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Movimenti ecclesiali in parrocchia

Tutti uniti, conservando la propria identità

Esperienza · Gen's 4/2001, pp. 125–130

Giorgio Pugliese

L’autore è parroco in una delle 13 parrocchie di Monopoli, una città dell'Italia del Sud particolarmente interessante per le sue spiagge accoglienti e per la sua storia che affonda le radici nella Magna Grecia. La religiosità popolare lascia trasparire ancora oggi una certa fusione tra il cristianesimo bizantino e quello latino. Basta visitare qualcuna delle chiese rupestri per rendersi conto di quanto profonda fosse qui la vita cristiana già nel primo millennio. Su queste radici religiose così antiche come s'inseriscono i nuovi Movimenti ecclesiali?

te posa stato chiamato a servire questa comunità parrocchiale agli inizi degli anni novanta. L'impatto è stato subito positivo. Chi mi aveva preceduto aveva lavorato bene soprattutto con i giovani.

Infatti tutto era in fermento, con una collaborazione ben avviata nei vari ambiti della pastorale. Soprattutto si distingueva un gruppo di giovani del Movimento “Fede e Luce”, fondato da Jean Vanier, che si dedica ai ragazzi con handicap, e formano una bella comunità dove questi ragazzi insieme ai loro parenti e amici cercano di vivere una stessa realtà di famiglia, con incontri e condivisione. Notando la mia apertura ai Movimenti, ben presto altri gruppi hanno chiesto di essere accolti per attuare uno stile di vita cristiana più consono alle loro aspirazioni.

La fioritura

Ho aperto loro le porte e ho lanciato l’idea di sperimentare a vivere il Vangelo nel quotidiano, trovandoci a riflettere sulla “Parola di vita” commentata ogni mese da Chiara Lubich. All’inizio diverse persone hanno aderito. In seguito con un piccolo gruppo abbiamo fatto una prima esperienza forte nella cittadella di Loppiano a contatto con giovani provenienti dai più diversi Paesi e qui riuniti per vivere il Vangelo con la maggior coerenza possibile. Eravamo partiti in vacanza per visitare altri ambienti e conoscere altre comunità cristiane e non era nostra intenzione fermarci a Loppiano, ma dopo il primo impatto con quella realtà nessuno desiderava andar via per visitare altri posti e vollero tutti restare lì per abbeverarsi a quella fonte.

Ritornati in parrocchia, quei sette giovani non potevano tacere l’esperienza vissuta e nella comunità nacque l’esigenza di realizzare fra noi quello che avevamo sperimentato in quei giorni, per poi ritrovarci ogni settimana e raccontarci cosa eravamo riusciti a concretizzare.

Al primo gruppo si univano altri giovani, attirati da quell’éntusiasmo di mettere come fondamento dei rapporti l’amore reciproco.

L’anno successivo, all’invito di un’altra visita a Loppiano, si sono presentate 50 persone.

Le difficoltà della crescita

Se la parrocchia cresceva in queste realtà nate spontaneamente, sorgevano anche dei disagi. Se in un primo tempo i membri delle varie realtà associative gioivano nel vivere insieme, adesso ognuno si rafforzava nell’ambito in cui era fiorita la propria esperienza cristiana. Cominciavano così i contrasti tra i vari gruppi: qualche volta erano gli appartenenti al Movimento “Fede e Luce” che non andavano d’accordo con quelli del “Rinnovamento nello Spirito”; altre volte gli appartenenti al Movimento dei Focolari entravano in contrasto con questi ultimi.

Per me era una grande sofferenza vedere che parlavano lingue diverse e lasciavano emergere lo spirito di rivalità. Eravamo partiti col proposito di vivere tutti il Vangelo, ma questi comportamenti ne erano la negazione. Manifestavo il mio disappunto soprattutto a coloro che avevano deciso di fare un’esperienza d’unità, chiamati quindi ad amare tutti, a rispettare qualsiasi scelta degli altri. Era necessaria una vera conversione: amare il Movimento altrui come ed anche più del proprio, e servire tutti senza distinzione. E stato un periodo molto duro per il pericolo di vedere la comunità frantumarsi.

Pentecoste ’98

Eravamo in questa situazione dolorosa quando nella Pentecoste del ’98 c’è stato il grande raduno dei Movimenti ecclesiali a Roma. Con delicatezza ho lanciato l’idea di partecipare a quell’avvenimento. Siamo riusciti a riempire un pulmann con membri dei vari Movimenti, e anche con persone che frequentavano la parrocchia senza appartenere a nessun gruppo specifico.

