Mondo dei seminari · Gen's 5/2005, pp. 141–144
AA.VV.
a cura della segreteria internazionale del movimento gens
Quello che conta
STRADA
In missione
Argentina. «Durante l’estate eravamo in missione in una parrocchia. Assieme a un altro seminarista mi era stato affidato la presentazione della missione alla radio. Ho pensato che era importante fare anche questo per Gesù e che egli ci avrebbe fatto trovare la luce adatta per gli ascoltatori.
Il giorno della trasmissione, la gente, sentendoci, ha chiamato la radio e ha comunicato domande-di loro interesse affinché rispondessimo. Abbiamo cercato di dare il nostro meglio nelle risposte, pensando che in quegli interrogativi si manifestava una ricerca di Gesù. Alla fine, sono arrivati messaggi di ringraziamento i quali dicevano che quanto era stato detto non erano parole fredde che entrano da un orecchio e escono dall’altro, ma erano piene di vita. Il conduttore di quella trasmissione era in tensione con il conduttore di un’altra radio che lo criticava sempre. Un giorno è giunto a casa proprio mentre alla radio stavano parlando male di lui ed egli voleva subito ripartire per affrontare quel collega. Ma sua moglie gli ha detto: non avevi detto stamattina con i missionari che volevate cambiare? A quel punto egli si è ricreduto…». (M.M.)
Il Dio delle sorprese
Kenya. «Dovevo preparare una partita di calcio con gli studenti di un Collegio un po” distante. Quando ho avvertito i componenti della nostra squadra che avremmo dovuto provvedere alle spese per il trasferimento, non ne erano per nulla entusiasti. A poco a poco si avvicinava la data fissata e in me cresceva il timore che tutto sarebbe fallito.
Quale dispiacere e quale vergogna! Ho comunque affidato ogni cosa a Dio. Con mia sorpresa, il giorno prima della partita, sempre più studenti sono venuti a portare il loro contributo per il viaggio e alla sera erano stati in 30 a pagare, abbastanza per i due taxi che avevamo già prenotato. Ho costatato che Gesù è veramente il Dio delle sorprese». (C.W.)
«Dovevo morire al mio orgoglio» |
Italia. «Era un venerdì di quaresima. Assieme a un professore che abita con noi in casa, siamo scesi un po’ prima in cucina per riscaldare la cena e apparecchiare la tavola. Stavo seguendo la cottura delle pizze, quando è arrivato un anziano membro della comunità. Vedendo che — senza renderci conto che era quaresima — sui carrelli avevamo preparato anche dell’affettato del giorno prima, egli con parole poco piacevoli mi ha mandato fuori dalla cucina. Avrei voluto rispondergli a tono ma capivo che era meglio uscire “sconfitto”. Seduto ormai a tavola, avevo l’inferno dentro di me e non riuscivo a parlare né a mangiare. Che fare? Si trattava di morire al mio orgoglio e rimettermi ad amare. Fatto questo passo, dentro di me è tornata la luce. Ma la storia non è finita qui. Da qualche giorno quell’anziano religioso pare cambiato e molti si chiedono che cosa sia successo:
ora è il primo a servire a tavola e si ferma a parlare con noi…». (C.L.)
Il canto che più piace a Dio
Brasile. «In questo week-end in parrocchia c’è stato un incontro di gruppi musicali. Sorprendentemente, nei dialoghi tra loro, tutti parlavano della necessità dell’unità. Un’occasione da non perdere — ho pensato — e così, nel mio intervento, ho parlato del canto che più piace a Dio: l’amore. Ho messo quindi in luce alcune caratteristiche dell’arte d’amare. E ciò ha cambiato l’atmosfera: durante il successivo pranzo c’era tanta attenzione reciproca e più tardi hanno eseguito musiche mescolando tra loro i gruppi. Eravamo come una grande famiglia!». (J.N.)
