di mons. Klaus Hemmerle
In un profetico discorso, tenuto nel 1984 a Berlino Est, il vescovo e teologo Klaus Hemmerle ha tracciato un profilo della Chiesa del futuro a partire dai due punti focali della spiritualità dell’unità: la presenza di Gesù in mezzo alle persone e l’abbandono sperimentato da Gesù in croce come espressione massima dell’amore. Ne riportiamo qui due brani che hanno particolare attinenza con l’argomentodel presente numero di Ekklesía.
Da: K. Hemmerle, Profilo della Chiesa di domani. Riflessioni sull’autocomprensione della Chiesa nel nostro tempo, in «Ekklesía» 1 (2018) n. 1, pp. 22 e 24.
Questo mi sembra davvero decisivo per la Chiesa di domani: essa sarà, pur nella sua dimensione oggettiva di ministero, sacramento e Vangelo, una rete di cellule vive con il Signore nel mezzo. Non solo, però, una somma di tali cellule – là una cellula e qui una cellula e ancora un’altra da qualche altra parte – e poi solamente una sovrastruttura oggettiva; ma sarà fatta – e questo mi sembra un ulteriore elemento decisivo per il futuro della Chiesa – di cellule vive che nascono là dove abbracciamo il Dio abbandonato e viviamo insieme con lui, le quali avranno il Signore anche tra loro. Ciò che è il centro di ogni cellula sarà anche il centro tra le cellule. […]
Credo che in questo modo diventi nuovamente comprensibile anche l’unità mondiale, anche ciò che tutto collega, l’elemento cattolico, la Catholica Unio. Credo anzi che in una tale prassi vitale il fulcro di una teologia cattolica del ministero possa diventare in buona parte comprensibile anche per l’approccio luterano e l’approccio riformato. Purché si viva concretamente questo legame delle cellule con il Signore vivente in mezzo ad esse e si realizzi questo interscambio tra le cellule in tutto il mondo e della Chiesa in tutto il mondo. […]
La Chiesa è la contemporaneità vissuta di Dio con gli esseri umani e degli esseri umani con Dio e tra loro. Quando viviamo l’Abbandonato e viviamo in modo tale che il Signore viva in mezzo a noi, allora c’è in mezzo a questo mondo un tempo compiuto. Per me il futuro della Chiesa consiste nel vivere la contemporaneità degli esseri umani con Dio; consiste nel fatto che non lo abbandoniamo, ma piuttosto viviamo con lui il suo tempo diverso, il suo tempo alternativo, il suo tempo compiuto, cosicché si renda presente il tempo di Dio; e consiste nel condividere il tempo e i pesi degli altri al di fuori e nell’avere così tra noi comunione, condividendo il tempo gli uni con gli altri e avendo il Signore in mezzo a noi.