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Pronto a dare la vita

Flash di vita

Esperienza · Gen's 5/2005, p. 140

Gérard Marie Bouhans

Presentiamo una breve ma viva esperienza di un sacerdote focolarino francese che da alcuni anni lavora in Camerun.

Terza domenica d’avvento. È giorno. Alle 5,50 esco dalla casa canonica della cattedrale. Una piccola comunità cristiana, formata da gente povera, da persone che vivono ai margini della società, mi attende per la Messa nella periferia della città.

Come ogni domenica aspetto lungo la strada di terra un mezzo pubblico che mi porti a destinazione, ma si fa aspettare. Si avvicinano tre giovani… Non mi danno neanche il tempo di dire una parola ed eccomi a terra… Ognuno di loro cerca di prendersi qualcosa. Uno mi mette la mano nella tasca dei pantaloni e nella fretta mi strappa la tasca e con essa si porta via una piccola agenda, pensando forse di aver afferrato un telefonino.

Dopo alcuni istanti di incoscienza mi rialzo con fatica e subito ripeto il mio sì totale a Gesù. La schiena mi fa male. Capirò più tardi che nella caduta ho battuto la schiena sullo spigolo della valigetta, dove porto il necessario per la Messa e mi si è dislocata una vertebra. Ritorno a casa con discrezione, perché se qualcuno scopre l’accaduto, la notizia in poco tempo farà il giro della città. E questo lo vorrei evitare.

Mi cambio i pantaloni e penso cosa fare. La gente mi aspetta per la celebrazione eucaristica. È vero, ma io devo prendermi cura della mia salute. Facendo appello alla mia esperienza di infermiere e, sebbene il dolore fisico si faccia sentire, credo che posso ritardare di qualche ora — il tempo necessario per servire questa comunità — la visita medica.

In questi momenti provo qualcosa di strano. Dentro di me tutto diventa luminoso…

«Sei tu, Gesù, che ti presenti a me. Io ti abbraccio. E nato in me un amore nuovo verso tutti, anche verso i miei aggressori. Tante volte in questa città i cristiani fanno la via crucis per devozione, ma hanno difficoltà nel riconoscerti crocifisso nelle prove della vita. Ora tocca a me, in questo momento, identificarmi con te: amare gratuitamente».

Torno di nuovo sulla strada e aspetto il passaggio di un mezzo di trasporto, che come al solito si fa attendere. Decido allora di prendere un ‘“mototaxi”: una moto che funge da taxi. Vi salgo sopra, dietro al conducente. È una posizione che si rivela particolarmente scomoda per lo stato in cui mi trovo. Dopo una ventina di minuti arrivo a destinazione.

Trovo difficoltà nel vestire la tunica, ma sento una pace che quasi mai prima avevo sperimentato. Questa Eucaristia che devo celebrare seduto, acquista una dimensione inattesa. Offrire me stesso, offrire il mio corpo, diventare sacerdote del proprio corpo.

Non racconto nulla alla comunità, per non dare loro un dolore e, finita la celebrazione, mi trattengo ancora un poco…

Durante la Messa avevo notato la presenza di una persona dell’Opera di Maria che casualmente si trovava lì. Chiedo se può condurmi a casa. Non avevo ancora detto a nessuno quanto mi era accaduto poco prima; l’ho detto a questi durante il viaggio di ritorno e gli ho chiesto di accompagnarmi alla clinica.

Arrivato in ospedale, il medico mi ha messo subito in osservazione. Gli esami sono dolorosi. Ma in fondo la luce ricevuta di poter trasformare il dolore in amore sta diventando esperienza vissuta. Sì, io posso donare la mia vita per il mio popolo — quello che Gesù mi ha affidato — e, in mezzo a questo popolo, anche per i miei aggressori…

Gérard Marie Bouhans ancora vivo il ricordo dell’incontro a Colonia di Benedetto XVI con 3.000 seminaristi del mondo intero; incontro voluÈ to dal Papa «perché emergesse in modo esplicito e più forte la dimensione vocazionale, che è sempre presente nelle Giornate Mondiali della Gioventù» (cf stralci del discorso a p. 143).