L'esperienza di quella Pentecoste rimarrà forte in tutti. Durante il ritorno ognuno raccontava qualcosa di positivo. Ci ritrovavamo tutti fratelli, con le varie realtà che portavamo dentro. Si apriva davanti a noi una nuova vita. Era una vera festa: improvvisamente ci siamo ritrovati comunità, pur nella diversità delle esperienze che ognuno aveva potuto cogliere in quei momenti a Roma.

Le parole del Papa: «Oggi qui si è verificata una nuova Pentecoste», non erano per noi semplici parole, perché avevamo sperimentato in modo tangibile la presenza dello Spirito. Tutti ci univa l’amore e in tutti c’era la voglia di ricominciare una vita nuova.

Naturalmente gioivo per quanto era accaduto ma, dopo le esperienze passate, ho pensato che bisognava andare avanti con cautela, non lasciandomi prendere dall’entusiasmo, lavorando giorno per giorno, spronando gli uni e gli altri a percorrere il cammino che lo Spirito aveva suggerito a ciascuno.

Iniziava un anno abbastanza tranquillo, ma con altri problemi. Questa volta erano alcuni parrocchiani ad avere difficoltà di rapporto nei confronti dei Movimenti. Forse si sentivano trascurati 0 poco valorizzati: verso di loro dovevo avere una premura maggiore. Capivo che queste difficoltà nascevano soprattutto dal fatto di non conoscersi bene.

L’anno successivo ho organizzato una mezza giornata con tutti gli appartenenti ai tre Movimenti più emergenti in parrocchia, estendendo però l’invito anche alla comunità parrocchiale in genere. È stata una partenza cauta, per non creare traumi. Unico motto per tutti era di vivere le parole di Gesù: «da questo vi riconosceranno miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri».

In un clima di festa tutti hanno potuto presentarsi e comunicare quello che ognuno aveva trovato nel proprio Movimento. Poter donare la propria identità, accogliere quella dell’altro e poter entrare nella parte più intima della vita del fratello, è stato facile, proprio perché eravamo interessati gli uni agli altri. Si è conclusa quella prima giornata con un momento di preghiera, dove sentivamo la presenza di Gesù in mezzo a noi.

In seguito ho chiamato un esperto a parlare dei carismi nella Chiesa e del rapporto tra carismi e istituzione. Tanti hanno ringraziato di questo momento, perché ha chiarito equivoci accumulati nel tempo. Soprattutto è stato interessante capire che quello che avevano trovato non era un luogo dove sentirsi bene, ma una chiamata personale dello Spirito Santo a giocarsi la vita.

L’anno scorso abbiamo concluso l’incontro con la celebrazione eucaristica. Sedersi alla stessa mensa, comunicarsi allo stesso Corpo, sentirsi tutti fratelli non era solo una verità teologica astratta, ma esperienza viva. Quest'anno si è rafforzata l’unità in ogni settore. Non c’è più distanza tra i gruppi e tutti si sentono impegnati nel servire la comunità.

Vista l’esperienza positiva abbiamo pensato di fare della prossima Pentecoste la giornata della comunità e i responsabili dei Movimenti si sono offerti per organizzarla e per presentare proposte nuove.

La visita pastorale

Nel frattempo il vescovo ha organizzato la visita pastorale. La città di Monopoli costituisce una zona pastorale. Il nostro vescovo, mons. Domenico Padovano, invita i parroci e i consigli pastorali a preparare la sua visita, tenendo conto delle nuove linee del Concilio ed anche della Lettera del Papa, Novo millennio ineunte. Perciò tra i vari incontri programmati c’è quello delle associazioni presenti nel territorio. Quando ci si accorge che non si è tenuto conto dei Movimenti ecclesiali esistenti in diocesi, i parroci della città mi affidano il compito di organizzare un incontro del vescovo con loro.

I responsabili dei Movimenti erano entusiasti ed anche qualche Associazione, che in un primo momento era un po’ perplessa, ha dato poi la sua piena adesione.

La sera stabilita, per la prima volta, i membri delle varie Associazioni e Movimenti ecclesiali si ritrovano riuniti attorno al proprio pastore. Dopo una breve presentazione del vicario zonale, sono stato invitato a coordinare lo svolgimento della serata.