Benedetto XVI
Il tempo dell'innamoramento uesto è il seminario: non tanto un luogo, ma, appunto, un significativo tempo della vita di un discepolo di Gesù. Immagino l’eco che possono avere dentro di voi le parole del tema di questa ventesima Giornata mondiale — «Siamo venuti per adorarlo» — e l’intero racconto evangelico dei Magi.
(…) I Magi partirono perché nutrivano un desiderio grande, che li spingeva a lasciare tutto e a mettersi in cammino. Era come se aspettassero da sempre quella stella. Come se quel viaggio fosse da sempre inscritto nel loro destino, che ora finalmente si realizzava. Cari amici, è questo il mistero della chiamata, della vocazione; mistero che coinvolge la vita di ogni cristiano, ma che si manifesta con maggiore evidenza in coloro che Cristo invita a lasciare tutto per seguirlo più da vicino. Il seminarista vive la bellezza della chiamata nel momento che potremmo definire di “innamoramento”. Il suo animo è colmo di stupore, che gli fa dire nella preghiera: Signore, perché proprio a me? Ma l’amore non ha “perché”, è dono gratuito, a cui si risponde con il dono di sé. (…)
Il seminario è tempo di cammino, di ricerca, ma soprattutto di scoperta di Cristo. Infatti, solo nella misura in cui fa una personale esperienza di Cristo, il giovane può comprendere in verità la Sua volontà e quindi la propria vocazione. Più conosci Gesù e più il suo mistero ti attrae; più lo incontri e più sei spinto a cercarlo. E un movimento dello spirito che dura per tutta la vita, e che trova nel seminario una stagione carica di promesse, la sua “primavera”.
Giunti a Betlemme, i Magi, «entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono» (Mt 2,11). Ecco finalmente il momento tanto atteso: l’incontro con Gesù. «Entrati nella casa»: questa casa rappresenta in un certo modo la Chiesa. Per incontrare il Salvatore, bisogna entrare nella casa che è la Chiesa. Durante il tempo del seminario nella coscienza del giovane seminarista avviene una maturazione particolarmente significativa: egli non vede più la Chiesa “dall’esterno”, ma la sente per così dire “dall’interno” come la sua “casa”, perché casa di Cristo, dove abita “Maria sua madre”. (…) In ogni momento della vita di seminario si può sperimentare questa amorevole presenza della Madonna, che introduce ciascuno all’incontro con Cristo, nel silenzio della meditazione, nella preghiera e nella fraternità. (…)
«E prostratisi lo adorarono … e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Mt 2,11-12). E questo il culmine di tutto l’itinerario (…). Il segreto della santità è l’amicizia con Cristo e l’adesione fedele alla sua volontà. «Cristo è tutto per noi», diceva Sant'Ambrogio; e San Benedetto esortava a nulla anteporre all’amore di Cristo. Cristo sia tutto per voi. (…)
Cari seminaristi! Se Dio vorrà, un giorno anche voi, consacrati dallo Spirito
Santo, inizierete la vostra missione. Ricordatevi sempre le parole di Gesù: «Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9). Se rimarrete in Cristo, porterete molto frutto. Non voi avete scelto lui, ma lui ha scelto voi (cf Gv 15,16). Ecco il segreto della vostra vocazione e della vostra missione!
Se vuoi comunicarci tue impressioni, esperienze, domande, puoi indirizzarle a:
c. p. 21, 00046 Grottaferrata (Roma), Italia. E-mail: gens@focolare.org
«Cantiere gens»
Segreteria internazionale del Movimento gens,
Dal discorso ai seminaristi presenti alla Giornata mondiale dei giovani, Colonia, 19 agosto 2005 aste distese di grano e prati, intervallate da boschi, fiumi, sperduti villaggi. Un cielo azzurro, a volte coperto da dense nubi, _\ cheti da il senso dell’infinito. E per l’occasione del nostro arrivo, un arcobaleno: ecco l’ambiente della Mariapoli Fiore vicino a Varsavia che ha accolto dal 20 al 29 luglio 75 seminaristi di 16 nazioni. Scopo dell’incontro: un “cantiere gens”. Sì, cantiere, perché di una costruzione si trattava, un contributo fattivo, da dare anche con le mani, a questa nascente cittadella del Movimento dei focolari; ma prima i seminaristi presenti hanno voluto “costruire la Chiesa come casa della comunione” (NMI 43). Così il motto dell’appuntamento.