«Era bello incontrarci con tanti seminaristi conosciuti e sconosciuti e sapere che siamo in cammino sulla stessa strada verso Dio e la sua chiamata», ha commentato un seminarista della Germania orientale. E ancora: «Quando il Santo Padre è venuto, c’era tra noi una grandissima gioia che è divenuta tutta raccoglimento nella preghiera dei Vespri».

Quella stessa gioia — frutto della comunione e del dono di sé — vuole esplodere ovunque ci si prepara al ministero sacerdotale. Scrive un seminarista dell’ Austria: «Sono appena tornato da una settimana di studio e di vacanze con giovani in cerca della loro vocazione. Erano con noi il vescovo ausiliare, il rettore ed altri sacerdoti. Subito mi sono messo ad amare tutti in modo concreto: apparecchiando la tavola, cucinando, facendomi uno con gli altri. Non potete immaginare come è cambiata la vita tra noi. Ad un certo punto il vescovo ha cominciato a lavare insieme a noi i piatti e anche il rettore si è messo a servire. C’era tra noi un’atmosfera di paradiso, abbiamo riso e scherzato molto, ma anche nei nostri dialoghi si sentiva sempre più la presenza di Gesù. Così abbiamo capito che il nostro compito come “possibili” sacerdoti sono l’amore e il servizio».

A volte, per creare questa realtà di fraternità, occorre fare una svolta decisa, come è successo a un seminarista dell’ America Latina: «Non avevo gran che di dialogo con il mio vice-rettore. Lo sentivo distante, perché è molto occupato e anche molto silenzioso. Un giorno è caduto il soffitto della sua stanza ed egli ci ha chiesto chi avrebbe potuto aiutarlo a rimettere tutto in ordine. Ho colto al volo questa opportunità e mi sono messo a disposizione. Era un lavoro lungo, ma è valso la pena. Alla fine egli ci ha invitati per una cena e lì abbiamo potuto, per la prima volta, conoscerci meglio. Bruciando quel formalismo che spesso regna in seminario, è nato tra noi un vero dialogo».

Un suo collega gli fa eco: «Una persona mi ha donato 50 $ per le mie spese personali e ne sono stato molto felice. Ma poi mi sono accorto che un mio compagno non aveva i soldi per rinnovare il passaporto. Pensando che Gesù ne sarebbe stato contento, gli ho donato quella somma. Sentivo una grande gioia nel cuore. Lo stesso giorno mi ha chiamato l’economo del seminario e mi ha detto: “Sono arrivati dalla tua parrocchia 50 $ per le tue spese personali”…».

Autore

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Testo ricavato dalla scansione della rivista: può contenere qualche errore. Per citazioni fa fede la rivista stampata («Leggi sulla rivista»).

Sommario di Gen's 5/2005 – Il Movimento dei focolari e la parrocchia
  1. 105Insieme per la parrocchiaEnrico Pepe
  2. 107Che la varietà manifesti l’unitàCommissione episcopale CEI
  3. 108Dare visibilità al RisortoChiara Lubich
  4. 110La sinfonia della vita ecclesialeSilvano Cola
  5. 114Per una parrocchia «casa e scuola di comunione»Adolfo Raggio
  6. 120La Parola vissuta unisce le etnie e ravviva la parrocchiaLaszlo Posa
  7. 122Dialogo della vita con i fratelli musulmaniCarmela Muni
  8. 125Fedeltà nel servire la parrocchiaBruno e Luisa Cuneo
  9. 128«Nella prova abbiamo mantenuto viva la carità»Suor Maria Carmela Bianchi
  10. 130La vita in una parrocchia andinaEmeterio Castaneda
  11. 135Ricostruire la comunioneHelen Akgebe
  12. 137La forza evangelizzatrice della ParolaThomas Chang e Cecilia Gve-la
  13. 140Pronto a dare la vitaGérard Marie Bouhans
  14. 141Notizie dal mondo dei seminari — 45AA.VV.

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