Avevo precedentemente avvisato che ogni raggruppamento presentasse brevemente la propria esperienza. L'ascolto era non solo attento, ma di stupore di fronte a questa carrellata di brevi esperienze di vita evangelica che mostravano i tratti di una nuova primavera nella Chiesa. Non tutti hanno potuto parlare, ma tutti hanno goduto. Alcuni esprimevano la gioia di aver conosciuto delle realtà ecclesiali nuove, facendo riferimento soprattutto ai Movimenti.

Il vescovo ascoltava e gioiva. La sua parola alla conclusione è stata stimolante. Ha sottolineato come oggi nella Chiesa ci sono tante ricchezze capaci di rinnovare non solo la vita interna della comunità cristiana, ma anche la società stessa. Per riuscire bene in questo compito è necessario lavorare tutti uniti ma non massificati, perché ogni carisma è unico ed ha un suo preciso compito. Ognuno dunque era invitato a perseverare nella strada intrapresa e mettere a servizio della comunità la sua peculiarità. E concludeva: «Sento che Dio ha scelto ciascuno di voi per esser artefice, come una pietra preziosa che compone il bellissimo mosaico della famiglia». Segue un invito: «Non possiamo lasciare che ognuno vada avanti da solo, vi invito a fissare alcuni appuntamenti in cui sia possibile un confronto reciproco per il bene di tutti».

Dei partecipanti, alcuni hanno ringraziato per aver conosciuto con più chiarezza la valenza ecclesiale del proprio Movimento; altri hanno manifestato soddisfazione per aver avuto l'opportunità di raccontare la propria esperienza dinanzi ai parroci che, sovraccarichi di lavoro, non avevano finora avuto l’opportunità di conoscerli bene.

Concludendo la visita pastorale il vescovo notava come fosse stato per tutti una sorpresa conoscere le ricchezze dei gruppi presenti sul territorio e invitava i parroci a prenderne atto e ad approfondire la conoscenza dei carismi. Invito raccolto con gioia non solo per un mutuo arricchimento, ma anche per una crescita dell’intera nostra Chiesa.

Giorgio Pugliese

Flash di vita

MM Operare in armonia per il bene comune

Saludècio è un antico borgo della Romagna, appollaiato su di un colle a 348 metri d’altezza con lo sguardo rivolto verso la valle del Conca. Nel Medioevo era roccaforte della famiglia Malatesta e ancora oggi si possono ammirare il castello, i resti della cinta muraria fortificata, l’antica torre civica, la casa Albini con bel cortile cinquecentesco.

Nominato parroco dieci anni fa in questa realtà territoriale piccola ma ricca di storia, mi sono posto in ascolto della gente, curando in maniera speciale lo svolgimento della liturgia ed iniziando una catechesi sistematica, tutta basata sulla Parola di Dio. Mentre portavo avanti queste attività tipicamente formative, sono maturate in seno alla comunità altre due decisioni 0, se vogliamo, due linee di lavoro prioritarie in senso temporale.

La prima si è concretizzata nel restauro della chiesa, gloria del paese e santuario del Beato Amato Ronconi, le cui spoglie sono qui esposte alla venerazione di quanti accorrono da ogni parte.

La seconda ha toccato di più l’aspetto laico della vita del paese e dei suoi amministratori. Ci siamo accorti, infatti, che la comunione ecclesiale non può rinchiudersi dentro le mura della chiesa o nella celebrazione dei sacramenti, ma deve compenetrare tutta la vita dei cristiani e creare armonia anche tra coloro che non frequentano la chiesa.

D'altra parte le finestre della casa parrocchiale e della chiesa si trovano di fronte a quelle del comune sulla stessa piazza e mi sembra che questa configurazione architettonica, scelta dai saggi antenati, costituisce già un orientamento ideale, un invito a guardarci continuamente negli occhi.

Abbiamo cercato, perciò, di creare tra comune e parrocchia collaborazione e fiducia reciproca, nel rispetto dei ruoli e delle competenze. Gli incontri con il primo cittadino e le iniziative maturate insieme sono orientati al bene comune di questo borgo. Un’integrazione organica e necessaria che alla fine sta dando i suoi frutti.

Soprattutto con il sindaco è fiorito un dialogo fecondo. L'amicizia che n’è nata lo ha incoraggiato a partecipare, insieme ad altri sindaci della regione, al conferimento della cittadinanza onoraria di Rimini a Chiara Lubich nel settembre del ‘97. In questa occasione l’ha anche incontrata personalmente e, al ritorno, letteralmente commosso, mi ha detto: «E una donna straordinaria!». Ed ha voluto che gli procurassi il testo del suo discorso e anche dell’intervento di Chiara l’anno precedente all’università di Piacenza sull’Economia di comunione.

