Written by • 8:00 am• Esperienze, Archivio Gen's

«Dimenticati da Dio e dagli uomini»

Flash di vita · Gen's 5-6/2004, p. 117

Emeterio Castaneda

Un nostro lettore, parroco sulle montagne del Perù in un’area più vasta di tante diocesi europee, ci comunica una sua interessante esperienza.

Dal 21 giugno al 2 luglio di quest'anno ho fatto una visita pastorale (senza essere vescovo!) nel sud della provincia di Bolivar: a Bambarnarca e a Condormarca. Per raggiungere queste due comunità ai confini della mia parrocchia molto estesa, ho viaggiato 15 ore a cavallo e a piedi. E stata un’esperienza meravigliosa.

Fino al 2003 questa zona è stata assistita sporadicamente dai francescani che venivano da Huamachuco o Sartimbamba, quando era loro possibile.

Durante questo viaggio nel mio cuore si alternavano due sentimenti molto forti: dolore e gioia.

Si ripercuoteva in me i/ dolore dei fratelli che vivono in questa terra, isolati da tutto e affondati in una povertà inimmaginabile: senza strada pubblica, senza mezzi di comunicazione, senza luce elettrica, senza la nostra “povera e cattiva Tv”, senza movimento economico, dimenticati dallo Stato e, perché non dirlo, anche dalla Chiesa.

Ho trovato delle comunità che non ricevevano la visita del sacerdote da quattro anni, altre da sei, altre da otto e altre ancora da ben nove anni. In certi villaggi non ci sono chiese ed in altri sono molto deteriorate o diroccate. Ma, nonostante l’abbandono in cui vivono, questi fratelli mi hanno edificato per il loro coraggio e per la forza della loro fede, perché lasciano subito intravedere la sete di Dio che hanno nel cuore.

In Condormarca — il villaggio a cui fanno riferimento ben 12 comunità e dove il sacerdote non era andato da otto anni — ho vissuto due esperienze speciali.

Arrivato nella piccola piazza, pensavo di andare, come faccio sempre, prima di tutto in chiesa per ringraziare Dio. Ma la chiesa aveva solo le pareti laterali, mentre il tetto era a terra. Un brivido ha attraversato la mia anima. Volevo piangere, ma non mi riusciva: sono rimasto senza parole, come un muto, e in quel silenzio nella mia mente risuonava questo lamento: «Non può essere, mio Dio!».

Mi si avvicinò una signora e mi disse: «Qui noi siamo dimenticati anche da Dio». Queste parole attraversarono la mia anima come una spada. Mi sembrava di ascoltare un’eco del grido di Gesù in croce: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?».

Ho fatto mio quel dolore cercando di dare tutto di me per far nascere il Risorto, per essere la sua presenza viva attraverso un sorriso, le poche o molte parole che potevo dire, nell’accogliere le persone, nell’ascoltare le confessioni, nel celebrare la messa… Potevo allora dire loro: «Dio non vi ha abbandonati. Egli è qui, in mezzo a noi che ci amiamo, perché il suo Figlio Gesù ha detto: “Dove sono due o più riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”).

Ma in questo viaggio ho sperimentato anche una gioia nuova ed immensa. La visita del sacerdote era sempre una festa per tutti. La maggior parte delle volte ho celebrato la messa in chiesa di sera alla luce di una sola candela, nella quasi oscurità, perché la gente non solo non ha la luce elettrica, ma non ha neanche i soldi per comprare le candele!

C’era però luce nei cuori. Abbiamo cantato, abbiamo pregato e a lungo. C”era un tale clima di paradiso che nessuno voleva tornarsene a casa.

Durante questa visita Dio mi ha fatto rivivere i primi passi della mia vocazione, quando 25 anni fa viaggiavo molte ore insieme ai catechisti, visitando le comunità. Ho ripensato a quel primo amore, quando Dio toccandomi il cuore, mi aveva fatto sentire la vocazione al sacerdozio: non per concuistare uno status sociale, ma per servire i fratelli.

Ora il sogno di quei giorni lontani era divenuto realtà, e allora il freddo delle alte montagne, il dolore di stare monteto tante ore a cavallo nei lunghi viaggi, il dormire in un letto duro e con molte pulci che non ti lasciano chiudere occhio, e tanti altri piccoli e meno piccoli disagi non mi impedivano di essere felice. Ero felice, non come quel ragazzo di tanti anni fa, ma per una nuova coscienza: Gesù voleva che io 7ossi il suo “Cristoforo”, portatore del messaggio che Egli è Amore anche nelle situazioni più disperate.

Questo viaggio ha marcato così profondamente la mia anima che vorrei ripeterlo al più presto possibile.

Autore

Visited 1 times, 1 visit(s) today

Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).

Sommario di Gen's 5-6/2004 – Parrocchia e Movimenti
  1. 97L’attrattiva della Chiesa-comunioneHubertus Blaumeiser
  2. 99Parrocchie «vive»Igino Giordani
  3. 100Un volto missionario alle parrocchieMarangoni Mario
  4. 105«Abbiamo sciolto le vele»Ottorino Rizzi
  5. 110Nuove risorse per la vita della comunitàAndré Heijligers
  6. 114Pastorale missionaria e vita della ParolaEmeterio Castaneda
  7. 117«Dimenticati da Dio e dagli uomini»Emeterio Castaneda
  8. 118Cristiani cinesi in CanadaEnrico Molteni
  9. 120Nella gioia di DioTarcisio Piccolin
  10. 121Notizie dal mondo dei seminari — 41AA.VV.
  11. 125Indice analitico 2004

Tutto l'archivio di Gen's →

Close Search Window
↑
Close