre Kiss: Per vari anni sono stato padre spirituale, poi rettore in un seminario maggiore. Mi ha sempre toccato vedere gli ideali con cui i giovani arrivano in seminario. Con gli anni, però, spesso prendono il sopravvento altre realtà e aspirazioni.

Vedo chiaramente che la soluzione è: la comunità sacerdotale. Lo affermava già il Concilio Vaticano II. Ed è anche la nostra esperienza: vari di noi siamo oggi ancora sacerdoti — e siamo felici di esserlo — perché in un periodo difficile della nostra vita un confratello si è messo al nostro fianco.

Attualmente sono vicario generale. In diocesi organizziamo diversi incontri fra sacerdoti. Ci ritroviamo dopo Natale per riposare insieme e festeggiare. E ci riuniamo dopo l’anno scolastico per riprendere forza e speranza. Cerchiamo sempre nuovi modi per vivere la fraternità.

Tutti noi abbiamo tanto da fare nella pastorale, ma se i vescovi o i rettori dei seminari ci invitano a tenere esercizi spirituali, accettiamo. Da ogni parte ci giungono richieste di dare testimonianza di una vita sacerdotale che è credibile, felice e comunitaria.

Zsolt Marton: Fin dall’inizio della mia vocazione mi sono stati vicini i sacerdoti del Movimento.

Più tardi, da seminarista, insieme ad altri compagni facevamo d’estate il tirocinio nella parrocchia di Lajos. Sperimentavamo tante cose belle, ma quella che più ci colpì fu quando Lajos ci portò in una comunità di preti. La fraternità di quei sacerdoti ebbe un effetto enorme su di me. Fino a quel momento infatti ero stato un rispettabile seminarista individualista.

In autunno tornai in seminario e, con il consenso dei superiori, un gruppetto di noi cominciò a ritrovarsi ogni giorno, la mattina e la sera, per un momento di comunione e di condivisione.

L’estate seguente invitammo altri seminaristi alla parrocchia di Lajos, poi di anno in chiesa-comunione anno crescemmo di numero. Lì sperimentavamo cos’è una comunità parrocchiale viva. Lavoravamo con loro nella costruzione della chiesa. Il culmine era sempre il giorno che trascorrevamo insieme ai sacerdoti, che ci donavano la loro vita e le loro esperienze.

Ora sono prefetto nel seminario maggiore di Budapest, dove studiano seminaristi di undici diocesi. Cinque di loro sono qui con noi.

Laszlò Berényi: Vengo da una famiglia non praticante. Ho conosciuto la realtà più profonda del cristianesimo nella parrocchia di due sacerdoti che, con la loro testimonianza di vita, hanno suscitato dal nulla una comunità cristiana in un quartiere excomunista alla periferia di Budapest. Lì è nata anche la mia vocazione al sacerdozio e quella di altri due giovani.

Prima di entrare in seminario sono stato per due anni alla Scuola sacerdotale di Loppiano. Tornando nel mio Paese avevo in cuore due realtà: amare Dio ed amare tutti, e quindi i compagni del seminario, ma anche i formatori… Alla fine del secondo anno eravamo otto seminaristi — un quarto del seminario — che ogni settimana ci incontravamo per condividere le nostre esperienze con il Vangelo vissuto. Ed altri erano attirati da questo modo di vivere.

Lajos Jivorka: Abbiamo molti contatti coi seminari. I superiori sono contenti delle nostre visite e mandano i loro studenti volentieri da noi per il tirocinio pastorale. Costatiamo che questi giovani sono fortemente alla ricerca di una via nuova, una via più comunitaria.

È importante poi accompagnare i giovani sacerdoti. Li visitiamo nei posti del loro primo incarico dove tante volte trovano difficoltà. Sono nati così quasi spontaneamente gruppi di giovani sacerdoti.

Vediamo nascere e crescere una generazione nuova di sacerdoti aperti al dialogo e alla comunione… L’incontro con laici maturi, uomini e donne del Movimento, li aiuta a vivere il Vangelo.

Imre Kiss: Per tutti noi è un grande dono che nella famiglia del Movimento dei focolari ci sentiamo veramente a casa. E questo non è soltanto un buon sentimento o un sostegno svirituale. Abbiamo trovato un carisma che ci offre una via concreta. Praticamente, la comunità del Movimento è per noi una continua fonte di vita e di ispirazione. Non si tratta soltanto di una comunità sacerdotale, ma di un’esperienza di Chiesa: abbiamo diverse vocazioni ma siamo tutti proiettati verso Dio, donati a Dio.

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Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).

Sommario di Gen's 3-4/2006 – Chiesa oggi
  1. 75Il coraggio di aggiornarsiSilvano Cola
  2. 77Una generazione che guarda al futuroManuel Maria Bru Alonso
  3. 85Messaggio al CongressoChiara Lubich
  4. 86«Testimoniate la spiritualità di comunione»Lettera della Segreteria di Stato
  5. 88Sacerdoti e diaconi nel mondo di oggiEnrico Pepe (a cura di)
  6. 94Sfide e speranzeLino D’Armi (a cura di)
  7. 98«Trasformare i problemi»Benedetto XVI
  8. 100Dal «castello interiore» al «castello esteriore»Giuseppe Maria Zanghì
  9. 103«E nacque il primo focolare maschile»Marco Tecilla
  10. 105«La luce che mi colpì»Silvano Cola
  11. 108Vivere e testimoniareMichela e Pino Tasca
  12. 110L'«arte di amare»Chiara Lubich
  13. 111Loppiano: laboratorio della Chiesa-comunioneConcetta Bonfanti e Franz Kiessling
  14. 113«A scuola di comunione»Lorenzo Campagnolo (a cura di)
  15. 116Comunione reale, non teoricaManuel Maria Bru Alonso
  16. 118La correzione fraternaAnton Berkley
  17. 120La nostra speranza è nella comunioneStefan Ulz (a cura di)
  18. 122Chiesa-famiglia: l'urgenza della vita fraternaImre Kiss (a cura di)
  19. 124Un ponte tra Oriente e OccidenteAlbert Rauch
  20. 127La scoperta dell'abbandono di GesùNatalia Dallapiccola
  21. 129Entrare nel mistero di Gesù abbandonatoChiara Lubich
  22. 133Esistenza sacerdotaleMons. Klaus Hemmerle
  23. 134«Ti consegno questo crocifisso»Dante Sementilli
  24. 138Mettersi al posto dell'altroCarlo Malavasi
  25. 140Il corpo sfigurato di GesùRenato Chiera
  26. 142«La tua piccola scintilla accenderà un grande fuoco»Christian Diaz Yepes
  27. 144Testimone della speranzaNatale Monza (a cura di)
  28. 148«Con Gesù abbandonato le fratture si compongono in unità»Mons. Giancarlo Bregantini
  29. 152Puntare sulla vitaChiara Lubich
  30. 154Per una pastorale della comunioneAldo Giordano
  31. 157Insieme verso tuttiEnrico Gemma (a cura di)
  32. 160«Sentinelle dell'aurora»Meinolf Wacker
  33. 162Chiesa che va alla ricerca di tuttiMario Spaki
  34. 165Uno sguardo ai quattro dialoghi previsti dal Concilio, nell’esperienza del Movimento dei focolariCarlos Claria
  35. 169Assisi – Parigi – HollywoodVera Araujo
  36. 172Una nuova scuola di pensieroPasquale Foresi
  37. 177Indice del numero

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