Nel nostro paese si organizza ogni anno un’attività culturale e ricreativa chiamata “Ottocento Festival”, fiore all’occhiello delle iniziative dell’amministrazione comunale. Per dieci giorni il paese si anima e diventa teatro di proposte artistiche, culturali, associative, gastronomiche e ricreative che spingono a rivivere memorie del secolo scorso.

Nonostante le resistenze, che nascono dal dubbio di giocare fuori casa, ho capito che la crescita spirituale della persona avviene anche dalla coscienza e dal riconoscimento delle proprie radici, al tempo stesso storiche e di fede. Il mio impegno cordiale in tale settore non lo ritengo tempo rubato a lavori più specifici o di mia diretta competenza.

La mia sincera accoglienza di valori e realtà umane, amate e condivise, è stata la strada perché altri potessero riconoscere e condividere ciò che anima il mio ministero. Ho così capito che anche questo è una pista per ravvivare la realtà della presenza di Gesù in mezzo alla comunità.

L’Ottocento Festival è giunto alla sua XVII edizione. Migliaia di persone ogni sera affluiscono entro le mura del lo dei Malatesta, immergendosi nel clima di quell’epoca.

Data l’intesa, ho proposto anche quest’anno la partecipazione della Compagnia di balletto classico dì Liliana Cosi e Marinel Stefanescu, ben sapendo che la bellezza artistica di questo spettacolo apre la strada ad un assoluto che è “Arte” e, allo stesso tempo, la trascende.

Il direttore artistico del festival è stato felice dell'idea, solo spiacente per non poter affrontare, per intero, la spesa. Ho cercato allora degli sponsor, ma con risultati deludenti. Un vero peccato, però, perdere la possibilità di questo momento artistico. Ne ho parlato con i miei collaboratori e abbiamo giudicato corretto che i bilanci della parrocchia coprissero la metà delle spese, così da rinsaldare la nostra collaborazione col Comune oltre la sfera puramente organizzativa.

Poi, anche se un po’ dopo, la Provvidenza ci è venuta in aiuto con il suo centuplo.

Lo spettacolo è stato un’esplosione di bellezza artistica, che faceva trasparire Dio! Mai un applauso così lungo. Una mamma commentava: «Straordinario! Per me sarebbero stati sufficienti anche solo questi due brani con Liliana».

Al momento conviviale, offerto dal sindaco, egli si è impegnato a sovvenzionare lo spettacolo per il prossimo anno.

Il “guardarsi negli occhi” ha portato un altro frutto interessante. In occasione dei festeggiamenti del patrono del paese, tutte le componenti della comunità si sono mobilitate e, per la prima volta negli ultimi decenni, il comune, la parrocchia, la pro loco (istituzione che promuove le realtà locali) e la società sportiva hanno lavorato in piena armonia e con gioia di tutti.

Franco Staccoli

[MM Vuoi la comunione? Semina l’amore

In una casa per anziani

L'edificio che li ospita e il panorama che li circonda sono accoglienti, ma l’esperienza che questi 140 pensionati fanno all’interno della casa, spesso è di solitudine: i vincoli familiari si sono allentati, i parenti si fanno vedere poche volte e loro si sentono abbandonati e non riescono a ricostruire uno spirito di famiglia nel nuovo ambiente.

Il vescovo mi ha affidato l'assistenza spirituale di queste persone. Ho cercato di sciogliere un po’ questo clima di freddezza e d’indifferenza, salutandoli personalmente, interessandomi alla loro salute, ascoltandoli a lungo, cercando di venire incontro ai loro problemi.

All’inizio sembrava che non ci fosse alcuna risposta; poi, pian piano, hanno cominciato ad aprirsi: ho visto il viso di molti illuminarsi e tanti hanno cominciato a raccontarmi i loro problemi. Ormai ‘ogni giorno, prima o dopo la celebrazione eucaristica, c’è sempre qualcuno che mi vuol parlare.

Parecchi sono lontani dalla pratica religiosa e alcuni si professano atei. Ebbene anche costoro, sentendosi accolti, mi parlano apertamente delle loro situazioni e alcuni sentono il bisogno di rivedere la propria posizione.

