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Chiamati a far casa

Flash di vita · Gen's 1/2001, p. 25

Francesco Ballarini

Quando ero bambino sognavo sempre che un giorno, divenuto adulto e avendo formato una famiglia, avrei avuto tanti figli e una casa grande aperta a tutti.

Questo sogno era frutto di quanto sperimentavo nella mia famiglia: vivevamo con il nonno e la domenica, la casa si riempiva di zii e nipoti. Abitavamo al centro del piccolo paese e la nostra casa era luogo di incontro per tante persone. Ogni settimana poi venivano a tavola con noi alcuni poveri che vivevano di elemosina.

Ricordo che sapevamo quando toccava a quel povero o all’altro: per me e per miei fratelli era sempre una festa riceverli in casa.

Ora da pit di dieci anni vivo in Argentina, precisamente a Buenos Aires in via Rawson 237, in un focolare sacerdotale con don Miguel Angel Blanco. Siamo di diocesi diverse e con il permesso dei nostri rispettivi vescovi, dal 1989 abbiamo cominciato quest'avventura di vita in comune con il desiderio e la volontà di cercare di creare e ricreare ogni giorno, nella semplicità della vita quotidiana, la presenza di Gesù in mezzo a noi. Io sono italiano, Miguel è argentino: due mondi e due culture diverse, ciascuno di noi con storie passate completamente differenti.

Rivedendo questi dieci anni di vita comune, mi rendo conto che la diversità dell’altro, se accettata ed amata, si trasforma in una autentica ricchezza.

Quando a fine novembre del 1989 arrivai dall’Italia in piena estate argentina, fui accolto con grande amore dai sacerdoti all’aeroporto. Ma grande fu la mia sorpresa quando, arrivati al focolare sacerdotale, mi condussero alla stanza da letto e mi trovai davanti un semplice materasso steso per terra e due sedie. Per molti mesi le valigie funzionarono come armadi. Quello che per me europeo era inconcepibile, mi resi conto che per un latinoamericano era normale.

E così abbiamo cominciato.

A poco a poco abbiamo visto insieme che la nostra casa doveva essere migliorata in modo che chiunque vi entrasse, si sentisse a suo agio.

Ora quando vengono persone a visitarci, tutti rimangono colpiti per l’armonia, la sobrietà e la semplicità che regna nel focola16;

Un giorno un amico mussulmano ci ha detto: «Nella vostra casa non ho visto nessun segno religioso, ma vi si respira un’aria religiosa, come se qui ci fosse una presenza divina».

Ed é cosi che in tutti questi anni abbiamo cercato che la nostra abitazione fosse casa non solo per noi ma anche per tanti sacerdoti che vivono con noi l’ideale dell’unità, come pure per tanti altri che ci vengono a visitare o a passare alcuni giorni con noi.

A volte, guardando le pareti della nostra casa, dico: «Se potessero parlare, quante storie potrebbero raccontare!». Un giorno, un vescovo, ci chiese di ospitare un prete della sua diocesi che stava attraversando un periodo difficile. Dopo aver trascorso un po’ di tempo con noi questo sacerdote ci diceva: «Come mi sento bene qui con voi; respiro un’aria di famiglia. Erano anni che non provavo una sensazione così». Rimase con noi più di sei mesi ed ora con gioia rinnovata e con impegno sta vivendo la sua donazione totale a Gesù nella Chiesa.

Alcuni anni fa é stato nostro ospite per tre mesi un religioso di vita contemplativa. Stava attraversando un momento di crisi vocazionale. Per noi la sua presenza era un dono, perché ci faceva scoprire la bellezza della vita contemplativa. A lui, invece, abituato per tanti anni ad una vita di silenzio e di vita eremitica, la nostra convivenza aperta all’umanità costava moltissimo. Tanto che una mattina decise di andarsene. Per noi fu un gran dolore, perché era partito senza salutarci, lasciandoci solo un biglietto di cortesia per ringraziarci dell’ospitalità.

Tre giorni dopo, di sera, suonò il campanello: era il nostro amico che, dopo aver vagato per tre giorni e due notti solo nell’immensa e anonima città di Buenos Aires, sentiva la nostalgia di tornare a casa. Quella sera facemmo festa, andando tutti insieme a cenare fuori. Ora egli è rientrato nel suo monastero e ha ritrovato la forza per vivere con serenità la sua consacrazione a Dio nella vita contemplativa.

Fare casa a chi non ne ha è, credo, la vocazione della Chiesa oggi, perché quando uno fa l’esperienza di “sentirsi a casa”, sperimenta la paternità di Dio e la fraternità nostra. Questo avviene quando si prendono sul serio la parole di Gesù: «Il Figlio dell’uomo non ha dove posare in capo». Appoggiandoci in Dio e in lui solo, siamo resi capaci di offrire un spazio amico, dove gli altri possono sostare, ritrovare se stessi e incontrarsi con Dio.

Potrei raccontare moltissime altre “avventure” vissute nel nostro focolare di via Rawson, ma riferisco solo la testimonianza di un sacerdote italiano, molto impegnato nel sociale che, durante un suo viaggio in America Latina, é stato nostro ospite per alcuni giorni.

A volte, vedendo le tante necessità pastorali e paragonandomi ad amici molto impegnati in diversi campi, mi viene la tentazione che preparare il pranzo, pulire le stanze, approntare il letto per un ospite, fare compagnia a chi racconta cose semplici e comuni, ecc…, ecco mi viene da pensare che sto perdendo tempo e che non ha senso quello che sto facendo.

Ebbene questo amico sacerdote, mentre ci salutavamo all’aeroporto, mi ha detto: «In questo viaggio sono stato in tanti posti, ho visto sacerdoti meravigliosi impegnati con i poveri, ho conosciuto molta gente che sta facendo cose bellissime, però quello che state vivendo voi nella vostra casa é la cosa più bella che ho trovato e me la porto nel cuore. Perché ciò che voi fate, forse non lo fa nessuno, mentre è quello di cui c’è più bisogno oggi nella chiesa e nell’umanità».

Ripensando al mio sogno di bambino, mi rendo conto che, seguendo Gesù e lasciando la casa e la famiglia che immaginavo, egli mi ha donato una casa più grande e una famiglia ancor più numerosa, facendomi sperimentare già su questa terra il centuplo da lui promesso nel Vangelo.

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Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).

Sommario di Gen's 1/2001 – L’armonia nella casa
  1. 1Sentirsi a casaRedazione (a cura della)
  2. 3Costruire una chiesa oggiCommissione Cei (Confrenza episcopale italiana)
  3. 4L’amore fa casaLuigi Lavalle
  4. 12La casa che accoglieLuigi Lavalle
  5. 15Una casa che racconti la nostra vitaLino D'Armi
  6. 18“Come un celeste piano inclinato”Ave Cerquetti
  7. 20Una chiesa in armonia con l’ambiente e i suoi abitantiBojan Ravbar
  8. 23Vivere la Chiesa nella co-essenzialità dei doni. 2001/56/144 Laicato Convegno del laicato cattolicoRedazione (a cura della), Giovanni Paolo II
  9. 24Convegno ecumenico di vescovi dal PapaRedazione (a cura della)
  10. 25Chiamati a far casaFrancesco Ballarini
  11. 26Una casa anche per i politiciRedazione (a cura della)
  12. 28È possibile una casa povera e bella?Enrico Pepe
  13. 31Come LuiAA.VV.

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