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Indulgenze: tema centrale e delicato

La Chiesa nel mondo · Gen's 1/2000, p. 23

Enrique Cambòn

Nella Sala stampa della Santa Sede è stata presentata la 4a. edizione dell’ Enchiridion indulgentiarum. Oltre a riaffermare la dottrina e le forme tradizionali riguardanti le indulgenze, l’occasione ha dato modo di constatare la tensione in atto nella Chiesa cattolica ad essere, anche in questo campo, attenti alle esigenze del Vangelo e del nostro tempo.

Uno degli elementi che lo dimostrano è, ad esempio, l’evidenza che si è voluto dare nella conferenza stampa alle tre possibilità di indulgenze di carattere generale già presenti nell’Enchiridion promulgato da Paolo VI: esse possono essere ricevute dal fedele che 1) nel compiere i suoi doveri e nel sopportare le avversità della vita innalza con umile fiducia l’animo a Dio, aggiungendo, anche solo mentalmente, un’invocazione; 2) con spirito di fede e con animo misericordioso pone se stesso o i suoi beni a servizio dei fratelli in necessità; 3) in spirito di penitenza si priva spontaneamente e con suo sacrificio di qualche cosa lecita.

In questa nuova edizione — si è rilevato ancora — ne è stata aggiunta una quarta: chi dà una pubblica testimonianza della propria fede in determinate circostanze della vita di ogni giorno, quali la partecipazione frequente ai sacramenti, l’inserimento nelle forme comunitarie di espressione della fede e dell’evangelizzazione, l’annunzio, con la parola e con l’esperienza, della vita cristiana a chi è lontano dalla fede.

La dottrina e la prassi delle indulgenze non vuole in fondo altro che rinnovare quella continua conversione e quel continuo processo di santificazione, a cui tutti siamo chiamati. Perciò ogni cattolico è invitato, già dal proemio dell’ Enchiridion, a «informare allo spirito cristiano le azioni di cui è intessuta la sua vita, ed a cercare la perfezione della carità nelle sue ordinarie occupazioni».

Un altro esempio. Oltre alle consuete forme di devozione (pellegrinaggi a luoghi santi della cristianità, preghiera in certe chiese ed a certe condizioni, ecc.), sono segnalate come mezzi per “l’indulgenza plenaria” altre due dimensioni fondamentali: le opere di misericordia e quelle di penitenza. Però è da notare – e ciò ha trovato vasta eco nei mezzi d’informazione – le esemplificazioni orientative con cui si illustrano tali opere.

Tra le prime (che oggi, oltre che di misericordia, si tende a riconoscerle come opere di solidarietà e di giustizia), quella di recarsi «a rendere visita per un congruo tempo ai fratelli che si trovino in necessità o difficoltà (infermi, carcerati, anziani in solitudine, handicappati, ecc.), quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro (cf Mt 25, 34-36)»; sostenere con un significativo contributo opere di carattere religioso o sociale (in specie a favore dell’infanzia abbandonata, della gioventù in difficoltà, degli anziani bisognosi, degli stranieri nei vari Paesi in cerca di migliori condizioni di vita); dedicare una congrua parte del proprio tempo libero ad attività che rivestono interesse per la comunità.

Tra le seconde, si punta a non fare opere di penitenza solo autoreferenziali e individualistiche: «l’indulgenza plenaria giubilare potrà essere acquistata anche mediante… l’astenersi almeno durante un giorno da consumi superflui (per es. dal fumo, dalle bevande alcoliche, digiunando o praticando l’astinenza…) e devolvendo una proporzionata somma in denaro ai poveri».

Vorremmo segnalare ancora, per chi legga le riflessioni teologiche con cui l’Enchiridion fonda la pratica delle indulgenze, quanto esse cerchino di muoversi entro una visione della fede, della storia, del ruolo della Chiesa nel mondo, informata dai venti nuovi che nella Chiesa cattolica soffiano a partire dal Vaticano II. Anche chi abbia difficoltà ad accettare la realtà delle indulgenze, non può non avvertire questa direzione e, in questo senso, rallegrarsi. Si avverte da più parti lo sforzo di presentare l’ Anno Santo come una proposta di vita a tutto tondo.

Si trova in ciò un’indicazione fondamentale per pastori e comunità, valida in tutti gli ambiti della Chiesa: mentre si continuano a ripensare, approfondire, aggiornare le forme del passato, è sempre possibile rivitalizzare anche le pratiche più tradizionali, cercando di ancorarle al Vangelo, ad un cristianesimo il più genuino possibile, e quindi facendo sprigionare da esse una chiara valenza comunitaria e sociale.

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Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).

Sommario di Gen's 1/2000
  1. 1Il Giubileo del 2000Enrique Cambòn
  2. 3«Gesù in mezzo a noi» in prospettiva ecclesialeGérard Rossé
  3. 7Una città non bastaLia Brunet
  4. 12La Chiesa chiede perdonoEnrique Cambòn
  5. 18«Cancellate il debito estero!»Alberto Ferrucci
  6. 21Johannes HanselmannJoachim Schwind
  7. 22Storico accordo tra cattolici e luteraniHubertus Blaumeiser
  8. 23Indulgenze: tema centrale e delicatoEnrique Cambòn
  9. 24Ecclesia in AsiaSergio Centofanti
  10. 26Insieme è meglioWolfgang Schneck
  11. 29Notizie dal mondo dei seminari - 23AA.VV.

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