Profilo · Gen's 5-6/2007, pp. 85–88
Chiara Lubich
In visita alla nascente comunità del Movimento dei focolari a Buenos Aires, Chiara Lubich il 12 maggio 1966 ha parlato dell’importante contributo che d. Silvano Cola ha avuto per la nascita del Movimento sacerdotale dell’Opera di Maria. Col permesso dell’autrice, offriamo ai lettori questa testimonianza, così come l’abbiamo potuta raccogliere.
È stato proprio il Signore Dio a mettere d. Silvano in contatto con la nostra Opera. Sin da quando l’ho conosciuto a metà degli anni ’50, mi ha fatto una grande impressione. Per me è una di quelle persone che già in vita hanno fama di santità perché la gente dice: quello lì è un santo.
Ho avuto questa percezione ancora quando egli si trovava a Torino e sosteneva un folto gruppo di sacerdoti che vivevano profondamente la nostra spiritualità.
Ma questa impressione è stata più evidente nel 1963-64, quando il suo
{ vescovo l’ha messo a disposizione
| dell’Opera di Maria ed è venuto a Î Roma dove, per diverse circostanze, { per un lungo periodo ha dovuto abitare da solo. Lì ho visto che egli era
\ capace non solo di reggersi in unità
\ con altri, ma anche da solo, rivivendo on Desolata.
In d. Silvano si riscontrava un’autorevolezza che nasceva dalla vita e che era fuori dal comune, tanto che a Torino le cose sono andate avanti anche dopo la sua partenza, perché lui, oltre a sostenere tutti gli altri sacerdoti che erano in contatto col Movimento, ha sostenuto pure quelli nella sua diocesi di origine.
Mi ricordo che a Roma abitava in un appartamentino in Corso Vittorio Emmanuele, vicino al Palazzo della Cancelleria. Aveva pochissimi mobili e da solo provvedeva a tutto. Studiava Storia della Chiesa all’Università Gregoriana; poi diffondeva nuova vita, perché molti sacerdoti e religiosi desiderosi di vivere l’Ideale dell’unità andavano a trovarlo. Egli era
‘sempre pronto a donarsi e a dare a tutti.
Ogni giorno faceva la spesa al mercato di Campo de’ Fiori. A Roma era sorprendente vedere un sacerdote in tonaca a fare le compere. E le donne del mercato facevano a gara: «Venga da me, padre, venga da me, venga da me!». Perché con il suo sorriso e il suo modo di fare si era reso simpatico a tutti. Era sempre nella gioia, in Gesù risorto.
Così d. Silvano ha incominciato da solo, senza appoggi. Ricordo una lettera che mi aveva scritto, diventata storica, perché con essa, in certo senso, è nato il ramo sacerdotale del Movimento: lì si è costituito. In quelle righe c’era un tale amore alla sapienza e una tale intelligenza nel saper fare unità con tutti, chiunque fossero, sapendo scegliere e discernere ciò che è sapienza da ciò che non lo è, un tale amore per la Madonna di cui si sentiva servo, e anche una bellissima ‘unità con me, che mi sono detta: se c’è una persona così fra i sacerdoti che seguono l’Ideale dell’unità, perché non ce ne possono essere tanti?
Ricordo di avergli inviato in risposta la copia di un arazzo che raffigura Gesù che si è cinto e lava i piedi agli apostoli, Gesù che serve. D. Silvano lo ha preso come il modello del sacerdote focolarino: uno che non viene per dirigere ma per servire. Perché, se Gesù ha servito gli apostoli, il sacerdote nell’Opera di Maria deve essere un sacerdote “mariano” e quindi al servizio di tutti. Questa è Maria: «Ecce ancilla Domini…)».
Quell’arazzo era, forse, uno dei pochi pezzi d’arredamento in quell’appartamento. Oltre allo stretto necessario, d. Silvano aveva appena qualche brandina per ospitaprofilo re qualcuno. Ma andava sempre avanti nella gioia e sorrideva sempre.
Naturalmente il Signore non ha lasciato sola una persona così, e allora si sono aggiunti altri: dapprima un sacerdote, poi un altro e ancora un altro.
Ricordo poi che aveva sempre tante persone da confessare. Molte persone in difficoltà si rivolgevano a lui. Passeggiava davanti alla sua casa, magari per due, tre ore, con questa o quell’altra persona, per ascoltarla. E raggiungeva un doppio scopo: di tener su spiritualmente la persona e anche di guarirla.
