Written by • 2:50 pm• Documenti, Documenti, 2025/4: Nei luoghi e nei tempi di oggi

Radicati e pellegrini


Parola al Sinodo sulla sinodalità
Dal Documento finale

Tra i cambiamenti sociali e culturali che incidono sulla pastorale oggi, il recente Sinodo dei vescovi ha rilevato la mutata esperienza dello spazio e del tempo che caratterizza la vita delle persone. Riportiamo qui alcuni paragrafi della Parte IV del Documento finale del Sinodo che si soffermano su questo tema. Riferiamo solo sinteticamente le riflessioni del Documento sul fenomeno delle migrazioni e sulle implicazioni della cultura digitale in quanto ne abbiamo trattato e tratteremo ancora in appositi numeri di Ekklesía (1/2025 e 2/2026). 

111. L’esperienza del radicamento [locale della Chiesa] deve fare i conti con profondi cambiamenti socioculturali che stanno modificando la percezione dei luoghi. Il concetto di luogo non può più essere inteso in termini puramente geografici e spaziali, ma evoca nel nostro tempo l’appartenenza a una rete di relazioni e a una cultura le cui radici territoriali sono più dinamiche e flessibili che mai. L’urbanizzazione è uno dei principali fattori di questo cambiamento: oggi, per la prima volta nella storia dell’umanità, la maggior parte della popolazione mondiale vive in contesti urbani. Le grandi città sono spesso agglomerati umani senza storia e senza identità in cui le persone vivono come isole. I tradizionali legami territoriali cambiano significato, rendendo i confini di Parrocchie e Diocesi meno definiti. La Chiesa è chiamata a vivere in questi contesti, ricostruendo la vita comunitaria, donando un volto a realtà anonime e intrecciando relazioni fraterne. A tal fine, oltre a valorizzare le strutture che si rivelano ancora idonee, è necessaria una creatività missionaria che esplori nuove forme di pastorale e individui percorsi concreti di cura. Resta comunque vero che le realtà rurali, alcune delle quali sono vere periferie esistenziali, non vanno trascurate e richiedono un’attenzione pastorale specifica, così come i luoghi dell’emarginazione e dell’esclusione.

112. I nostri tempi sono caratterizzati anche dall’aumento della mobilità umana, motivato da varie ragioni. Rifugiati e migranti spesso formano comunità dinamiche, anche nelle loro pratiche religiose, rendendo multiculturale il luogo in cui si stabiliscono. […]

113. Anche la diffusione della cultura digitale, particolarmente evidente tra i giovani, sta cambiando profondamente la percezione dello spazio e del tempo, influenzando le attività quotidiane, le comunicazioni e le relazioni interpersonali, inclusa la fede. Le possibilità che la rete offre riconfigurano relazioni, legami e frontiere. […]

114. Questi sviluppi sociali e culturali chiedono alla Chiesa di ripensare il significato della sua dimensione “locale” e di mettere in discussione le sue forme organizzative, al fine di servire meglio la sua missione. Pur riconoscendo il valore del radicamento in contesti geografici e culturali concreti, è indispensabile comprendere il “luogo” come la realtà storica in cui l’esperienza umana prende forma. È lì, nella trama delle relazioni che vi si instaurano, che la Chiesa è chiamata a esprimere la propria sacramentalità (cfr. LG 1) e a svolgere la propria missione. […]

115. Il rapporto tra luogo e spazio suggerisce anche una riflessione sulla Chiesa come “casa”. Quando non è intesa come spazio chiuso, inaccessibile, da difendere a tutti i costi, l’immagine della casa evoca possibilità di accoglienza, di ospitalità e inclusione. Il creato stesso è casa comune, nella quale i membri dell’unica famiglia umana vivono con tutte le altre creature. Il nostro impegno, sorretto dallo Spirito, è far sì che la Chiesa sia percepita come casa accogliente, sacramento di incontro e di salvezza, scuola di comunione per tutti i figli e le figlie di Dio. […] 

117. Una delle principali articolazioni della Chiesa locale che la storia ci consegna è la Parrocchia. La comunità parrocchiale, che si incontra nella celebrazione dell’Eucaristia, è luogo privilegiato di relazioni, accoglienza, discernimento e missione. I cambiamenti nella concezione e nel modo di vivere il rapporto con il territorio chiedono di ricomprenderne la configurazione. Ciò che la caratterizza è essere una proposta di comunità su base non elettiva. Vi si radunano persone di diversa generazione, professione, provenienza geografica, classe sociale e condizione di vita. Per rispondere alle nuove esigenze della missione è chiamata ad aprirsi a forme inedite di azione pastorale che tengano conto della mobilità delle persone e del “territorio esistenziale” in cui si sviluppa la loro vita. Promuovendo in modo particolare l’Iniziazione Cristiana e offrendo accompagnamento e formazione, sarà capace di sostenere le persone nelle diverse fasi della vita e nel compimento della loro missione nel mondo. Apparirà così più chiaramente che la Parrocchia non è centrata su sé stessa, ma orientata alla missione e chiamata a sostenere l’impegno di tante persone che in modi diversi vivono e testimoniano la loro fede nella professione e nell’attività sociale, culturale, politica. In molte regioni del mondo le piccole comunità cristiane o comunità ecclesiali di base sono il terreno su cui possono fiorire intense relazioni di prossimità e reciprocità, offrendo l’occasione di vivere concretamente la sinodalità.

118. Riconosciamo agli Istituti di Vita Consacrata, alle Società di Vita Apostolica, così come ad Associazioni, Movimenti e nuove Comunità, la capacità di radicarsi nel territorio e al tempo stesso di collegare luoghi e ambiti diversi, anche a livello nazionale o internazionale. Spesso è la loro azione, assieme a quella di tante singole persone e gruppi informali, a portare il Vangelo nei luoghi più diversi: ospedali, carceri, case per anziani, centri di accoglienza per migranti, minori, emarginati e vittime della violenza; luoghi educativi e di formazione, scuole e università, in cui si incontrano giovani e famiglie; luoghi della cultura, della politica e dello sviluppo umano integrale dove si immaginano e si costruiscono nuove forme di vivere insieme. Guardiamo con gratitudine anche i monasteri, luoghi di convocazione e di discernimento, profezia di un “oltre”, che riguarda tutta la Chiesa e ne orienta il cammino. È responsabilità specifica del Vescovo diocesano o eparchiale animare questa molteplicità e curare i legami di unità. Istituti e aggregazioni sono chiamati ad agire in sinergia con la Chiesa locale, partecipando al dinamismo della sinodalità.

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