Esperienza · Gen's 6/2000, p. 165
Redazione (a cura della)
— In occasione del Giubileo per quanti operano nei santuari mariani, la Pontificia Accademia Mariana Internazionale ha organizzato dal 15 al 25 settembre un Congresso mariologico che ha avuto per tema // mistero della Trinità e Maria. Vi hanno preso parte rappresentanti di 36 Paesi.
Oltre le conferenze plenarie al mattino, in cui si sono susseguiti esponenti anche di varie denominazioni cristiane per puntare l’obiettivo su questo grande argomento di portata universale: la Trinità e Maria nelle singole Chiese, ci sono state varie sessioni linguistiche, che hanno incluso non soltanto le associazioni mariologiche della Francia, dell’Italia e della Spagna, ma anche le sezioni dell’Africa, dell’ Asia e dell’ America Latina.
Secondo il mariologo monfortano Stefano De Fiores, la scelta del tema è stata particolarmente attuale. Si è partiti dalla Trinità, perché questo mistero centrale del cristianesimo deve essere più conosciuto e vissuto nell’ambito del popolo di Dio.
Non possiamo, infatti, contemplare Maria, a cominciare dall’ Annunciazione, senza pensare alle Persone della Trinità: «Introdotta dal Padre nel seno stesso della Trinità, dove, per lo Spirito Santo, Dio genera in lei il Figlio nella carne» — come scrive Piero Coda, uno dei relatori del Convegno, nel suo bello e toccante libretto Magnifica il Signore anima mia, appena apparso nella San Paolo.
Maria è quindi una finestra aperta sul grande ed altissimo mistero trinitario.
Sotto la spinta del Concilio Vaticano Il, che ha messo maggiormente in luce la realtà di Maria ben inserita nel mistero di Cristo e della Chiesa, si è rivolta grande attenzione in questi anni alla dimensione storico-salvifica della mariologia, non con considerazioni astratte, ma partendo dal concreto della storia della salvezza. La mariologia si deve ora aprire, sotto l’impulso della Marialis Cultus, alle culture e agli aspetti antropologici, in modo che la figura di Maria sia significativa per il nostro tempo e per le diverse culture. A livello di studio c'è un grande impegno, anche sistematico, e possiamo dire che l’Italia ha un ruolo trainante, perché attraverso la rivista Theotokos conduce un discorso interdisciplinare molto apprezzato.
A livello devozionale, secondo il De Fiores e tanti altri studiosi e pastoralisti, il popolo continua la sua devozione a Maria, vedendo la Vergine come un «tu vivente al quale rivolgersi soprattutto nei momenti difficili, nei momenti di sofferenza e di angoscia». Questo lo si vede ogni giorno nei pellegrinaggi che sono in continuo aumento.
Spetta ai teologi e ai pastori proporre nuove prospettive per assumere Maria come modello degli atteggiamenti con cui la Chiesa celebra e vive la vita in Cristo: la Vergine in ascolto, la Vergine orante, la Vergine offerente e la Vergine Madre. Certo per la maggioranza dei cristiani «rivivere Maria», ripercorrendo le tappe fondamentali della sua vita, è ancora una meta da scoprire.
Questo Congresso mariologico ha cercato di aprire nuove prospettive verso una devozione a Maria che, portando ad un’esperienza più profonda della vita trinitaria, spinga anche a riscoprire Maria quale modello di vita cristiana.
Giubileo delle Università — Ricevendo in udienza i docenti universitari convenuti a Roma da tutto il mondo per la celebrazione del Giubileo, il Papa ha rivolto loro un discorso. Ne riportiamo qualche breve stralcio. «Ispirandovi a Cristo — ha detto Giovanni Paolo II — rivelatore dell’uomo all’uomo, avete voluto riaffermare l’esigenza di una cultura universitaria veramente “umanistica”. E ciò anzitutto nel senso che la cultura deve essere a misura della persona umana, superando le tentazioni di un sapere piegato al pragmatismo o disperso negli infiniti rivoli dell’erudizione, e pertanto incapace di dare senso alla vita.
Avete per questo ribadito che non c’è contraddizione, ma piuttosto un nesso logico, tra libertà della ricerca e il riconoscimento della verità, a cui appunto la ricerca mira, pur tra i limiti e le fatiche del pensiero umano. È un aspetto da sottolineare, per non cedere al clima relativistico che insidia gran parte della cultura moderna. In realtà, senza orientamento alla verità, da cercare con atteggiamento umile ma, al tempo stesso fiducioso, la cultura è destinata a cadere nell’effimero, abbandonandosi alla volubilità delle opinioni e magari consegnandosi alla prepotenza, spesso subdola dei più forti. Una cultura senza verità non è una garanzia, ma piuttosto un rischio per la libertà. (…).
Fate in modo che le Università diventino “laboratori culturali” nei quali tra teologia, filosofia, scienze dell’uomo e scienze della natura si dialoghi costruttivamente, guardando alla norma morale come a una esigenza intrinseca della ricerca e condizione del suo pieno valore nell’approccio alla verità. (…) L’umanesimo che auspichiamo propugna una visione della società centrata sulla persona umana e i suoi diritti inalienabili, sui valori della giustizia e della pace, su un corretto rapporto tra individui, società e Stato nella logica della solidarietà. E un umanesimo capace di infondere un’anima allo stesso progresso economico, perché esso sia volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo».
Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).
Sommario di Gen's 6/2000 – Gesù abbandonato e l’unità
- 145Essere ChiesaHubertus Blaumeiser
- 147Natale a IstanbulKlaus Hemmerle
- 148Cosa opera Gesù abbandonatoChiara Lubich
- 152La dinamica della Scuola AbbàGiuseppe Zanghi
- 158Fontem: esperienza di una nuova evangelizzazioneAntonietta Cipollini
- 161“Come colui che serve”Mauricio Curi
- 165Congresso mariologicoRedazione (a cura della)
- 166Religioni per la paceRedazione (a cura della)
- 167Regalo di NataleRedazione (a cura della)
- 169Notizie dal mondo dei seminari - 27AA.VV.
- 173Indice analitico 2000