Quando ho notato questa figura così speciale ho pensato: qui sta nascendo una cosa nuova. Ed è stato allora che gli ho inviato appunto quella raffigurazione della lavanda dei piedi, scrivendogli: «Mi hanno regalato questa stampa di un arazzo trentino. Osservandone il motivo, ho subito pensato che sia destinato al centro sacerdotale». E sull’intestazione ho scritto: «Per il focolare dei sacerdoti focolarini»).
Uomo fatto Chiesa di mons. Giuseppe Petrocchi
In apertura della messa del funerale al Centro Mariapoli di Castelgandolfo, mons. Giuseppe Petrocchi, vescovo di Latina, ha tratteggiato con poche ed essenziali pennellate questo profilo di d. Silvano Cola.
ermettetemi di comunicarvi alcuni pensieri, che mi sono scaturiti, di getto, nell’anima.
D. Silvano ha varcato la soglia del tempo ed è approdato nell’eternità di Dio. Nell’anima non avvertiamo il rintocco mesto delle campane a lutto, ma il suono gioioso delle campane a festa, che annunciano la Pasqua.
D. Silvano ha compiuto il santo viaggio, e il cuore ci assicura che vive già nella comunione dei santi, in Paradiso. Perciò, pur avvertendo il dolore del distacco, l’abito interiore che oggi ci sembra giusto indossare è quello della letizia, e i sentimenti opportuni sono quelli della riconoscenza e della lode.
Ricordo un episodio, avvenuto nel 1969. Insieme a mons. Luigi Bonazzi, mio compagno di seminario — oggi nunzio apostolico a Cuba — venimmo da Roma a Grottaferrata, a Villa Luce. Lì ebbi il mio primo colloquio con d. Silvano. Non ricordo cosa ci dicemmo, ho però molto nitida nella mente l’impressione forte che mi si stampò nell’anima: tanto che — uscendo — dissi a Gigi: «Se san Paolo vivesse oggi, io me lo immaginerei così, con la figura e con lo stile di d. Silvano. Quest'uomo è un gigante».
A distanza di quasi 40 anni da quell’incontro, sento di confermare quella intuizione, con l'aggiunta che i contatti avuti frequentemente con lui, in questo arco di tempo, mi consentono oggi di identificare meglio alcuni di quei “tratti paolini”, generati in d. Silvano dall’Ideale dell’unità: © pensiero vigoroso ed universale, la vita donata all’unità (per la quale si è consumato senza risparmio, fino all’ultimo), la libertà di spirito, la passione per la Chiesa, la lungimiranza profetica, il coraggio innovativo, la ricerca del dialogo a tutto campo, la perseveranza confidente anche / nelle prove più dure, la testimonianza luminosa dell’amore che sa soffrire. w
In lui ho avvertito sempre un “Cuore di Padre”, che compariva nel sorriso (non mancava mai dal suo volto!); nello sguardo, attento, ma sempre benevolo e mai indagatore; nella parola, essenziale e profonda, cadenzata da frasi brevi, ma spesso “folgoranti”: una esposizione convinta e pacata, la sua, intervallata da efficaci pause di silenzio.
Era un tipo intuitivo, capace di andare subito al centro della questione. Aveva, inoltre, una intelligenza creativa, robusta ed originale, capace anche di una travolgente dialettica. Su ogni espressione e su tutti i gesti si manifestava la sua affabilità accogliente; l’entusiasmo contagioso e la gioia coinvolgente, che scaturiscono dal vivere la carità.
Nel confronto interpersonale aveva un rispetto profondo: non imponeva nulla, ma lasciava che ognuno maturasse le idee giuste: da dentro, nel modo opportuno e con il tempo dovuto; guadagnava il consenso con mitezza, diventando trasparenza viva del Vangelo. Un amore, il suo, che scardinava difese e chiusure psicologiche, anche le più ermetiche. Aveva l’arte di capire e di dare consolazione e speranza.
Un maestro straordinario, perciò, anzitutto perché modello di una vita spesa per l’unità. Appariva interiormente “compatto”: senza linee di frattura dentro. Nell’avvicinarlo ciascuno poteva sentire d. Silvano come “suo”, ed era proprio così: intero per ciascuno e tutto di tutti. Lasciarsi accogliere nella grande casa del suo cuore significava immancabilmente incontrare tanti altri e fare con loro famiglia.
Ha formato, con l’Ideale dell’unità, molte generazioni di sacerdoti e di seminaristi. Dio gli ha dato anche la grazia di vedere nascere, da quella dedizione, un buon numero di vescovi. Tra questi, ci siamo anche noi, che concelebriamo questa Eucaristia.
