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Occhi nuovi

D. Silvano e i focolari · Gen's 5-6/2007, p. 215

Piero Coda

Piero Coda, docente di teologia dogmatica alla Pontificia Università Lateranense e prelato segretario della Pontificia Accademia teologica oltre che presidente dell’Associazione teologica italiana, conosceva d. Silvano da una lunga frequentazione personale che risale ancora al tempo della sua formazione al sacerdozio, trascorsa a Grottaferrata.

Ciò che d. Silvano trasmetteva con estrema naturalezza e avvincente confidenza erano occhi nuovi per guardare e leggere la realtà. Si tratta di quello sguardo che è tipico di Gesù, perché gli viene dall’Abbà, e di cui Gesù ci rende partecipi nel suo Spirito col dono della fede che viene reso efficace attraverso i carismi con cui di tempo in tempo Egli visita la Chiesa e l’umanità. Tale sguardo — come spesso con gioia egli stesso raccontava — d. Silvano l’aveva ricevuto incontrando il carisma dell’unità di Chiara. Ricordo in proposito due episodi in cui le sue parole si sono incise a caratteri di fuoco nel mio cuore.

Il primo risale, se ben ricordo, al 1978. Partecipavo con un gruppo di gens (seminaristi aderenti alla spiritualità del Movimento dei focolari; n.d.r.) provenienti da tutto il mondo a una scuoletta estiva di formazione a Campo Blenio, in Svizzera. Era pomeriggio, e d. Silvano ci raccontava qualcosa di Chiara e della luce da lei ricevuta. A un certo punto aprì nel suo dire uno squarcio sul mistero di Dio rivelato in Gesù a Chiara che letteralmente mi risucchiò. Fu un bagliore di luce che penetrò nella mia anima e vi restò scolpito. Disse che Chiara, per il dono che Dio le aveva fatto ancora agl’inizi del Movimento, portava impressa in sé, nella vita e nel pensiero, la legge trinitaria dell’amore, quel ritmo di unità e distinzione cioè che, essendo l’essere di Dio stesso, è inscritto in ogni essere creato. Chiara — sottolineò d. Silvano — vede tutto sempre e solo in questa luce. Non so come e perché, ma quella fu una comunicazione sostanziale: come se lo stesso sguardo in quel momento mi fosse donato. Da allora percepii le cose in modo diverso, perché mi trovai introdotto in quello stesso spazio di luce. Ci vollero gli anni, e in particolare la grazia d’essere chiamato da Chiara, circa un decennio dopo, nella Scuola Abbà (il Centro studi del Movimento dei focolari, n.d.r.), per discernere via via i paesaggi inediti e straordinariamente intensi che

questo sguardo dischiude. Ma gli occhi mi erano stati donati una volta per tutte.

Il secondo episodio risale all’estate del 1983. Ci si trovava a Veysonnaz, nel Vallese, per alcuni giorni di unità che avevano al loro cuore la condivisione sulla novità ecclesiale e culturale propiziata dal carisma dell’unità. Eravamo seduti all’aperto, in un prato scintillante di sole. Si parlava di Gesù in mezzo, e cioè di quella presenza del Risorto tra coloro che sono uniti nel suo nome, che senza meno rappresenta uno dei doni più significativi e incisivi del carisma dell’unità alla vita e alla missione della Chiesa oggi. A un certo punto, con repentina autorevolezza, don Silvano fece scattare il discorso su di un altro piano, che disegnò come un lampo l’abisso divino e umano insieme sul quale soltanto ciò che si era andati dicendo trovava verità. In realtà — disse — solo l’amore esclusivo a Gesù abbandonato è la via, sempre di nuovo e sempre in modo nuovo a portata di mano, che apre alla presenza viva di Gesù risorto tra noi. Anche questa volta le sue parole fecero centro, e in modo definitivo. Le capii a fondo, sempre più, alla scuola di Chiara: che non teme d’indicare proprio in Lui, in Gesù abbandonato, “la legge universale” che regge l’Increato e il creato, la chiave di volta di quel ritmo trinitario di luce che è Dio Amore. A partire da ciò sempre più ho compreso — con l’anima e poi con la mente — perché d. Silvano non si stancava di ripetere con la vita e la parola che Gesù abbandonato è la realizzazione compiuta dell’umano.

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Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).

Sommario di Gen's 5-6/2007 – Silvano Cola: scritti e testimonianze
  1. 85Sacerdote per l’unitàChiara Lubich
  2. 89Tappe di una vitaHubertus Blaumeiser e Enrique Cambòn
  3. 96La luce che mi colpìSilvano Cola
  4. 99Il volto dell’abbandonato nel mondo sacerdotaleSilvano Cola
  5. 102Il Movimento SacerdotaleSilvano Cola
  6. 105Laici e presbiteri insieme per l’umanitàSilvano Cola
  7. 112Il presbitero: un'identità tratta dal VangeloSilvano Cola
  8. 116Figura, vita e spiritualità del sacerdote oggiSilvano Cola
  9. 119Spiritualità di comunione e vita dei sacerdotiSilvano Cola
  10. 126Laicato e mondo femminileSilvano Cola
  11. 133Se ami, seiSilvano Cola
  12. 156Povertà per la vera ricchezzaSilvano Cola
  13. 160Castità: Alcuni aspetti della verginità nei PadriSilvano Cola
  14. 165I consigli evangeliciSilvano Cola
  15. 173Verso un pieno umanesimo: orizzonti nuovi in psicologiaSilvano Cola
  16. 191Nuova evangelizzazione e immagini di DioSilvano Cola
  17. 198Nuovi orizzonti per la teologia e la pastoraleSilvano Cola
  18. 206Insieme per i sacerdotiPasquale Foresi
  19. 208Schiettezza, semplicità, comunioneOreste Basso
  20. 211Un uomo realizzatoValeria Ronchetti
  21. 212Il capolavoro di don SilvanoAndrea Balbo ofm
  22. 215Occhi nuoviPiero Coda
  23. 216Profezia ed aperturaVera Araujo
  24. 218Sacerdote illuminato, fratelloDanilo Zanzucchi
  25. 220Don Silvano Cola e Città NuovaGiannino Dadda
  26. 222«Angelus Ecclesiae»Luigi Bonazzi
  27. 224Tutti, sempre, ovunqueLazzaro You Heung-sik
  28. 226Tasselli di un mosaicoEnrico Pepe (a cura di)
  29. 236Uomo e sacerdoteAndrea Riccardi
  30. 237Pieno dello SpiritoSalvatore Martinez
  31. 238Uomo capace di creare fraternitàMatteo Calisi
  32. 239Ha aperto per noi le porteFrances Ruppert
  33. 241Don Silvano e il suo medicoLuciano Donati
  34. 249Indice analitico 2007

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