Non solo con me, ma anche tra loro i rapporti stanno migliorando notevolmente: si salutano con più cordialità, si aiutano più frequentemente e si sentono un po’ più in famiglia. Hanno capito che voglio loro bene e molti vanno a gara nel fare qualcosa per me: c’è sempre chi m’invita al bar o alla loro mensa.

Una signora ha voluto farmi dono di alcuni suoi scritti: sono poesie, racconti, disegni ecc. Lei in passato aveva partecipato con successo a vari concorsi letterari e mi ha consegnato quel che costituiva il suo tesoro dicendomi: «Non vale la pena che tenga questi scritti solo per me; è meglio che servano a dare un po’ di gioia al prossimo». Anche un’altra signora ha voluto regalarmi una sua pubblicazione di poesie.

Un giorno è deceduto un signore, già generale dell’esercito, che si dichiarava apertamente ateo. La figlia mi ha chiesto se poteva portare la salma del papà in chiesa per una breve preghiera.

Ho risposto di sì e prima di impartire la benedizione, anche per aiutare coloro che avrebbero avuto qualche difficoltà nell’ accettare questo gesto, ho detto: «Mentre noi cristiani crediamo in Gesù uomo e Dio, il nostro fratello defunto lo ha ammirato e amato come uomo. Allora, come segno del nostro comune amore verso l’uomo Gesù, leggiamo qualche pagina del suo Vangelo». E stato un momento di serenità e di pace.

La figlia e un’altra persona, dopo la lettura del Vangelo, si sono sentite libere di dire anch’esse qualcosa in un clima di famiglia e di raccoglimento. Terminata la cerimonia una terza persona mi si è avvicinata e mi ha detto di essere stata colpita dal fatto che avevo accolto in chiesa un non credente senza giudicarlo.

Sto costatando quanto siano vere le parole di san Giovanni della Croce: «Dove non c’è amore metti amore e troverai amore».

In ospedale

Prima di entrare in Ospedale per sottopormi ad un’operazione chirurgica sono andato a fare la mia confessione. Il sacerdote mi ha detto: «Vai senza preoccupazione alcuna, ma solo per amare i medici, gli infermieri, gli ammalati, tutti quelli che incontrerai». Queste parole hanno illuminato le mie giornate durante la permanenza in ospedale.

C'era con me nella stanza un uomo anziano che non poteva muoversi ed era un po’ agitato. Continuamente mi chiedeva qualcosa: accomodargli il cuscino, sollevargli il letto, radergli ogni giorno la barba e tante altre cose. Avevo moltissime occasioni durante tutto il giorno per esercitarmi nell’amore concreto e questi piccoli sforzi mi davano tanta gioia.

La mattina in cui dovevo sottopormi all'intervento chirurgico, stavo steso sul letto, aspettando che arrivasse l'infermiere con la barella. Avevo anche un po’ di paura e mi sembrava che in quel momento non avrei potuto pensare agli altri dovendomi occupare di me stesso.

Ebbene, anche in quel momento il mio vicino, forse senza rendersi conto della mia situazione, mi chiedeva con insistenza di radergli la barba. Dapprima ho pensato: «Ma non vede che sto per entrare in sala operatoria? Se comincio e poi devo interrompere a metà?» E altri pensieri simili mi passavano per la mente. Ma poi ecco una luce: «Non c’è modo migliore di prepararmi all'operazione che fare un atto d'amore». E con tranquillità gli ho fatto la barba.

Avevo appena finito, quando sono venuti per portarmi in sala operatoria. Ed anche la mia paura era diminuita.

Eugenio Borrotti

Autore

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Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).

Sommario di Gen's 4/2001 – Novo millennio ineunte
  1. 97Scuola di comunioneHubertus Blaumeiser
  2. 99Vuoi la comunione?Eugenio Borrotti
  3. 100Lettera ai vescovi amici del Movimento dei focolariGiovanni Paolo II
  4. 102Gesù crocifisso e abbandonato: radice della ChiesacomunioneChiara Lubich
  5. 108Chiesa per il terzo millennioPiero Coda
  6. 113La comunione come scuola di vitaFerenc Tomka (a cura di)
  7. 121L’unità tra i Movimenti ecclesialiMons. Frantisek Radkovsky
  8. 125Movimenti ecclesiali in parrocchiaGiorgio Pugliese
  9. 131La diocesi del Papa a convegnoRedazione (a cura della)
  10. 133Seminari e spiritualità di comunioneAA.VV.

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