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Il Paradiso

Dialogo con i lettori · Gen's 2/2000, p. 60

Chiara Lubich

Penso che il Paradiso sia partecipare, attraverso Cristo, della Santissima Trinità; che sia trovarci nel cuore del Padre. E lì partecipare, come dice san Giovanni della Croce, alla vita delle tre Persone della Trinità. E alla vita di Gesù: una replica dei misteri della vita di Gesù. Questo, credo, sarà il Paradiso.

Vedremo sempre nuove cose, sempre nuove cose. Così come io lo vedo, saremo introdotti nella Trinità. Nella dinamica della Trinità. E sarà tutto sempre nuovo, sempre nuovo, sempre NUOVO…

Perché, come dicono i padri della Chiesa, se avremo vissuto da cristiani, saremo divinizzati. E benché adottivi, saremo veri figli di Dio. Dunque, a me sembra, saremo veramente Dio; non uguali a Dio, perché Dio è Dio, ma saremo realmente Dio per partecipazione.

E riceveremo l’eredità di Gesù, che è tutto quanto il Paradiso, in tutta la sua evoluzione, perché il Paradiso non è una cosa statica, fissa. E una cosa dinamica. E penso che ci sia un continuo rinnovamento dell’unione con Dio, con le Persone della Trinità, con tutti noi. Ciascuno di noi sarà il Paradiso dell’altro. Ma il nostro Paradiso sarà prima di tutto la Trinità. Perché nella Trinità ci saranno Gesù, Maria, ciascuno di noi; saremo Paradiso per l’altro perché ciascuno di noi sarà Dio, ciascuno con la sua personalità. Ciascuno avrà qualcosa di diverso, pur essendo tutti Dio. E tutto ciò che costituisce l’eredità del Cielo ci apparterrà. In Gesù, come dice san Paolo, « … non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede» (Ga/ 4,7). Così anche se già qui sulla terra avessimo una vita bellissima, straordinaria, magari come quella dei santi alla fine della loro vita, il Paradiso è infinitamente di più.

Così la morte non sarà nulla di triste, sarà una porta che si aprirà per noi su qualcosa di straordinario. E ci saranno cose nuove: nuovi cieli e nuove terre. Penso che tutto sarà pieno di colore. E proprio come noi, quaggiù, vediamo i campi e le stelle, ci saranno delle cose, perché ci saranno un nuovo cielo e una nuova terra.

Ci sarà l’unione delle anime. E, penso, ci sentiremo natura, perché la natura sarà tutt’uno con noi. Perché nella nostra umanità anche la natura troverà, in qualche modo, la propria redenzione. Il Paradiso è qualcosa di assolutamente meraviglioso.

Chiara Lubich

PERCHÉ TUTTI SIANO i ha fatto un bene enorme costatare che ci sono persone in ogni parte del globo che si giocano la vita per ‘ costruire la comunione in seminario». Così ha scritto un giovane della Spagna a chi gli aveva passato queste pagine con notizie dal mondo dei seminari. Ed ha colto nel segno quello che sembra uno dei frutti principali del Congresso internazionale Gesù crocifisso e abbandonato: Ponte fra Cielo e terra, svoltosi a Roma alla fine del 1998. Attraverso questo incontro fra seminaristi di tante nazioni si è creata una rete di comunione che abbraccia il mondo. Nulla di formale, di organizzato. Piuttosto una corrente di vita, uno stile che si propaga attraverso l'esempio.

Facciamo il caso dell’Argentina. In occasione della convivenza annuale con uno dei corsi, il rettore di un seminario propone: facciamo fra noi una comunione dei beni nello stile dei Focolari. I seminaristi accettano di buon grado. O ancora: in Slovacchia. Una sera, J. tira fuori dal portamonete un foglio e segna le spese del giorno. Un compagno di camera gli chiede il perché di questo modo di fare che ha osservato da tempo. «Vivo la comunione di beni con altri, secondo l’esempio dei primi cristiani». «Metti anche questo nella vostra cassa!», gli dice l’altro visibilmente toccato e gli passa un biglietto da 100 corone. O ancora: in Perù. C. è il segretario del seminario ed ha lavorato fino a notte fonda. È appena andato a dormire quando si sente chiamare: «Puoi portarci in città? Dobbiamo alllestire un tappeto floreale per la processione del Corpus Domini». Sono le due. E la voglia è poca. Ma occorre amare per primo. Conclusione di quel viaggio notturno: nasce un rapporto fra due seminaristi che prima si sentivano piuttosto estranei. Oggi sono impegnati insieme per l’unità.

Ovunque nel mondo, sono sempre più numerosi i seminaristi che si ritrovano per mettere in comune le loro esperienze di Vangelo vissuto e poi affrontare con un’anima nuova, più sensibile agli altri, le situazioni di ogni giorno. Racconta un gruppetto di studenti del Centreuropa: «Tutti cerchiamo di essere a disposizione degli altri. R. ha la responsabilità, in seminario, di un piccolo negozio dove si possono comprare articoli di cartoleria, ecc.; P. e A. animano la musica ritmica in cappella; F. cerca di portare unità fra gli animatori di una comunità giovanile; J. insegna l’italiano a 10 seminaristi».

Piccole cose, ma che “fanno differenza”, come dicono gli inglesi. E non si tratta tanto di particolari attività, ma sono piuttosto espressione di un modo d’essere che ha fatto esclamare a chi ne ha colto i riflessi: «persone così fanno andare avanti la nostra casa».

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Sommario di Gen's 2/2000 – La salute
  1. 33La salute dell’uomoSilvano Cola
  2. 35Quale modello di salute?Giovanni Paolo II
  3. 36L’amore risanaChiara Lubich
  4. 44Il Vangelo e la saluteRedazione (a cura della)
  5. 49Mi sento stanco, anzi sfinitoRenato Chiera
  6. 51Ogni giorno della vita è un donoMario Bodega
  7. 55Giubileo a GerusalemmeGraziano Motta, Redazione (a cura della)
  8. 57L'uomo del dialogoSilvano Cola
  9. 58Ama per primoGerhard Bauer e Martin Gògler
  10. 60Il ParadisoChiara Lubich
  11. 61Notizie dal mondo dei seminari - 24AA.VV.

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