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Nel cuore trafitto sulla croce la fonte originaria dell’amore

Dall’Enciclica «Deus Caritas est»

Magistero · Gen's 2/2006, p. 43

Benedetto XVI

Nella sua morte in croce si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l’uomo e salvarlo — amore, questo, nella sua forma più radicale. Lo sguardo rivolto al fianco squarciato di Cristo, di cui parla Giovanni (cf 19, 37), comprende ciò che è stato il punto di partenza di questa Lettera enciclica: «Dio è amore» (1Gv4, 8). È lì che questa verità può essere contemplata. E partendo da lì deve ora definirsi che cosa sia l’amore. A partire da questo sguardo il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare.

A questo atto di offerta Gesù ha dato una presenza duratura attraverso l’istituzione dell’Eucaristia, durante l'Ultima Cena. Egli anticipa la sua morte e resurrezione donando già in quell’ora ai suoi discepoli nel pane e nel vino se stesso, il suo corpo e il suo sangue come nuova manna (cf Gv 6, 31-33). (…) L’Eucaristia ci attira nell’atto oblativo di Gesù. Noi non riceviamo soltanto in modo statico il Logos incarnato, ma veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione. (…)

Ora però c’è da far attenzione ad un altro aspetto: la “mistica” del Sacramento ha un carattere sociale, perché nella comunione sacramentale io vengo unito al Signore come tutti gli altri comunicanti: «Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane», dice san Paolo (/Cor 10, 17). L’unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona. Io non posso avere Cristo solo per me; posso appartenergli soltanto in unione con tutti quelli che sono diventati o diventeranno suoi. La comunione mi tira fuori di me stesso verso di Lui, e così anche verso l’unità con tutti i cristiani. Diventiamo “un solo corpo”, fusi insieme in un’unica esistenza. Amore per Dio e amore per il prossimo sono ora veramente uniti: il Dio incarnato ci attrae tutti a sé. Da ciò si comprende come agape sia ora diventata anche un nome dell’Eucaristia: in essa l’agape di Dio viene a noi corporalmente per continuare il suo operare in noi e attraverso di noi. Solo a partire da questo fondamento cristologico-sacramentale si può capire correttamente l’insegnamento di Gesù sull’amore. (…)

«Se vedi la carità, vedi la Trinità» scriveva sant’ Agostino. Nelle riflessioni che precedono, abbiamo potuto fissare il nostro sguardo sul Trafitto (cf Gv 19, 37; Zc 12, 10), riconoscendo il disegno del Padre che, mosso dall’amore (cf Gv 3, 16), ha inviato il Figlio unigenito nel mondo per redimere l’uomo. Morendo sulla croce, Gesù — come riferisce l’evangelista — «emise lo spirito» (cf Gv 19, 30), preludio di quel dono dello Spirito Santo che Egli avrebbe realizzato dopo la risurrezione (cf Gv 20, 22). Si sarebbe attuata così la promessa dei «fiumi di acqua viva» che, grazie all’effusione dello Spirito, sarebbero sgorgati dal cuore dei credenti (cf Gv 7, 38-39). (…)

Lo Spirito è anche forza che trasforma il cuore della Comunità ecclesiale, affinché sia nel mondo testimone dell’amore del Padre, che vuole fare dell’umanità, nel suo Figlio, un’unica famiglia.

Benedetto XVI

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Sommario di Gen's 2/2006 – Gesù crocifisso e abbandonato/2
  1. 41«Nel suo grido tutti possono riconoscersi»Enrique Cambòn
  2. 43Nel cuore trafitto sulla croce la fonte originaria dell'amoreBenedetto XVI
  3. 44L’Abbandonato: volto di Dio-Amore e via per l’umanitàMichel Vandeleene e Gérard Rosse”
  4. 51Gesù abbandonato e la Chiesa: mistero-comunion-missioneHubertus Blaumeiser
  5. 57In Gesù abbandonato la nostra feconditàAletta Salizzoni
  6. 61Puntare sempre alla comunioneJulio Rodriguez
  7. 64Il disagio dell’essere umano oggiRoberto Marchioro
  8. 69Notizie dal mondo dei seminari — 47AA.VV.

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