Vorrei esprimere quello che mi passa nel cuore attraverso una immagine. Nell’orto botanico di Ninfa, non lontano da qui, si trova una pianta straordinaria, la “magnolia Campbelli” è un albero raro, proveniente dall’Himalaia. Man mano che cresce, i suoi rami si dispongono a raggiera, formando una serie concentrica di anelli, che si sviluppano in successione: dal più largo, alla base, fino al più piccolo, al verprofilo tice. Solo dopo molti anni, quando tutte queste “corone” si sono completate, l’albero comincia a fiorire. Inizia dall’anello più in basso, al quale si aggiunge, ogni anno, l’anello successivo. Quando è tutto fiorito, l’albero muore. Muore non perché decadente, ma perché ha raggiunto la pienezza della vita.
Così è avvenuto per d. Silvano: questo prezioso “albero di vita”, animato dal carisma dell’Opera di Maria, ha portato frutti splendidi nella Chiesa e nel mondo, e, quando è arrivata la stagione del compimento, è stato trapiantato nel giardino del Cielo, dove, ne siamo sicuri, continuerà a portare, ancora più di prima, i frutti della verità, dell’amore e della bellezza: cioè i frutti dell’unità. Se uno mi chiedesse: «Chi era— o meglio — chi è d. Silvano?», risponderei: «Un autentico figlio di Chiara; perciò, un uomo di comunione, e, proprio per questo, un uomo-fatto-Chiesa».
Sì, lo dico con fierezza evangelica, d. Silvano ha dato un importante contributo per rendere la Chiesa più-una, più-santa, più-cattolica, più-apostolica. In una parola: per fare la Chiesa più Chiesa.
La storia darà la possibilità di valutare meglio le dimensioni di questa “epifania” che lo Spirito Santo ha suscitato in lui e attraverso lui.
Con questi sentimenti, a nome della Chiesa, ringrazio Chiara per averci donato un sacerdote così. Ed ora, insieme con tutta l’Opera e con quanti hanno conosciuto ed amato d. Silvano, cantiamo il nostro “magnificat”, per le grandi cose che Dio ha compiuto in lui.
E per essere degni non solo di pregare “per” lui, ma anche di “pregare lui”, chiediamo perdono di tutte le nostre mancanze, affinché lo Spirito ci renda un “cuor solo e un’anima sola”, e, con la stessa voce, ci consenta di invocare il Signore Gesù, il Crocifisso-Risorto: Colui che era, che è e che viene!
Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).
Sommario di Gen's 5-6/2007 – Silvano Cola: scritti e testimonianze
- 85Sacerdote per l’unitàChiara Lubich
- 89Tappe di una vitaHubertus Blaumeiser e Enrique Cambòn
- 96La luce che mi colpìSilvano Cola
- 99Il volto dell’abbandonato nel mondo sacerdotaleSilvano Cola
- 102Il Movimento SacerdotaleSilvano Cola
- 105Laici e presbiteri insieme per l’umanitàSilvano Cola
- 112Il presbitero: un'identità tratta dal VangeloSilvano Cola
- 116Figura, vita e spiritualità del sacerdote oggiSilvano Cola
- 119Spiritualità di comunione e vita dei sacerdotiSilvano Cola
- 126Laicato e mondo femminileSilvano Cola
- 133Se ami, seiSilvano Cola
- 156Povertà per la vera ricchezzaSilvano Cola
- 160Castità: Alcuni aspetti della verginità nei PadriSilvano Cola
- 165I consigli evangeliciSilvano Cola
- 173Verso un pieno umanesimo: orizzonti nuovi in psicologiaSilvano Cola
- 191Nuova evangelizzazione e immagini di DioSilvano Cola
- 198Nuovi orizzonti per la teologia e la pastoraleSilvano Cola
- 206Insieme per i sacerdotiPasquale Foresi
- 208Schiettezza, semplicità, comunioneOreste Basso
- 211Un uomo realizzatoValeria Ronchetti
- 212Il capolavoro di don SilvanoAndrea Balbo ofm
- 215Occhi nuoviPiero Coda
- 216Profezia ed aperturaVera Araujo
- 218Sacerdote illuminato, fratelloDanilo Zanzucchi
- 220Don Silvano Cola e Città NuovaGiannino Dadda
- 222«Angelus Ecclesiae»Luigi Bonazzi
- 224Tutti, sempre, ovunqueLazzaro You Heung-sik
- 226Tasselli di un mosaicoEnrico Pepe (a cura di)
- 236Uomo e sacerdoteAndrea Riccardi
- 237Pieno dello SpiritoSalvatore Martinez
- 238Uomo capace di creare fraternitàMatteo Calisi
- 239Ha aperto per noi le porteFrances Ruppert
- 241Don Silvano e il suo medicoLuciano Donati
- 249Indice analitico 2007