«Ama e fa’ quello che vuoi» (s. Agostino) era il /eitmotiv di quest’esperienza e stupefacente è stato il risultato: né svogliatezza né dispersione, ma uno scoppio di creatività, libertà e fraternità. Immaginate, ad esempio, un pulmino di giovani ungheresi che devono partire un po’ prima della fine del “cantiere”. E alle 10 di sera, una settantina di seminaristi attorno a cantare, a salutare, senza che nessuno lo avesse suggerito, semplicemente perché in una famiglia non è pensabile diversamente. Famiglia, sì, quella universale che Gesù ha iniziato quando ha chiamato i primi discepoli; famiglia che allora non conosceva né giudeo né greco e oggi, ancora, non si ferma ai confini nazionali. Meditazioni sui punti forza di una spiritualità di comunione, momenti di lavoro, sport, escursioni, incontri di gruppo con scambio di esperienze e verso sera, quale culmine della giornata, l’Eucaristia: sono stati questi gli ingredienti che hanno lasciato in tutti la convinzione che la comunione, quella effettiva, è davvero possibile, per quanto ai seminaristi possa sembrare non di rado un’utopia…
A contribuire al successo è stato senza dubbio l’ambiente della Mariapoli, la schietta fraternità di focolarini, focolarine e altri abitanti della cittadella: pochi per ora, ma buoni.
Rimarrà un indimenticabile ricordo, fra gli altri, un’esperienza emblematica. E in programma una serata per la popolazione, con canti, testimonianze, contributi artistici. Ma ecco che un violento temporale si abbatte su quel luogo e fa saltare la corrente. Che fare? La pioggia smette. Ma la corrente non torna più quella sera. La gente invece arriva, e in numero tale che la sala non potrà contenere tutti. Di corsa si asciugano il palco e le panche nel cortile e si sfrutta la poca luce del sole che ormai tramonta, per offrire almeno qualcosa di quello che si è preparato. Poi un’idea: due tre macchine, con i fari accesi, possono fare da illuminazione. Nella fretta con cui bisogna agire, nessuno può avere in mano le fila della situazione. Ma un Altro sembra muovere le cose, tanto che ciascuno “sa” come contribuire all’insieme. E stata una serata d’incanto!
Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).
Sommario di Gen's 5/2005 – Il Movimento dei focolari e la parrocchia
- 105Insieme per la parrocchiaEnrico Pepe
- 107Che la varietà manifesti l’unitàCommissione episcopale CEI
- 108Dare visibilità al RisortoChiara Lubich
- 110La sinfonia della vita ecclesialeSilvano Cola
- 114Per una parrocchia «casa e scuola di comunione»Adolfo Raggio
- 120La Parola vissuta unisce le etnie e ravviva la parrocchiaLaszlo Posa
- 122Dialogo della vita con i fratelli musulmaniCarmela Muni
- 125Fedeltà nel servire la parrocchiaBruno e Luisa Cuneo
- 128«Nella prova abbiamo mantenuto viva la carità»Suor Maria Carmela Bianchi
- 130La vita in una parrocchia andinaEmeterio Castaneda
- 135Ricostruire la comunioneHelen Akgebe
- 137La forza evangelizzatrice della ParolaThomas Chang e Cecilia Gve-la
- 140Pronto a dare la vitaGérard Marie Bouhans
- 141Notizie dal mondo dei seminari — 45AA.VV.







